Minestra di lenticchie con uno spumante del Collio.

Festa di San Martino ed antichi sapori d’autunno a Muggia, stamattina sono riuscita a fare una capatina e mi sono ritrovata con un bel piatto di minestra di lenticchie in mano offerto dai miei amici di Muja Veg e fatta da Giulia, una loro amica di Chieti, venuta per l’occasione a trovarli. Super gustosa e sana, questa minestra, mi ha proprio conquistato (anche per la semplicità della realizzazione) e trovo giusto condividere con voi la ricetta:
Ingredienti:(le dosi sono quelle per una normale minestra e secondo il vs gusto))
lenticchie 
patate
foglie di cavolo
olio extravergine d’oliva
dado vegetale possibilmente bio
sale qb.
Realizzazione:
Mettete in ammollo le lenticchie la sera prima
Lessatele in acqua e dado vegetale in modo da avere la base della minestra.
In un’altra pentola lessate le foglie del cavolo verde tagliate a striscioline (con il resto del cavolo potete fare una buona pasta il giorno dopo)
Scolate le foglie togliendole con una schiumarola e nell’acqua dove le avete lessate, buttate le patate tagliate a dadini, lessate al punto giusto anche loro, scolate e mettetele nella pentola delle lenticchie con le foglie del cavolo. Mescolate e fate bollire assieme il tutto per 2/3 minuti giusto per amalgamare il gusto. Impiattate e condite con un buon olio extravergine d’oliva e un pizzico di sale.

Visto che eravamo in festa abbiamo accostato Emily, vino spumante di Luca Fedele..fresco e frizzante…ci stava proprio proprio bene!
Buon Appetito!

 

 

 

Federico Alessio sommelier, blogger, scrittore e i Vini dell’Altro Mondo.

Buongiorno,
Dopo il semi fallimento del mio Terrazzello (Terrazzo/Orticello)  mi è venuta voglia di andare a scuola di agricoltura, il corso organizzato dal Comune di Muggia. A breve vi racconterò di questa bella e non nuova iniziativa per Muggia che è iniziata con una lezione sul vino. Siamo in settembre, il mese dell’uva e, ovviamente, del suo succo prezioso. Paolo Parmeggiani, docente bravissimo anche “for dummies” come me, ci racconta come coltivare le viti e come si fa il vino, un approccio decisamente coinvolgente che si collega perfettamente con l’intervento successivo di Federico Alessio sommelier, blogger e scrittore.
Federico l’ho conosciuto l’altr’anno per San Martino (qui l’articolo) alla presentazione suo libro “Cuore di pietra”, che racconta la storia, le tradizioni e le caratteristiche dei principali vini del Carso triestino attraverso una serie di incontri con gli uomini e le aziende, mi aveva dato una bella carica per il blog (poi, la legge di Murphy ha fatto il suo e non ho fatto molto, ma ci arrivo). Mi piace come scrive e mi è venuto spontaneo seguire Federico che ama definirsi un instancabile esploratore di cantine ed assaggiatore. Proprio qualche giorno fa avevo trovato un evento che ha organizzato:
Giovedì 28 Settembre alle ore 20,30
presso Luca Fedele Winery – Corno di Rosazzo
“BIANCHI DELL’ALTRO MONDO”.
Contattata dalla mia Sister sommelier e trovato un super autista, anche lui sommelier ci siamo organizzati per andare a degustare  questi vini di terre lontane e, dopo la lezione che ha tenuto al Teatro Verdi di Muggia, mi sono fermata a chiedergli qualche notizia su questo evento:
<<A Corno di Rosazzo, nella cornice intima e familiare della sala degustazioni di Luca Fedele, giovane vigneron friulano in vertiginosa ascesa, terremo per tutto l’autunno una serie di eventi incentrati sull’assaggio di vini provenienti dalle più svariate regioni del mondo.

Tale iniziativa si rivolge al folto pubblico di appassionati e winelovers tanto in Friuli che nella Venezia Giulia, ed ha lo scopo di promuovere la conoscenza di prodotti, distretti vinicoli e stili enologici assolutamente differenti da quelli cui siamo comunemente abituati. Si tratta dunque di un invito ad allargare non soltanto il proprio bagaglio di assaggiatori, ma anche i propri orizzonti enoici.

Centrale nella nostra offerta divulgativa è la valorizzazione dei differenti terroir, e di come le stesse uve riescano a esprimersi in modo tanto diverso nelle varie parti del mondo. Le nostre serate sono delle vere e proprie “masterclass” in cui si parla, si interagisce e ci si confronta, e dove ognuno ha spazio e diritto di esprimere, se lo desidera, il proprio punto di vista.

Il primo appuntamento, fissato per giovedì 28 settembre, racconta i “Bianchi dell’Altro Mondo” e rappresenta un’occasione ghiotta per degustare ben cinque vini di quattro continenti diversi: vitigni e stili che mostrano interpretazioni sorprendenti, e che ci auguriamo non mancheranno di interessare il nostro pubblico.>>

..finisco con una frase del mio articolo citato più in alto….non è forse vero?
Buon pranzo a tutti!
Il vino non ha confini, non c’è nazionalismo nel vino. il Vino lega i Popoli …..

se amate il vino ecco il Blog di FedericoAlessio
Federico Alessio Wine and Spirits

 

 

La Cena sotto le Stelle ha raggiunto i suoi obiettivi!

Buona sera,
mi sembra giusto condividere i risultati ottenuti dalla bellissima Cena Sotto le Stelle del 26 luglio 2017 in Piazza Unità di Trieste.Come vi avevo già raccontato è stato…magico e il Sindaco ha detto che diventerà un appuntamento fisso (e se lo dice lui bisogna crederci).
Ecco a voi i ringraziamenti dell’Associazione Cuochi di Trieste e qualche dato!

L’evento Cena sotto le stelle, che si è svolto, con grande successo il 26 luglio in piazza Unità d’Italia, aveva tre obiettivi primari:

la beneficenza;
una raccolta di fondi per l’Associazione cuochi Trieste per promuovere e organizzare corsi per giovani che vogliono avviarsi in questa professione, come era stato specificato in sede di conferenza stampa;
valorizzare, con un evento unico nel suo genere a Trieste, una delle piazze più belle d’Italia.

Tirando le somme, ognuno di questi tre obiettivi è stato raggiunto.

Certo, anche noi avremmo voluto poter donare di più in beneficenza e avere più fondi a disposizione per la formazione dei giovani aspiranti cuochi, ma un evento come quello che è stato organizzato il 26 luglio non ha visto solo tanta buona volontà e tantissima generosità da parte di chi ci ha lavorato e di chi ha partecipato, ma ha dovuto sostenere anche dei costi specifici che potete vedere nella tabella pubblicata.

Ci teniamo però anche a ringraziare un po’ di persone.

Prima di tutto le 202 persone che hanno pagato la cena e chi ha donato quel giorno passando in piazza Unità.

Poi, vanno ringraziati:

il Comune di Trieste, Acegas APS Amga, Vigili del Fuoco, Azienda Sanitaria, Polizia Municipale, Prefettura e Polizia di Stato.

E tutte le persone che hanno messo a disposizione il loro tempo e le loro competenze gratuitamente:

25 cuochi e aiuto-cuochi;
14 sommelier;
22 ragazzi del Gruppo Giovani FIC e delle scuole alberghiere, che ci hanno supportato anche nelle opere di fatica.

Sì, i costi non sono stati esigui. Perché?

Perché molte volte gli sforzi di alcuni per rendere un evento davvero unico, all’insegna del ‘voler fare bene’, non va sempre a braccetto con chi, anche giustamente, per potersi garantire delle entrate per sé e i propri dipendenti, non può ‘regalare’ il proprio lavoro e le proprie materie prime.

Le nostre intenzioni erano più che buone e siamo perfettamente a posto con le nostre coscienze perché sappiamo di aver organizzato una serata unica, quel giorno. E, anche se per alcuni è poco, per altri il ricavato è qualcosa.

Speriamo che nella prossima edizione ci siano più fornitori che possano contribuire in maniera da poter destinare ancora più soldi alle realtà che vorremo sostenere.

Lo speriamo di vero cuore. E ringraziamo ancora tutti quelli che hanno aderito e ci hanno aiutato.

L’Associazione Cuochi Trieste

 

Korma, chapati, riso ed aquiloni al torneo di cicket.

Palow

Palow

Make Cricket Not War
è lo striscione che ti accoglie quando entri nel mio Stadio Comunale oggi. E condivido l’idea.cricket
cricketScoprire che c’era un torneo di cricket per rifugiati mi ha sorpreso, soprattutto per il momento difficile che stiamo vivendo  Ma quello che mi ha colpito di più è stato l’accenno di una condivisione di cibo afgano/pakistano e gli aquiloni che tanto mi ricordano Jaipur il Giorno dell’Indipendenza, 26 gennaio (dal mio viaggio in India).
Così mi sono trovata a mangiare korma, chapati, ceci e riso basmati con lo stesso sapore quasi dimenticato del cibo del Deserto del Thar, lo stesso profumo che non trovi sicuramente nei ristoranti indiani italiani
Faceva caldissimo in stadio e non capisco nulla di cricket, le ragazze della Caritas mi hanno fatto subito sentire a mio agio e i ragazzi pakistani ed afgani erano cordiali ed educati. cricketLi guardavo che giocavano la partita e mi è venuto da pensare che tutti i “maschi” sono uguali nello sport, di qualsiasi etnia siano! Sono ragazzi e basta., l’energia era quella. Le movenze, le urla, il ballare e cantare…identici in tutto il Mondo!
(la gallery su facebook)
Ma c’è stato anche un momento emozionante mio: quando sono passata davanti ad una fila di ragazzi seduti all’ombra che avevano un pentolone pieno di korma e, stavano distribuendo il chapati,cricket il profumo della spezie mi ha fatto fare un salto indietro nel 2003, nel Deserto Indiano che confina con il Pakistan e vedere il pane uguale alla versione indiana mi ha fatto esclamare. Chapati! Gentilmente, me ne hanno offerto un po’ con una bella cucchiaiata di korma piccante al punto giusto. Sono stata brava e ho mangiato senza posate, come fanno loro…
Speravo di vederli mangiare tutti assieme e farmi dare alcune ricette ma la partita non finiva mai e nessuno mangiava, il gioco non lo conoscevo e che ci facevo a rimanere? (erano già le 14) Così stavo salutando, ma mi hanno invitato a rimanere ed assaggiare il Palow ,riso basmati con pollo,pomodoro e ceci e, non ho potuto sicuramente rifiutare! Buonissimo anche questo, un po’ più piccante  ma cucinato al punto giusto. Tanto garam masala, curcuma, cumino, zenzero e chissà quante altre spezie, ma amalgamato con equilibrio…buono…
Sono andata via tutta persa in ricordi guardando l’unica bambina afgana che c’era in stadio che faceva volare gli aquiloni costruiti sul momento da ragazzi. Semplici, di cartoncini leggeri, era bello vedere con quale abilità li creavano!
E adesso che vi ho raccontato questa mia esperienza piacevole vi regalo il link della ricetta che mi sembra più precisa del Korma di Pollo.bambina
Buona serata a tutti!

Il korma è essenzialmente un curry indiano leggermente speziato, composto da carne o verdure brasate in yogurt o panna. Le sue origini risalgono al XVI secolo, quando fu introdotto dagli invasori Mughal nel subcontinente indiano. Da allora è diventato molto popolare nell’India settentrionale, così come in Pakistan e Bangladesh.

La versione Mughal del korma era chiamata ‘shahi korma’, dove ‘shahi’ sta per reale. Quando il korma iniziò a diffondersi vennero introdotte diverse varianti, tra cui il korma di pollo, che diventò rapidamente la più popolare.

 

Vino cotto delle Marche Picenum, una prelibatezza da degustare con i dessert.

In un tardo pomeriggio di luglio mi son ritrovata a festeggiare Santa Brigida di Svezia (se volete saperne di più). Invitata dalla mia amica Marina e da sua sorella Presidente della Comunità Italiana ho accolto con gioia la possibilità di ritornare nei luoghi di mio papà e della sua famiglia attratta anche dalla presenza del gruppo Tamburi e Danzatrici San Ginesio dalle Marche. Speravo di godermi uno spettacolo in costume dal sapore marchigiano medievale che non conoscevo ma la mia attesa è stata disdetta perchè, ieri, a San Ginesio c’erano il direttore generale dell’Unesco Bokova, Letta e Prodi per lanciare  il “laboratorio di San Ginesio”, il rilancio dopo il terremoto! (notizie su San Ginesio), niente costumi e niente danzatrici ma un gruppo di giovani,i Terraemotus,  con i loro tamburi! La piccola delusione si è dissolta subito e il pomeriggio si è trasformato in una festa con amici, nuove conoscenza e ……un vino da dessert spaziale : Vino cotto Picenum.

Se volete vedere le foto della festa andate su fb The Foodie and everything else

vino della Marche

Barbara Palmarucci mi racconta la ricetta…


Impossibile non scoprire cos’è questo nettare e non condividere. (anche perchè acquistandolo daremo una mano alle Marche a risorgere dal maledetto terremoto).

Questa è la storia di quello che una volta era chiamato caroenum e che oggi è conosciuto con il nome di vino cotto. Per vino cotto si intende il Vino Cotto Piceno, da non confondersi con quello che, nelle regioni del sud Italia, viene chiamato vino cotto e che corrisponde alla nostra sapa. Le origini del vino cotto risalgono al tempo in cui il territorio compreso tra le province di Macerata, Ascoli e Teramo era abitato dall’antico popolo dei Piceni. In seguito all’espansione dell’antica Roma, il caroenum (che non è ancora chiamato vino cotto) lo ritroviamo nei banchetti degli antichi romani che usavano berlo a fine pasto, poi una volta scomparso l’impero romano, lo ritroviamo al tempo di Carlo Magno, tra i prodotti che le Ville dovevano fornirgli periodicamente, poi scomparse dalle mense dei potenti e continua, diremo quasi “sotto traccia” nelle case dei contadini e dei proprietari terrieri del nostro territorio fino ai giorni nostri. Oggigiorno il vino cotto ha un posto d’onore tra le tipicità del territorio, confermato anche dall’Associazione Italiana Sommelier (A.I.S. – Marche), che ha inserito il vino cotto Picenum tra le eccellenze enogastronomiche della regione Marche.

COME SI FA

Per fare il vino cotto si prende il mosto (senza le bucce) e si mette in un recipiente dove viene cotto (da qui il nome di vino cotto) lentamente a fiamma diretta fin quando l’evaporazione non fa scendere il volume a 2 terzi dell’iniziale (è fondamentale che la cottura sia fatta a fiamma diretta poiché così avviene la caramelizzazione degli zuccheri che gli conferisce quel particolare colore ambrato). Si mette poi nelle botti a fermentare e vi si lascia per un periodo non inferiore a 18 mesi, quando è giunto a maturazione si imbottiglia e può essere consumato subito o lasciarlo affinare ulteriormente in bottiglia.

CARATTERISTICHE

Il colore del vino cotto è un colore ambrato, dorato e cristallino: il profumo è complesso e va dal caramello ai datteri, dai fichi secchi al miele; in bocca è morbido, caldo, la dolcezza è ottima, mai stucchevole e perfettamente integrata con freschezza e sapidità; il risultato è un vino equilibrato, persistente, fine ed armonico. Il vino cotto ha inoltre proprietà antiossidanti, utili nell’organismo umano a combattere i radicali liberi.

ABBINAMENTI

Il vino cotto è eccellente con la pasticceria secca, il cioccolato fondente, le castagne arrosto, le pesche, i formaggi piccanti o erborinati; in alcuni territorio marchigiani il vino cotto fa parte della tradizionale colazione di Pasqua insieme alla tipica ciambella, al ciauscolo ed al formaggio pecorino. È comunque perfetto anche da solo essendo un ottimo “vino da meditazione”.

TEMPERATURA DI SERVIZIO

La temperatura di servizio del vino cotto varia dai 12° C ai 18° C, secondo le stagioni o il gusto personale.

da I Tesori della Sibilla 

 

“Cena sotto le stelle” in Piazza Unità a Trieste, una location da favola per una cena speciale.

“Cena sotto le stelle” , già il titolo invoglia. Sa di favola principesca una cena così: tavoli rotondi, tovaglie bianche, candelabri e candele per illuminare i piatti d’eccellenza cucinati dagli chef dell’Associazione Cuochi di Trieste, il tutto sotto il cielo di luglio con la cornice degli splendidi palazzi di Piazza Unità.
Mercoledì 26 luglio dalle 20.30, la Piazza più grande (ed aggiungo più bella) sul mare aperto d’Europa ospiterà un evento unico dal sapore Mitteleuropeo!
Vado a trovare lo Chef Luca Gioiello (Ristorante Arcoriccardo) nello stand di Piazza della Borsa dove si trovano tutte le informazioni e si fanno le prenotazioni (il gazebo sarà lì ogni giorno fino a mercoledì).

Luca Gioiello ed i cuochi nello stand di Piazza della Borsa

Luca è il Presidente della Federazione dei Cuochi Italiani, napoletano d’origine ma triestino d’adozione, ed esordisce con un: <<non si è mai fatto e ed è una sfida al discorso del “no se pol” (Trieste è famosa per essere la città dei “non si può”), stavolta “se pol” (si può) e si farà! Finalmente siamo riusci ad ottenere il salotto principale di Trieste!>>

L’ Associazione cuochi di Trieste è una costola della Federazione Italiana e voleva da tempo fare qualcosa che desse un bel colpo d’occhio sulla città. Un evento che mettesse in luce anche le competenze dei cuochi di questa associazione, professionisti che operano nel settore anche da più di 30anni e che da oltre 15 vanno in giro per concorsi nazionali ed internazionali, portando a casa medaglie di valore (non poche!). C’è anche una nuova sinergia con il nuovo gruppo dei giovani e con le Lady Chef che una volta non c’era, è un’occasione per aprirsi alla città con le loro professionalità.
La cena sarà “confezionata” con 4 portate, ognuna fatta da 5 chef con i relativi aiuti, partendo dall’antipasto al dolce che sarà da guinnes: una carsolina (millefoglie o pasta crema carsolina chiamata anche zavata). Verrà montata sul posto alla vista dei partecipanti, avrà più di 25 metri, larga 10 cm alta 8 cm!
La cena sarà accompagnata da vini della Cantina Angoris, da Verduzzo Friulano, il caffè offerto da Illy Caffè e l’amaro Trieste di Piolo e Max.
La manifestazione ha anche un valore nella beneficenza, una parte dell’incasso verrà devoluto alla Fondazione Burlo Garofalo e alla Fondazione Lucchetta. Per due altre associazioni minori che fanno volontariato ci sarà l’incasso della donazione per dei panini di prosciutto in crosta offerti da Masè (Rieccolo! Vedi il mio articolo precedente).
Un’altra parte del ricavato della cena servirà all’Associazione dei Cuochi per sponsorizzare l’inserimento nel lavoro dei ragazzi della scuola, con corsi e preparazione di giovani talenti. Un’altra parte servirà agli associati stessi per fare corsi di aggiornamento perchè le specializzazioni vanno bene ma fare il cuoco deve essere visto a 360° si deve avere un’infarinatura di tutta l’alimentazione!

Sinceramente sono già con l’acquolina in bocca e non vedo l’ora che arrivi mercoledì per assaggiare queste prelibatezze e raccontarvi da vicino quello che succederà, trucco e parrucco perchè sarà una serata di gala e via …a seguire da vicino già dal pomeriggio le abilità dei cuochi nella cucina installata vicino alla fontana dei Quattro Continenti…

Ecco il Menù e le informazioni per prenotare! Buona serata!

ANTIPASTO
Stratificazione di melanzana viola, alice barcolana, formaggio jamar del Carso e bianchera aromatizzata al basilico.

PRIMO PIATTO
Sfoglia all’uovo con farina di grani antichi, canoce di mare, la loro riduzione ed il suo sale.

SECONDO PIATTO
Sorpresa del golfo con crumble del Carso ed insalatina croccante alla triestina su crema di indivia.

DESSERT
Carsolina da Guiness dei primati (oltre 25 metri di larghezza).

Per informazioni e prenotazioni: + 39 338 6076900 oppure atctrieste@gmail.com.

Il costo del biglietto è di 70 euro. Compresi nel prezzo acqua, coperto, degustazione vini e un digestivo.

Dal 17 luglio in piazza della Borsa è presente anche un Gazebo dell’Associazione Cuochi per raccogliere le prenotazioni. Non sarà possibile acquistare i biglietti, né accettare pagamenti la sera dell’evento. In caso di maltempo la cena verrà rinviata al mercoledì successivo.

 

 

A bordo della Silver Age a scoprire cosa mangia e beve il suo team, ORC Worlds Trieste 2017.

Oggi sono rimasta a terra! Bello il mare e belle le regate ma la mia curiosità principale è conoscere le abitudini alimentari degli equipaggi e oggi mi sono intrufolata sulla Silver Age con la mia sommelier personale, nonchè sorella, Ornella.

Silver Age

Spumante Rotari…ma solo dopo la regata!

Bella barca anche secondo me che sono profana ma esteta con un equipaggio veramentesimpatico e disponibile. Dal sito .yachtclubmdv.it scopro che “è una barca da regata di 12 m dal curriculum vincente, con attrezzature ed allestimenti all’avanguardia; progettata da Bruce Farr e costruita nei cantieri neozelandesi Cookson Boats ”
Volevo far qualche foto in cambusa con l’equipaggio ma fervono i preparativi per la regata delle 13 perciò restiamo fuori a goderci una lievissima brezzolina che sminuisce il calore forte del sole in un cielo terso.
Scopro ancora che non si cucina, non si portano piatti pronti ma panini di prosciutto cotto Praga e la bresaola  che sono gli apportatori di proteine immancabili.
Prima di una regata oltre all’assunzione di integratori vitaminici si mangiano banane e cioccolato fondente extra al 98% ,si sa che il nostro organismo produce endorfine durante attività fisiche intense ed il cioccolato ne stimola la formazione. In parole povere, il cioccolato è capace di riprodurre lo stesso stato di beatitudine che fa provare l’amore, dona gioia e felicità, quale miglior medicinale per lo stress di prove importanti? Questi gli ingredienti principali con un’aggiunta di tanta acqua….
Ma quando si festeggia? La parte veneta del team ama le bollicine con gli spumanti trentini come il Rotari che ho visto in cambusa (Rotari coltiva le proprie uve Chardonnay e Pinot Nero in Trentino, un ambiente incontaminato e dal clima montano ideale per ottenere spumanti complessi, eleganti e raffinati, dai profumi irripetibili altrove. Rotari segue l’antica e raffinata tecnica produttiva del Metodo Classico, forte della vocazione del territorio, particolarmente vocato grazie a una perfetta combinazione di terreni e varietà di microclimi, e della sua tradizione viti-enologica, garantita dal sigillo Trentodoc.)
L’Istriano invece (non mi ricordo il nome accidenti alla mia scarsa memoria) ama la Malvasia Istriana oppure i classici spritz di vino bianco con Radenska, acqua minerale slovena.  Mauro il romagnolo è quasi astemio…qualche birra ogni tanto così!
Ornella passa dal vino al cibo con Mauro che ci dice un particolare della ricetta del brodetto di pesce di casa sua, Porto Garibaldi, una frazione di Comacchio. Prima di finire la cottura si aggiunge sempre un poco di aceto, retaggio antico ma sempre in auge(probabilmente serviva a coprire l’odore del pesce visto che il brodetto era, indietro negli anni, un piatto povero fatto con gli scarti).
Un particolare che ha lasciato interdetta la sommelier è stato il fatto che dei veneti, amanti di buoni vini, non sanno cos’è la Garganega, il vitigno autoctono simbolo del Veneto. (lo stanno sradicando per piantare Prosecco visto che non riescono a soddisfare le esigenze commerciali…mah..che dir?)

Il vitigno Garganega è la varietà a bacca bianca più importante delle province di Verona e Vicenza, e domina le colline delle DOC Soave e Gambellara. La Garganega non ha una sua spiccata aromaticità, ma un patrimonio di profumi tra cui spiccano la mandorla e i fiori bianchi. Non è caratterizzata da una acidità preponderante ma piuttosto da un equilibrio di estratti e zuccheri. Alcune testimonianze fanno appartenere la Garganega alla famiglia dei Trebbiani,  e quindi di origine etrusca, altri ritengono che sia piuttosto derivante dal gruppo dei Greci, anche se le sue caratteristiche ampelografiche sono diverse.
La nostra chiacchierata finisce così con la promessa di rivederci stasera alla cena degli equipaggi e, a proposito, corro a vestirmi e vado a scocciare un po’ i cuochi che stanno preparando il banchetto!! Buon pomeriggio a tutti!

 

Ma la vela non è solo sport, chiacchierata con Nicoletta Tamburlin del team di Brava.

Oggi relax, nessuna regata perchè aspettavamo l’arrivo di quella lunga, offshore, partita ieri pomeriggio davanti Piazza Unità a Trieste. Stamattina mi sono trovata con il mio “comandante” Bruno che ci ha portato per mare con il suo motoscafo a fotografare da vicinissimo la partenza di ieri e dopo gli accordi per l’imbarco di domani mattina mi sono fatta una bella chiacchierata con Nicoletta Tamburlini, una velista di Belluno che fa parte del Team di Brava.L’argomento che mi interessava dal principio era “la cambusa”, ovvero: come si mangia in barca? Cosa? Nicoletta parte dal convincimento che andare in barca a vela deve partire da uno spirito di amicizia, essere un team non solo in barca nel momento delle manovre ma anche dopo, il sedersi davanti ad un tavola, mangiare, bere e discutere di quello che è successo in mare sempre davanti ad un piatto, non il classico panino di prosciutto che ti si blocca sullo stomaco ma con qualcosa di gustoso. Per lei la regata iniziava due giorni prima in cucina nel preparare torte, marmellate per la colazione per la mattina di tutto l’equipaggio, pasta pasticciata, pasta al forno.

Pasticcio di verdure

Una volta è riuscita a cucinare del coniglio con delle costicine di maiale che poi hanno scaldato. Le ricette variano ovviamente in base alle stagioni, non ha mai fatto pasta fredda ma il riso freddo per le regate lunghe accompagnato da polpette che son buone da “sbecottare” così (da noi si dici sbecolare) e poi ci sono tutte le varietà di torte salate, crostate di verdure. Il tutto deve essere sempre innaffiato da un buon vinello.
Nella stagione fredda preparava dei minestroni che congelava e metteva a porzioni nei sacchetti di plastica per poi riscaldare il tutto finita la regata, non c’era nulla di meglio per riscaldarsi dal freddo e dall’umidità. Non stento a crederle quando mi dice che questo era il suo “lavoro extra” alle regate e che tutti erano felici e contenti.
Era diventata un’abitudine anche degli altri team chiedere se aveva portato qualche torta e lei distribuiva fette per tutti i pozzetti!.

Parmigiana

Mi confessa che a lei non piace cucinare ma questa fatica veniva ricompensata dallo star bene insieme, il sapere di far piacere a qualcuno, soprattutto all’armatore, perchè stato lui a farla entrare in questa filosofia di veleggiare e regattare, 2R NEL VENTO di Roberto Reccanello, che è stato anche il suo maestro di vela. Adesso però le cose sono diverse da quando ha cambiato natante a bordo ci sono …i panini…
Barca che vai, usanze che trovi, mi vien da dire!
A Capri hanno l’usanza di farsi preparare dei panini di circa un 20 cm con uno strato di mozzarella ed uno di pomodoro, molto più leggero e salutare dei salumi ovviamente.
In barca, poi, non deva mai mancare frutta secca, cioccolato, crackers e grissini, utili tra una prova e l’altra per dare energia e saziare quello che basta.
Mi vien da sorridere quando mi parla di un equipaggio di triestini che era un po’ schizzinoso.

Brioches

Ad uno non piaceva il tonno, l’altro non mangiava olive poi c’era un ragazzo che  prendeva un panino, buttava in mare la parte sopra e mangiava solo l’imbottitura con il pezzo del pane sotto…e buttare via il pane è un abominio! A questo punto si è incavolata e, a Cherso, ha portato dei sacchetti con: panino, frutto e bottiglietta d’acqua, era la dose del giorno! Se hai fame, portati da casa quello che vuoi…..
A questo punto la nostra conversazione si sposta sulla regata e sull’applicazione Trac Trac che ti segna dove sono le imbarcazioni con il GPS e scopriamo che Mascalzone Latino è primo e tra qualche minuto arriverà in porto.
Mi è piaciuto ascoltarla perchè la mia convinzione che cibo e bacco siano simboli di amicizia e socialità è stata confermata: se c’è un gruppo affiatato si cucina volentieri, se non ci sono questi elementi…panini..ma c’è un’eccezione,

Meritata merenda !

il sacchetto che ci danno in sala stampa con: panino, mela e acqua da portare in barca mentre andiamo a fotografare le regate. Noi abbiamo avuto la fortuna di trovare il comandante che è un mio amico di lunga data che ci ha offerto anche del buon parmigiano e e dell’ottimo vino. Ieri abbiamo attraccato in porto, ci siamo seduto comodamente in barca e mangiando ci siamo lasciati andare a chiacchiere …. è stata decisamente una giornata perfetta
Bruno,Nicoletta, Giulio e Fiore, un team non in gara ma con lo spirito richiesto da chi ama il mare…
Buona serata a tutti …con il rientro di Mascalzone Latino

ORC Worlds Trieste 2017

Rientro in Porto San Rocco dopo la vittoria di Mascalzone Latino

 

Sushi e Champagne, una festa dei Santi Protettori decisamente inusuale.

Festa di Paese, Messa solenne con un amico d’infanzia, Monsignor Roberto Rosa, vicario del Vescovo, la Processione per le vie della città e la Benedizione in Piazza. Tutto secondo l’antico rito immutato negli anni. Come finale ci dovrebbe essere la sagra in “Cattolica” (come la chiamavano da bambini) , il Ricreatorio offre chioschi con grigliate e pesce fritto e musica live. Il modo classico per finire i festeggiamenti, ma non per me e degli amici che, da qualche anno, si rinchiudono in una cantina in centro storico e festeggiano l’onomastico del padrone di casa Paolo. “Caramai fritti”(calamari) e buon vino….

Quest’anno Paolo ci ha fatto una sorpresona,

Sushi originale fatto in casa

ha invitato un’amica giapponese che ha portato del sushi fatto da lei con alghe appena portate fresche fresche dal Giappone! Niente “caramai” ma un misto tra italianissima mozzarella stracciatella, burrata (arrivate da Napoli), formaggi stagionati e olive. Un arrotolato di mozzarella ripiena di rucola e bresaola…..
dopo  questo antipasto così sostanzioso,

Burrata Napoletana

non siamo neppure riusciti a mangiare la pasta fredda ma siamo passati subito alla torta (che non ho fotografato per non si sa qual motivo) e alle paste portate dai Cadenaro che sono dei panettieri e pasticceri dal 1962, aggiungo anche che il loro pane e grissini erano talmente buoni da poterli mangiare da soli.
Tutto queste leccornie le abbiamo innaffiate con degli ottimi vini, perchè Paolo è anche un sommelier e ha una cantina invidiabile…

Esordiamo con un Bolognino de Il Monticino, vino dei Colli Bolognese ottenuto da unione di uve autoctone bianche. Colore giallo paglierino con riflessi leggermente dorato e profumo tipico vegetale con vena fruttata, buona freschezza e sapidità. Ottimo per rinfrescare il palato dopo un caldo pomeriggio estivo.

Paolo e lo Champagne….

Momento cruciale poi con torta di gelato fragole/ananas e champagne Il Brut Premier Cru della Maison Gardet è uno champagne Blanc de Noirs, con un assemblaggio composto da un 60% di Pinot Meunier e da un 40% di Pinot nero.Le uve utilizzate per questa cuvée provengono tutte dai vigneti di Hautvillers, classificati Premier Cru, vera e propria culla della Champagne. Si tratta di uno champagne che esprime la freschezza e l’eleganza di un corpo nato perfetto. Un vino dagli aromi precisi e acuti, un valore sicuro nella gamma degli champagne Gardet. (ovviamente tutte queste spiegazioni “tecniche” sul vino sono frutto dei miei sommelier personali).
Non contenti, per finire, abbiamo aperto la guantiera di paste (pensavo fosse una parola dialettale invece esiste anche nel dizionario della lingua italiana) e stappato un Moscato di Trani, Rivera, pugliese. Elegante vino da dessert ottenuto da uve Moscato Reale allevate nei terreni tufacei della zona DOC  Il Moscato di Trani è in parte lasciato appassire su graticci per concentrare le componenti zuccherine e aromatiche.

Moscato di Trani

Dopo un’attenta vinificazione, il vino sosta per alcuni mesi in barriques di rovere francese che valorizzano il suo bouquet intenso di moscato, frutta candita e agrumi. In bocca il vino è avvolgente, lungo e complesso con un finale mai stucchevole. Servito fresco, si abbina a pasticceria secca e a dolci delicati, ma anche a formaggi saporiti.

Eravamo in 7, affiatati, buongustai, sommelier e assaggiatori e…soprattutto felici di stare in compagnia assieme!

 

 

 

Ristorante TPorto ed il suo Chef Danilo Vasta, foto e chiacchiere.

Buon giorno, tra una settimana inizia l’avventura degli ORC Worlds 2017 a Porto San Rocco. Non vedo l’ora di vivere il mare come  sogno segretamente da anni. Dai tempi del Dott. Cossi e di Bertocchi e Apostoli (dedicato a muggesani DOC) sono stata lontanissima da questo mondo di vele, per una settimana sarò lì a godermi spettacoli di uomini vs mare (anche in cucina e in cantina)!
Nel frattempo che arrivano gli equipaggi vado alla scoperta di Porto San Rocco, che per me è un luogo importante anche dal punto di vista della storia. In quelle acque si sono costruite navi importanti, il Cantiere San Rocco, dove ha lavorato la maggior parte dei muggesani del secolo passato, anche la mia famiglia, ha lasciato il posto ad un luogo di benessere ma conserva ancora tracce della passata personalità (probabilmente è una questione sentimentale).
Dal secolo scorso ad oggi con la nuova versione del Ristorante TPorto che vedo finalmente con una sua personalità.

Zona relax

A me piace il design d’interni, lo seguo da anni con la mia amica Marisa, e trovo che la nuova atmosfera creata sia piacevole con le distinzioni ben precise tra bar, zona  svago con divani e zona pranzo.
Mentre penso che pranzerò con la vista su uno dei doc del vecchio cantiere che

antipasto di sgombro al fumo di ciliegio

è rimasto com’era arriva il primo piatto di Chef Danilo Vasta. Mentre fotografo questi piatti con una luce naturale bellissima chiacchiero con lui per conoscerlo e ve lo presento con le sue stesse parole, non potrei cambiare nulla, neppure la punteggiatura perchè mi sempre che renda veramente l’idea di com’è questo giovane cuoco che cucina bene
<<Nasco a Catania( città di mare) nel 1986,li rimango solo 3 anni per poi esser trasferito con la mia famiglia(per mancanza di lavoro dei miei genitori) a Milano,dove cresco e frequento le prime scuole d’obbligo….

copyright fiorella.macor

Ritratto di Danilo Vasta.

Durante la mia infanzia mi accorgo in varie vicessitudini di avere una certa curiosità nei confronti del cibo…..uno dei miei ricordi che mi porto dentro è la sveglia mattutina per osservare mio padre al lavoro in cucina per il pranzo domenicale…..

Detto questo da queste cose comincio sempre di più ad avvicinarmi a questo mondo fino ad sceglier di frequentare l’istituto alberghiero è così da intraprendere sempre più in maniera professionale questa strada….

con gli anni ho avuto la fortuna di frequentare e di conseguenza far esperienza in alcuni dei posti più rinomati di Milano…esperienze che mi hanno formato in maniera professionale trasmettendomi uno dei fattori fondamentali della cucina ” il rispetto  per il cibo”…….fattore che ho fatto sempre più mio durante gli anni!

Uno dei principali fattori che caratterizza la mia filosofia culinaria,forse il primo!!!
Nella mia cucina rientrano il rispetto,la genuinità,la semplicità,la stagionalità dei prodotti,la creatività e sopratutto l’istinto!
Nei miei piatti cerco di trovare il giusto equilibrio tra più elementi che possono creare un connubio completo ed entusiasmante al palato senza dimenticare la semplicità di quello che utilizzo.

In quest’ultima esperienza in corso ho cercato anche di avvicinarmi e valorizzare alcuni produttori del territorio con cui amo avere un rapporto diretto e di fiducia…..e cmq quest’ultimo garantire una sicurezza alimentare in quello che trasformo in cucina ….che oggi è la cosa fondamentale!!!>>

Porto San Rocco

In cucina con Chef Danilo

Aggiungo solo che ho spiato un po’ mentre cucinava e mi sa proprio che le sue parole siano vere. Apprezzo molto la cucina che predilige una certa naturalità nei prodotti, che è attenta anche al benessere fisico! Buon lavoro Danilo! (presto mi farà vedere cosa propone per l’aperitivo in bar magari con una nuotata in piscina)

Buon pranzo a tutti!

Questo slideshow richiede JavaScript.