Tritello di orzo con verdure, facile, gustoso e sano.

L’Orzo, il cereale più antico del Mondo, è sempre più presente nelle tavole della popolazione mondiale; è un alimento che aiuta il benessere fisico oltre ad essere particolarmente gradevole di gusto.

Tritello d’orzo

Paragonato al mais, la composizione nutrizionale dell’orzo è assai simile, a differenza, però, della maggior quantità proteica (10,3% rispetto al 9,2% del mais) e del minor quantitativo lipidico (1,4 % nell’orzo rispetto al 3,8% del mais). I carboidrati ammontano a circa il 70%, mentre le fibre sono calcolate intorno al 9%; il rimanente 12% è costituito da acqua. 100 grammi d’orzo perlato apportano all’incirca 319 Kcal.
Tra i sali minerali non possiamo dimenticare fosforo (189mg/100 g di orzo), potassio (120 mg/100 g di prodotto), magnesio (79 mg), ferro, calcio, silicio e zinco: per questo motivo, l’orzo vanta proprietà rimineralizzanti. Oltre ai sali minerali, l’orzo contiene una discreta quantità di vitamine, in particolare vitamina E (tocoferoli e tocotrienoli) e del gruppo B (B1B2B3); le vitamine A e la C non sono presenti.

Il Tritello di Orzo che ho assaggiato oggi è di qualità bio macinato a pietra e arriva da Reana del Rojale (Udine) http://www.nadalutti.com/, mia sorella lo ha comprato sabato al mercatino equo solidale a Muggia e ne ha fatto un orzotto gustosissimo!

La ricetta di oggi:
Ingedienti:
Tritello d’orzo (quantità per un risotto)
un pomodoro a pezzettini
verdure miste a piacere tagliate a cubetti
(noi lo abbiamo fatto con quelle di un minestrone surgelato aggiungendo anche spinaci e zucchina)
olio extravergine d’oliva qub
cipolla qb
aglio qb
dado

Imbiondire cipolla e aglio nell’olio EV di oliva;
mettere il pomodoro a pezzettini prima delle altre verdure per fargli consumare l’acqua
aggiungere e soffriggere un po’ le altre verdure
a parte, bollire acqua con il dado che aggiungerete un po’ alla volta man mano a bisogno.
Quando le verdure sono quasi alla fine della cottura aggiungere l’orzo mescolando bene e aggiungendo, se serve, ancora un po’ di brodo.
Assaggiare dopo 5 minuti se la consistenza è di proprio gusto (noi lo abbiamo tenuto 10 min) e Buon appetito!

 

 

Mousse di Pere.

Come promesso ecco per voi la ricetta della Mousse di Pere di WeVeg, una bella rivista vegan acquistata da mia sorella. Sento già gli onnivori storcere il naso e voglio dirvi che dovete aprire un po’ la mente come sto facendo io (onnivora che mangia pochissima carne dato che tiene alla propria salute). Curiosa come sono e sempre alla ricerca di nuove idee per le mie foto di food per stock ben vengano le ricette di Sister che è un’ottima cuoca. Provate questa Mousse fresca e gustosa e poi ditemi cosa ne pensate!
Ingredienti per 4 persone:

Vegan dessert

Dessert con yogurt di soia.

 

2 pere mature
200gr di yogurt di soia
1 cucchiaio di vaniglia in polvere
2 cucchiaini di zucchero di canna
2 cucchiai di zucchero di canna
2 cucchiai di mandorle tostate
100gr di cioccolato fondente

Cuocere le pere a pezzetti con lo zucchero e la vaniglia aggiungendo poca acqua.
Appena le pere sono ben disfatte fate intiepidire e incorportate lo yogurt. Frullate con il frullatore ad immersione finchè diventa spuma.
Disporre nelle coppette e servite la mousse con le mandorle tritate e un po’ di cioccolato fondente tritato con il coltello!

Buon appetito!

 

Ci stiamo avvicinando alla nostra festa, quella che preferisco da sempre: il Carnevale.

Siamo al 3 febbraio e mancano pochissimi giorni a Giovedì Grasso. Dai messaggi su whatsapp a quelli telefonici agli incontri nei vari Brico, Emporio, Ferramenta e negozi di Muggia (è più stancante ma più divertente che comprare sul web ) si sente che il fermento c’è….chi a modo suo ma tanti fanno ancora carnevale, fortunatamente.

Prove per la sfilata

Per tante persone è un evento inutile e superfluo, per altri è dispendioso, per me è sempre stato anche un grande aiuto economico.Oltre che ad essere anche una tradizione antica (si trova ufficialmente negli Statuti Comunali nel 1420) è anche un momento di spensieratezza, una pausa dalla quotidianità,una valvola di sfogo. Per me, che ho superato abbondantemente i 55 anni, è diventato un bel momento per incontrare amici che non vedo mai o poco, un “babezzo” con le mie amiche , un momento di melanconia ricordando chi non c’è più, “un bicèr” o un bianco/rosso con l’arancio e ultimo in ordine di tempo è parlare di nipoti con altri nonni, un mondo nuovo molto speciale!
Pian piano che passano gli anni si rallenta e si trovano altri modi per fsteggiarlo si fa in tono più leggero ma chi ha la passione non credo possa perderla, magari poco, ma si fa.

Strumentopoli

Finalmente sto imparando un sacco di cose su materiali, colle e colori; è interessante e divertente anche se non è facile e ,se viene bene, da una piccola soddisfazione anche personale: l’ho creato io….
Quest’anno son un po’ in ritardo con i vestiti per la sfilata, diciamo pure che sono ruggine ….l’ansia da mancata prestazione inizia a serpeggiare! E’ una delle cose antipatiche del carnevale: la paura di non finire in tempo e dover fare tutto in modo veloce è fastidioso. Sono lenta e mi piacerebbe aver iniziato prima,ma è andata così e fare quel bel viaggetto a Vienna inaspettato non mi è dispiaciuto per nulla (devo ancora finire di sistemare le foto per colpa dei costumi).
Per il prossimo anno ho già deciso però che si cambia:
– sarta che fa il lavoro grosso, nel senso che io porto modelli disegnati e stoffa e lei si arrangia
– io mi occupo degli accessori creativi non ingombranti.
– Gommapiuma abolita se non per oggetti piccoli
– sketch allegro, niente di movimentato ma divertente.
– Affitto di magazzino/cantina con bagno per usare come deposito e cambio o, ancora meglio, piccolo appartamento in centro storico vicinanze piazza, max I piano.
– Attrezzatura fotografica ultraleggera ed ultra professiona da poter tenere in un piccolo tascapane sul fianco e a tracolla.
E, cosa importante, trovare il tempo per lavorare in Capannone, attaccando carta e aiutando nella bassa manovalanza dato che poco so fare, è fatica ma mi piacerebbe rifarlo come tanti anni fa.
Della serie #sognarnocostaniente #femocarneval #noinomolaremomai

#fiorellamacormobilephitography

Carnevale 2018

Nelle case per carnevale

Tergeste, gli incanti del gusto e la fotografia di cibo.

Dal 24 al 27 novembre Trieste è diventata la città del gusto!
Un Concorso Internazionale di Cucina.
Un Concorso per i giovani delle scuole alberghiere.
Una fiera alimentare con espositori del territorio e non solo.
Show cooking.
Un ristorante.
Eventi, incontri e tanto altro….di cui anche il mio workshop di Food Photography da smartphone e non solo.

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Nella gallery qua sopra ci sono dei momenti di questa manifestazione, la prima nel suo genere a Trieste. Diciamo pure che ero concentrata sul mio intervento nell’Auditorium del Salone degli Incanti, luogo che mi ha messo soggezione dato che non sono abituata ad insegnare in un luogo così prestigioso (in fin dei conti mi sono seduta sul posto occupato da Sgarbi poco tempo fa). Far parte di un evento così mi ha proprio inorgoglito e non posso che ringraziare l‘Associazione Cuochi di Trieste e Le Vie delle Foto che hanno riposto fiducia nella mia professionalità, ci ho messo l’anima e il mio piccolo sapere e, credo, di aver colpito nel segno e aver trasmesso amore per il mio bel mestiere e passione.
Qualcuno mi ha chiesto cosa aveva a che fare la fotografia con una fiera alimentare e vi dirò che sono importantissime! Chi non usa le immagini oggi come oggi? Come puoi descrivere il tuo prodotto se non con una foto accattivante? Ecco allora che l’immagine diventa un veicolo basilare per la promozione oppure per il semplice piacere di condividere un istante….
Vi propongo il prologo del mio corso e , dalla prossima settimana, posterò lezioni tecniche per darvi una piccola mano! Buona lettura!

Le foto di cibo non sono come le altre
Cibo, ricette, chef famosi, vino, somellier, alimentazione, salute. Veniamo bombardati da immagini di cibo e bevande in continuazione e fa venir voglia di scattare e condividere. Il cibo è colore, forme, ombre, luci, creatività ed è affascinante, fotogenico, anche con lo smartphone. Fotografare bene il cibo da soddisfazione personale e se riesci a far venire l’acquolina in bocca a chi guarda l’immagine allora hai fatto un buon lavoro.
Che tu sia un food blogger, un cuoco o semplicemente un buongustaio, resta il fatto che ormai lo scatto davanti al piatti, padelle e forni è un’abitudine consueta e piacevole.
Nonostante la passione, però, molti di voi si saranno chiesti almeno una volta:perché i miei scatti non vengono mai come quelli delle campagne pubblicitarie?La postproduzione fa miracoli, certo, ma ci sono dei trucchi che i fotografi professionisti utilizzano al momento dello scatto che agevolano di molto il loro lavoro e, neanche a dirlo, il risultato finale!
la maggior parte dei piatti fotografati nelle riviste risulta nella realtá immangiabile Molti ingredienti ad esempio non devono essere cotti come da ricetta ma molto meno; pasta, pesce, verdure danno il meglio di sè se semi crudi…lucido di scarpe sulla carne grigliata, glicerina sulle bottiglie per l’effetto sudato, purè di patate al posto del gelato, colla al posto del latte nei cereali, bolle di sapone sul latte e caffè al posto della schiuma..per citarne solo alcuni…allucinante vero? Non è questo il nostro caso, non siamo pubblicitari, lo scopo di questo workshop è imparare a scattare delle belle foto con il nostro smartphone ma di cibo vero!
Secondo me il cibo è affascinante: dalle verdure crude, alle ricette più elaborate ci sono forme e colori infiniti e ci sono moltissimi modi per fotografarlo, ognuno può trovare il suo stile, resta fondamentale però sapere delle basi tecniche che ci aiuteranno a sperimentare meglio ed a ottenere risultati migliori.

 

 

Il Chiosco di MujaVeg alla Festa di San Martino.

Sempre più spesso si sente parlare di vegetariani e vegani. A Muggia la tematica è così sentita che si è costituita un’associazione che organizza eventi e conferenze: il MujaVeg.

Ho avuto modo di incontrare alcuni rappresentanti alla Festa di San Martino dove in un chiosco addobbato da zucche, melograni e colori autunnali è stato possibile assaggiare dei buoni vini e dei dolci completamente privi di ingredienti di origine animale.IMG_20171112_120248623-01

L’atmosfera è quella di casa, sorrisi e allegria accompagnano l’importante messaggio che la filosofia veg porta. Al banchetto ho fatto alcune domande a Cristian, vegano da due anni e vegetariano da circa sette. <<il nostro è un movimento di lotta non meno importante di quelli che si adoperano per la pace o per i diritti delle donne ad esempio>> racconta Cristian <<Abbracciare la filosofia veg è stata la scelta più grande che ho fatto nella mia vita, fino ad allora non avevo mai scelto nulla di veramente importante: cosa mangiare, come vestirmi o se andare o meno allo zoo – lo decideva qualcun altro per me>>. IMG_20171112_120253700_HDR-01Approfondisco con lui questo argomento e mi spiega che il fatto di non mangiare un salame di gatto o un formaggio di topo non è legato a controindicazioni di tipo sanitario o di gusto ma solo culturali. Diamo per scontato che alcuni animali sono adatti per esser impiegati in cucina ed altri no per il semplice motivo che crediamo si sia sempre fatto così. Cristian mi racconta anche che fino al 4.500 A.C. il continente europeo era popolato da una cultura contadina dedita all’agricoltura, stabile e pacifica; senza classi sociali, eserciti e prigioni. Successivamente questa cultura fu cancellata dalle invasioni di un popolo proveniente dalle steppe asiatiche, i Kurgan, dediti alla cultura del dominio sia tra gli umani che sugli altri animali. Quindi si formarono classi sociali, schiavismo, allevamento e da una filosofia positiva basata sull’armonia della vita con la natura si passò ad una cultura basata sulla morte e lo sfruttamento del prossimo che è diventato il modello dominante e che abbiamo conservato fino ad ora esportandolo in tutto il mondo.

Gli chiedo allora come vede il futuro del pianeta <<questo pianeta durerà ancora a lungo, ma molte specie che lo abitano sono in pericolo; pure la nostra>> racconta Cristian <<potremo aver un futuro solo se impediremo che gli animali nascano negli allevamenti. Su questo pianeta siamo in troppi e gli animali da allevamento, da soli, alterano il clima con l’inquinamento più che tutti i mezzi di trasporto messi assieme (aerei, imbarcazioni, automobili, treni, ecc.)>>

Gli chiedo quindi come sia possibile diventare vegetariani/vegani e quali siano i rischi legati all’alimentazione <<non c’è una ricetta da seguire per diventare veg; ogni vegetariano o vegano ha fatto il suo percorso, chi con difficoltà chi con estrema semplicità>> descrive Cristian <<ricordo che la posizione dell’Academy of Nutrition and Dietetics è che le diete vegetariane e vegane se ben equilibrate sono salutari, nutrizionalmente adeguate e possono apportare benefici per la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie, e che queste diete sono adatte in tutti gli stadi del ciclo vitale, inclusa gravidanza, l’allattamento, la prima e la seconda infanzia, l’adolescenza, l’età adulta per gli anziani e per gli atleti.

 

CristianIMG_20171112_120304505_HDR-01<<Abbracciare la filosofia veg è stata la scelta più grande che ho fatto nella mia vita, fino ad allora non avevo mai scelto nulla di veramente importante: cosa mangiare, come vestirmi o se andare o meno allo zoo – lo decideva qualcun altro per me>>. Approfondisco con lui questo argomento e mi spiega che il fatto di non mangiare un salame di gatto o un formaggio di topo non è legato a controindicazioni di tipo sanitario o di gusto ma solo culturali. Diamo per scontato che alcuni animali sono adatti per esser impiegati in cucina ed altri no per il semplice motivo che crediamo si sia sempre fatto così. Cristian mi racconta anche che fino al 4.500 A.C. il continente europeo era popolato da una cultura contadina dedita all’agricoltura, stabile e pacifica; senza classi sociali, eserciti e prigioni. Successivamente questa cultura fu cancellata dalle invasioni di un popolo proveniente dalle steppe asiatiche, i Kurgan, dediti alla cultura del dominio sia tra gli umani che sugli altri animali. Quindi si formarono classi sociali, schiavismo, allevamento e da una filosofia positiva basata sull’armonia della vita con la natura si passò ad una cultura basata sulla morte e lo sfruttamento del prossimo che è diventato il modello dominante e che abbiamo conservato fino ad ora esportandolo in tutto il mondo.

Concludo chiedendo a Cristian come contattare l’associazione se necessito di ulteriori informazioni e materiale per conoscere meglio l’argomento <<i vegetariani muggesani utilizzano principalmente i social per tenersi in contatto, c’è una pagina fb chiamata “Vegetariani e Vegani Muja” che è sempre molto frequentata, ma è possibile anche contattarci tramite mail info@mujaveg.it o tramite la pagina internet www.mujaveg.it. Periodicamente facciamo degli incontri al caffè del teatro Verdi di Muggia>>

…………..mi sa che dobbiamo veramente meditarci su! Buona serata a tutti!

Il Pandoro,il dolce di Natale per eccellenza!

Manca più di un mese al Natale ma gli scaffali dei discount sono già pieni di pandoro e panettoni di tutte le marche, addobbi natalizi, luci e i primi abeti fanno capolino in certe piazze (perlomeno a Trieste). Personalmente lo ritengo prematuro ma sappiamo come funziona il commercio e l’economia perciò mi adeguo ed inizio proprio dal Pandoro.
Come da tradizione dell’alimentazione italiana che si basa sulle tradizioni locali, anche il pandoro ha la sua origine geografica specifica, infatti la città di Verona lo riconosce come alimento tipico e tradizionale. Le origini non sono ben chiare, ma secondo alcuni sarebbe nato in Austria ai tempi dell’impero Asburgico, dove si produceva il cosiddetto “Pane di Vienna”, probabilmente derivato a sua volta dalle brioches francesi; fin dal ‘700/’800, infatti la tecnica per ottenere questo pane era molto conosciuta, la sua lavorazione prevedeva di completare l’impasto aggiungendo una maggiore dose di burro (come si fa per la pasta sfoglia) con il risultato che, durante la cottura il dolce acquisti volume…Secondo altri, invece, deriverebbe dal “Pan de oro”, un dolce ricoperto completamente di sottili foglie di oro zecchino (da cui probabilmente il nome attuale) che veniva servito sulle tavole dei più ricchi veneziani.
Le origini, comunque, più accreditate, sarebbero quelle secondo le quali il pandoro deriverebbe dal “Nadalin” un dolce a forma di stella che per tradizione le famiglie veronesi preparavano per Natale…è probabile, comunque, che nell’ideazione di questo dolce ci sia stata anche la collaborazione dei pasticceri austriaci, molto impiegati nelle pasticcerie più importanti di Verona. Creato nel 1260 per festeggiare il primo Natale dopo l’investitura dei nobili Della Scala e dei Signori di Verona, inizialmente costituito da un tronco a stella con 8 punte e non troppo alto ricoperto da una glassa,   Intorno alla fine dell’Ottocento, il dolce cambiò forma, venne alzato, le punte ridotte a 5 e la glassa eliminata… Cambiando anche il suo nome in “Pandoro”.

In ogni caso, qualunque sia stata la sua origine, nel 1894 fu brevettata la ricetta da Domenico Melegatti, che  brevettò anche lo stampo dalla forma caratteristica… un’altra versione, vuole invece che, sì Melegatti brevettò la ricetta del panettone, ma che lo stampo fosse disegnato dal pittore impressionista Angelo Dell’Oca Bianca, che lo disegnò con il corpo a forma di stella a 8 punte.
Una cosa è abbastanza certa: il nome Pandoro deriva proprio dal colore dorato di questo dolce, dato dalla presenza, nell’impasto, di una gran quantità di uova.
Fra gli ingredienti del pandoro si annoverano: Farina, zucchero, uova, lievito, burro e burro di cacao. La tecnica di preparazione è estremamente complessa e si svolge in più fasi consecutive, con molte ore di lavoro dietro.
La ricetta originale del pandoro non prevede che questo venga guarnito internamente con creme o canditi, anche se col tempo le case produttrici hanno cercato di ampliare la loro offerta  variando le loro ricette, facendo nascere così  diversi tipi di pandoro: da quello farcito al cioccolato a quello alla crema, o ancora a quello ricoperto di glassa.
Il classico di oggi, è però quello senza farcitura ricoperto da uno strato di zucchero a velo…

Semplice e ..inimitabile!

Gli ingredienti del pandoro

Gli ingredienti sono semplici: farina, zucchero, uova, lievito, burro e burro di cacao. Il gusto è altrettanto semplice nella sua descrizione: fantastico. Nello specifico:

  • 450 grammi farina 00
  • uova
  • tuorli d’uovo
  • 140 grammi zucchero
  • 170 grammi burro
  • 100 ml latte
  • bacca di vaniglia
  • 1 pizzico sale
  • 20 grammi lievito di birra

La ricetta originale del pandoro

Gusto ed ingredienti semplici non corrispondono affatto ad una lavorazione veloce e facile. Al contrario, la preparazione del Pandoro è decisamente lunga, con molte fasi di lavorazione.

Si inizia con un impasto di zucchero, lievito, uova e farina che va lasciato lievitare per almeno due ore. All’aggiunta di burro, altra farina, altre uova e altro zucchero, segue una secondo periodo di lievitazione di altre due ore. L’impasto va a questo punto ulteriormente lavorato, steso e piegato; vanno aggiunti altri ingredienti e va fatto riposare per trenta minuti.

Una quarta lavorazione precede un ulteriore riposo di trenta minuti. Solo dopo la lievitazione nello stampo imburrato (ancora 30-60 minuti) è finalmente il tempo di infornare per una quarantina di minuti a 190 e poi, da metà cottura, a 160 gradi.

Un dolce che richiede tanto lavoro, insomma, ma che donerà, una volta raffreddato e cosparso, a piacimento, di zucchero a velo, un gusto e un aroma unici.

Federico Alessio sommelier, blogger, scrittore e i Vini dell’Altro Mondo.

Buongiorno,
Dopo il semi fallimento del mio Terrazzello (Terrazzo/Orticello)  mi è venuta voglia di andare a scuola di agricoltura, il corso organizzato dal Comune di Muggia. A breve vi racconterò di questa bella e non nuova iniziativa per Muggia che è iniziata con una lezione sul vino. Siamo in settembre, il mese dell’uva e, ovviamente, del suo succo prezioso. Paolo Parmeggiani, docente bravissimo anche “for dummies” come me, ci racconta come coltivare le viti e come si fa il vino, un approccio decisamente coinvolgente che si collega perfettamente con l’intervento successivo di Federico Alessio sommelier, blogger e scrittore.
Federico l’ho conosciuto l’altr’anno per San Martino (qui l’articolo) alla presentazione suo libro “Cuore di pietra”, che racconta la storia, le tradizioni e le caratteristiche dei principali vini del Carso triestino attraverso una serie di incontri con gli uomini e le aziende, mi aveva dato una bella carica per il blog (poi, la legge di Murphy ha fatto il suo e non ho fatto molto, ma ci arrivo). Mi piace come scrive e mi è venuto spontaneo seguire Federico che ama definirsi un instancabile esploratore di cantine ed assaggiatore. Proprio qualche giorno fa avevo trovato un evento che ha organizzato:
Giovedì 28 Settembre alle ore 20,30
presso Luca Fedele Winery – Corno di Rosazzo
“BIANCHI DELL’ALTRO MONDO”.
Contattata dalla mia Sister sommelier e trovato un super autista, anche lui sommelier ci siamo organizzati per andare a degustare  questi vini di terre lontane e, dopo la lezione che ha tenuto al Teatro Verdi di Muggia, mi sono fermata a chiedergli qualche notizia su questo evento:
<<A Corno di Rosazzo, nella cornice intima e familiare della sala degustazioni di Luca Fedele, giovane vigneron friulano in vertiginosa ascesa, terremo per tutto l’autunno una serie di eventi incentrati sull’assaggio di vini provenienti dalle più svariate regioni del mondo.

Tale iniziativa si rivolge al folto pubblico di appassionati e winelovers tanto in Friuli che nella Venezia Giulia, ed ha lo scopo di promuovere la conoscenza di prodotti, distretti vinicoli e stili enologici assolutamente differenti da quelli cui siamo comunemente abituati. Si tratta dunque di un invito ad allargare non soltanto il proprio bagaglio di assaggiatori, ma anche i propri orizzonti enoici.

Centrale nella nostra offerta divulgativa è la valorizzazione dei differenti terroir, e di come le stesse uve riescano a esprimersi in modo tanto diverso nelle varie parti del mondo. Le nostre serate sono delle vere e proprie “masterclass” in cui si parla, si interagisce e ci si confronta, e dove ognuno ha spazio e diritto di esprimere, se lo desidera, il proprio punto di vista.

Il primo appuntamento, fissato per giovedì 28 settembre, racconta i “Bianchi dell’Altro Mondo” e rappresenta un’occasione ghiotta per degustare ben cinque vini di quattro continenti diversi: vitigni e stili che mostrano interpretazioni sorprendenti, e che ci auguriamo non mancheranno di interessare il nostro pubblico.>>

..finisco con una frase del mio articolo citato più in alto….non è forse vero?
Buon pranzo a tutti!
Il vino non ha confini, non c’è nazionalismo nel vino. il Vino lega i Popoli …..

se amate il vino ecco il Blog di FedericoAlessio
Federico Alessio Wine and Spirits

 

 

Bulgur integrale, miglio e riso rosso. Fibre, vitamine e proteine antistress.

Buongiorno,
dopo tutte le cose succulente che vi ho presentato ultimamente diamo un po’ di spazio anche a ricette salutari: Bulgur integrale, miglio e riso rosso…con le zucchine.
Molto simile al Couscous sia per aspetto che per proprietà nutrizionali, il Bulgur è un alimento di origine orientale ricavato da una miscela di frumento integrale e grano duro germogliato e ha molte qualità nutritive ,è un alimento ricco di fibre, vitamine (principalmente vitamine del gruppo B) e minerali (fosforo e potassio).
Il bulgur, inoltre, è povero di grassi, fornisce un basso apporto calorico (circa 350 calorie ogni 100 grammi) e dà un buon senso di sazietà.
La presenza di fibre lo rende facilmente digeribile, particolarmente adatto ai casi di scarsa motilità intestinale.

Integral Bulgur, millet and red rice on an elegant wooden tray.

Il miglio invece è un cereale antico appartenente alla famiglia delle Graminacee, il cui nome botanico è Panicum miliaceum. Il miglio veniva molto consumato nell’ Antica Roma, soprattutto nel Medioevo, periodo in cui il miglio veniva mangiato al posto della carne. Oggi in Occidente è poco diffuso per uso umano, e viene soprattutto usato come mangime per uccelli. Il miglio presenta una quota abbondante di carboidrati, che giustifica anche le sue calorie, 378 per 100 grammi. Ma il miglio è costituito anche da una buona parte di proteine, ricco di minerali, soprattutto fosforo, potassio e magnesio e di vitamine del gruppo B in particolare la Tiamina, la Niacina e i folati. Il contenuto in fibre del miglio è utile per aumentare il senso di sazietà e per stimolare il transito intestinale.
Passiamo al riso rosso e al suo meccanismo secondo cui sia in grado di ridurre i livelli di colesterolo nel sangue non è ancora del tutto chiaro. L’attività ipolipemizzante di questo prodotto naturale sembra, però, essere addirittura maggiore rispetto alla lovastatina, probabilmente a causa di un’attività sinergica tra i vari costituenti del riso rosso è un rimedio naturale molto noto nella medicina popolare cinese, utilissimo  contro la diarrea e le indigestioni, oltre che per migliorare la circolazione sanguigna.
Uniamo questi elementi così utili per la nostra salute e facciamo un buon risotto con verdure e curcuma
Ecco e voi la ricetta e buon pranzo!
Ingredienti:
mix già pronto in vendita di Bulgur integrale, miglio e riso rosso.

2 carote

1 zucchina

100 gr. piselli già cotti

sale

pepe

curcuma

brodo vegetale

scalogno

Tritate uno scalogno e fatelo imbiondire in una padella con un filo d’olio. Tagliate a pezzetti piccoli le carote e le zucchine e aggiungetele nella padella insieme ai piselli già sciacquati e salate a piacere.

Dopo pochi minuti versate il riso integrale e il riso rosso e fatelo tostare. Aggiungete il brodo vegetale e cuocete per 15° minuti.

Quasi a fine cottura aggiungete la curcuma che regalerà uno splendido color giallo al vostro riso.

Potete servire con un pò di coriandolo fresco.

 

Korma, chapati, riso ed aquiloni al torneo di cicket.

Palow

Palow

Make Cricket Not War
è lo striscione che ti accoglie quando entri nel mio Stadio Comunale oggi. E condivido l’idea.cricket
cricketScoprire che c’era un torneo di cricket per rifugiati mi ha sorpreso, soprattutto per il momento difficile che stiamo vivendo  Ma quello che mi ha colpito di più è stato l’accenno di una condivisione di cibo afgano/pakistano e gli aquiloni che tanto mi ricordano Jaipur il Giorno dell’Indipendenza, 26 gennaio (dal mio viaggio in India).
Così mi sono trovata a mangiare korma, chapati, ceci e riso basmati con lo stesso sapore quasi dimenticato del cibo del Deserto del Thar, lo stesso profumo che non trovi sicuramente nei ristoranti indiani italiani
Faceva caldissimo in stadio e non capisco nulla di cricket, le ragazze della Caritas mi hanno fatto subito sentire a mio agio e i ragazzi pakistani ed afgani erano cordiali ed educati. cricketLi guardavo che giocavano la partita e mi è venuto da pensare che tutti i “maschi” sono uguali nello sport, di qualsiasi etnia siano! Sono ragazzi e basta., l’energia era quella. Le movenze, le urla, il ballare e cantare…identici in tutto il Mondo!
(la gallery su facebook)
Ma c’è stato anche un momento emozionante mio: quando sono passata davanti ad una fila di ragazzi seduti all’ombra che avevano un pentolone pieno di korma e, stavano distribuendo il chapati,cricket il profumo della spezie mi ha fatto fare un salto indietro nel 2003, nel Deserto Indiano che confina con il Pakistan e vedere il pane uguale alla versione indiana mi ha fatto esclamare. Chapati! Gentilmente, me ne hanno offerto un po’ con una bella cucchiaiata di korma piccante al punto giusto. Sono stata brava e ho mangiato senza posate, come fanno loro…
Speravo di vederli mangiare tutti assieme e farmi dare alcune ricette ma la partita non finiva mai e nessuno mangiava, il gioco non lo conoscevo e che ci facevo a rimanere? (erano già le 14) Così stavo salutando, ma mi hanno invitato a rimanere ed assaggiare il Palow ,riso basmati con pollo,pomodoro e ceci e, non ho potuto sicuramente rifiutare! Buonissimo anche questo, un po’ più piccante  ma cucinato al punto giusto. Tanto garam masala, curcuma, cumino, zenzero e chissà quante altre spezie, ma amalgamato con equilibrio…buono…
Sono andata via tutta persa in ricordi guardando l’unica bambina afgana che c’era in stadio che faceva volare gli aquiloni costruiti sul momento da ragazzi. Semplici, di cartoncini leggeri, era bello vedere con quale abilità li creavano!
E adesso che vi ho raccontato questa mia esperienza piacevole vi regalo il link della ricetta che mi sembra più precisa del Korma di Pollo.bambina
Buona serata a tutti!

Il korma è essenzialmente un curry indiano leggermente speziato, composto da carne o verdure brasate in yogurt o panna. Le sue origini risalgono al XVI secolo, quando fu introdotto dagli invasori Mughal nel subcontinente indiano. Da allora è diventato molto popolare nell’India settentrionale, così come in Pakistan e Bangladesh.

La versione Mughal del korma era chiamata ‘shahi korma’, dove ‘shahi’ sta per reale. Quando il korma iniziò a diffondersi vennero introdotte diverse varianti, tra cui il korma di pollo, che diventò rapidamente la più popolare.

 

Dolomitiko, birra italiana, bistrot e un arredamento che invoglia.

Apre un altro locale a Trieste, al posto della panetteria pasticceria Romi di Via Torino 30, nella zona della movida del momento.Birreria Bistrot Dolomitiko , Trieste Una birreria Bistrot in uno di quei vecchi palazzi triestini che amo per le loro alte volte, ristrutturato in poco tempo con le idee dell’arredatore Andrea Galbusera che, secondo me, ha fatto uno splendido lavoro.
(la galleria di immagini su
Un flash su Dolomitiko facebook)
Si inaugura alle 17 e Via Torino si anima, si avvicina anche l’ora dell’aperitivo! Entro e la sensazione è di essere alla fine ‘800, primi ‘900. L’entrata con tutti quei fusti di birra e altri strumenti del mestiere illuminano con il loro color argento la muratura volutamente scrostata, e c’è il colore rosso delle scritte che da vitalità. Tutto molto accurato e pensato per un bell’insieme che ha anche dei tocchi di modernità.
In fianco al bancone hai un coridoietto che porta in un’altra bella sala. Bistrot Restaurant Birreria DolomitikoMi colpiscono delle nicchie con dei tavoli ed un soffitto fatto come se fosse una “pergola” (pergolato), i colori virano al verde e si ha la piacevole sensazione di essere in un cortile interno, all’aperto. Qui c’è anche una vetrata molto particolare che da sulla cucina, modernissima ovviamente.
Ancora un corridoietto con il soffitto a “pergola” e si entra nella sala che mi è piaciuta più di tutte “Il Magazzino” , luce e morbidezza, mi hanno fatto pensare a un pomeriggio con le amiche in relax (magari bevendo quel pestato di anguria con un pochino di vodka che mi ha proposto il barman).

La tavola del buffet si riempie di cibo e scopra una delle specialità di Dolomitiko il Crunch, un tipo di focaccia speciale soffice e croccante allo stesso tempo, con formaggio gorgonzola morbido, a vederlo sembravano fette di polenta scura grigliata, invece era una buonissima focaccia, da provare. Ho assaggiato anche un panino di hamburger “fatto in casa”, come sottolinea Pasquale lo Chef, una particolare attenzione alla bontà del prodotto sotto tutti i punti di vista. Spero molto che vengano riproposte le verdure fritte che hanno portato in tavola ieri, non avevano a che fare con quelle in pastella che si trovano a tutte le inaugurazioni e feste, tanta pastella e un pezzetto di verdura all’interno (mi piacciono anche quelle, lo ammetto. A Trieste si dice che : tutto xe bon impanà, anche le siole de scarpe. – tutto è buono con la panatura, anche le suole delle scarpe). Queste verdure erano croccanti e morbide allo stesso tempo, si vedeva cosa mangiavi, non era nascosto, aveva solo una leggera crosticina con farina.Buonissime! Veramente un bel buffet, ben servito, si vedeva professionalità.
Direi proprio che la prima impressione è stata quella di aver a che fare con persone che lavorano con passione, che amano quello che fanno e si rinnovano secondo l’esigenza del momento.
PS: ancora un piccolo episodio di ieri. Ero seduta fuori e mi sono trovata vicino ai giovani studenti che gravitano nella scuola dell’associazione cuochi. Si stavano scambiando informazioni di scuola, compito: la rana pescatrice. Non sono riuscita a sentire tutto il discorso ma il pezzo che ho seguito era interessante. Dovevano studiare le qualità in cucina di questo pesce, non solo a livello gusto ma nutrizionale. Poco ho capito ma credo che, per curiosità, andrò in cerca di qualche notizia. Il bello è stato ascoltare l’interesse dei futuri cuochi, davano l’impressione di essere dei bravi studenti.
Buon pranzo a tutti!

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