Il Chiosco di MujaVeg alla Festa di San Martino.

Sempre più spesso si sente parlare di vegetariani e vegani. A Muggia la tematica è così sentita che si è costituita un’associazione che organizza eventi e conferenze: il MujaVeg.

Ho avuto modo di incontrare alcuni rappresentanti alla Festa di San Martino dove in un chiosco addobbato da zucche, melograni e colori autunnali è stato possibile assaggiare dei buoni vini e dei dolci completamente privi di ingredienti di origine animale.IMG_20171112_120248623-01

L’atmosfera è quella di casa, sorrisi e allegria accompagnano l’importante messaggio che la filosofia veg porta. Al banchetto ho fatto alcune domande a Cristian, vegano da due anni e vegetariano da circa sette. <<il nostro è un movimento di lotta non meno importante di quelli che si adoperano per la pace o per i diritti delle donne ad esempio>> racconta Cristian <<Abbracciare la filosofia veg è stata la scelta più grande che ho fatto nella mia vita, fino ad allora non avevo mai scelto nulla di veramente importante: cosa mangiare, come vestirmi o se andare o meno allo zoo – lo decideva qualcun altro per me>>. IMG_20171112_120253700_HDR-01Approfondisco con lui questo argomento e mi spiega che il fatto di non mangiare un salame di gatto o un formaggio di topo non è legato a controindicazioni di tipo sanitario o di gusto ma solo culturali. Diamo per scontato che alcuni animali sono adatti per esser impiegati in cucina ed altri no per il semplice motivo che crediamo si sia sempre fatto così. Cristian mi racconta anche che fino al 4.500 A.C. il continente europeo era popolato da una cultura contadina dedita all’agricoltura, stabile e pacifica; senza classi sociali, eserciti e prigioni. Successivamente questa cultura fu cancellata dalle invasioni di un popolo proveniente dalle steppe asiatiche, i Kurgan, dediti alla cultura del dominio sia tra gli umani che sugli altri animali. Quindi si formarono classi sociali, schiavismo, allevamento e da una filosofia positiva basata sull’armonia della vita con la natura si passò ad una cultura basata sulla morte e lo sfruttamento del prossimo che è diventato il modello dominante e che abbiamo conservato fino ad ora esportandolo in tutto il mondo.

Gli chiedo allora come vede il futuro del pianeta <<questo pianeta durerà ancora a lungo, ma molte specie che lo abitano sono in pericolo; pure la nostra>> racconta Cristian <<potremo aver un futuro solo se impediremo che gli animali nascano negli allevamenti. Su questo pianeta siamo in troppi e gli animali da allevamento, da soli, alterano il clima con l’inquinamento più che tutti i mezzi di trasporto messi assieme (aerei, imbarcazioni, automobili, treni, ecc.)>>

Gli chiedo quindi come sia possibile diventare vegetariani/vegani e quali siano i rischi legati all’alimentazione <<non c’è una ricetta da seguire per diventare veg; ogni vegetariano o vegano ha fatto il suo percorso, chi con difficoltà chi con estrema semplicità>> descrive Cristian <<ricordo che la posizione dell’Academy of Nutrition and Dietetics è che le diete vegetariane e vegane se ben equilibrate sono salutari, nutrizionalmente adeguate e possono apportare benefici per la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie, e che queste diete sono adatte in tutti gli stadi del ciclo vitale, inclusa gravidanza, l’allattamento, la prima e la seconda infanzia, l’adolescenza, l’età adulta per gli anziani e per gli atleti.

 

CristianIMG_20171112_120304505_HDR-01<<Abbracciare la filosofia veg è stata la scelta più grande che ho fatto nella mia vita, fino ad allora non avevo mai scelto nulla di veramente importante: cosa mangiare, come vestirmi o se andare o meno allo zoo – lo decideva qualcun altro per me>>. Approfondisco con lui questo argomento e mi spiega che il fatto di non mangiare un salame di gatto o un formaggio di topo non è legato a controindicazioni di tipo sanitario o di gusto ma solo culturali. Diamo per scontato che alcuni animali sono adatti per esser impiegati in cucina ed altri no per il semplice motivo che crediamo si sia sempre fatto così. Cristian mi racconta anche che fino al 4.500 A.C. il continente europeo era popolato da una cultura contadina dedita all’agricoltura, stabile e pacifica; senza classi sociali, eserciti e prigioni. Successivamente questa cultura fu cancellata dalle invasioni di un popolo proveniente dalle steppe asiatiche, i Kurgan, dediti alla cultura del dominio sia tra gli umani che sugli altri animali. Quindi si formarono classi sociali, schiavismo, allevamento e da una filosofia positiva basata sull’armonia della vita con la natura si passò ad una cultura basata sulla morte e lo sfruttamento del prossimo che è diventato il modello dominante e che abbiamo conservato fino ad ora esportandolo in tutto il mondo.

Concludo chiedendo a Cristian come contattare l’associazione se necessito di ulteriori informazioni e materiale per conoscere meglio l’argomento <<i vegetariani muggesani utilizzano principalmente i social per tenersi in contatto, c’è una pagina fb chiamata “Vegetariani e Vegani Muja” che è sempre molto frequentata, ma è possibile anche contattarci tramite mail info@mujaveg.it o tramite la pagina internet www.mujaveg.it. Periodicamente facciamo degli incontri al caffè del teatro Verdi di Muggia>>

…………..mi sa che dobbiamo veramente meditarci su! Buona serata a tutti!

A Trieste l’aperitivo si fa con il prosciutto cotto caldo con senape e kren in crosta di pane

Come promesso ecco la ricetta del Cibo Vincitore di ORC Worlds Trieste 2017 a Porto San Rocco. Dopo una settimana passata ad osservare le abitudini culinarie, non ho dubbi su cosa si sia consumato di più: Usato prima delle regate per le proteine,dopo antipasto della cena degli equipaggi, come stuzzichino per un languore improvviso, non saprei dire quanti prosciutti sono stati consumati ….è stato onnipresente e l’indiscusso vincitore nella mia classifica (accompagnato da birra o spritz di vino bianco).
Per voi, un po’ di storia e la ricetta!

Pochi sanno che Trieste è una delle capitali del prosciutto. Il primato deriva non da un territorio vocato alla suinicoltura, ma dalle competenze dei produttori giuliani nella preparazione della salumeria cotta. Il prosciutto – che oggi aspira alla denominazione europea di Cotto di Trieste, anche se molti lo chiamano ancora Praga – rimanda al passato asburgico della città. Tradizione vuole che siano state proprio le donne di servizio boeme a importare le pietanze mitteleuropee.
Fiore all’occhiello della gastronomia cittadina è il prosciutto in crosta di pane, preparato con la ricetta storica che il popolo giuliano tramanda da oltre un secolo. Le cosce suine fresche vengono profumate con aromi naturali e affumicate a caldo con trucioli di legno d’abete.

Il pane del cotto detto anche biscotto

Successivamente il prosciutto, disossato, viene cotto in caldaie, per poi essere completamente avvolto nell’impasto del pane e messo in forno per almeno otto ore (la cottura ideale è di un’ora per chilo). I profumi vengono trattenuti dal pane, che rende la carne morbida e gustosa.
Il prosciutto cotto in crosta va rigorosamente affettato a mano. La fetta risulta di un bel colore rosato e il sapore è dolce, delicato e leggermente affumicato. È ottimo come secondo ma dà il meglio di sé per un aperitivo o un brunch, mangiato caldo con senape o una grattugiata di cren (radice di rafano). Il gusto piacevolmente corposo richiede l’abbinamento con vini bianchi intensi, come un Isonzo Pinot Bianco o un Friulano.
L’eredità del passato asburgico di Trieste si riflette ancora oggi nel consumo abituale di prosciutto in crosta.
Buon appetito!!

A bordo della Silver Age a scoprire cosa mangia e beve il suo team, ORC Worlds Trieste 2017.

Oggi sono rimasta a terra! Bello il mare e belle le regate ma la mia curiosità principale è conoscere le abitudini alimentari degli equipaggi e oggi mi sono intrufolata sulla Silver Age con la mia sommelier personale, nonchè sorella, Ornella.

Silver Age

Spumante Rotari…ma solo dopo la regata!

Bella barca anche secondo me che sono profana ma esteta con un equipaggio veramentesimpatico e disponibile. Dal sito .yachtclubmdv.it scopro che “è una barca da regata di 12 m dal curriculum vincente, con attrezzature ed allestimenti all’avanguardia; progettata da Bruce Farr e costruita nei cantieri neozelandesi Cookson Boats ”
Volevo far qualche foto in cambusa con l’equipaggio ma fervono i preparativi per la regata delle 13 perciò restiamo fuori a goderci una lievissima brezzolina che sminuisce il calore forte del sole in un cielo terso.
Scopro ancora che non si cucina, non si portano piatti pronti ma panini di prosciutto cotto Praga e la bresaola  che sono gli apportatori di proteine immancabili.
Prima di una regata oltre all’assunzione di integratori vitaminici si mangiano banane e cioccolato fondente extra al 98% ,si sa che il nostro organismo produce endorfine durante attività fisiche intense ed il cioccolato ne stimola la formazione. In parole povere, il cioccolato è capace di riprodurre lo stesso stato di beatitudine che fa provare l’amore, dona gioia e felicità, quale miglior medicinale per lo stress di prove importanti? Questi gli ingredienti principali con un’aggiunta di tanta acqua….
Ma quando si festeggia? La parte veneta del team ama le bollicine con gli spumanti trentini come il Rotari che ho visto in cambusa (Rotari coltiva le proprie uve Chardonnay e Pinot Nero in Trentino, un ambiente incontaminato e dal clima montano ideale per ottenere spumanti complessi, eleganti e raffinati, dai profumi irripetibili altrove. Rotari segue l’antica e raffinata tecnica produttiva del Metodo Classico, forte della vocazione del territorio, particolarmente vocato grazie a una perfetta combinazione di terreni e varietà di microclimi, e della sua tradizione viti-enologica, garantita dal sigillo Trentodoc.)
L’Istriano invece (non mi ricordo il nome accidenti alla mia scarsa memoria) ama la Malvasia Istriana oppure i classici spritz di vino bianco con Radenska, acqua minerale slovena.  Mauro il romagnolo è quasi astemio…qualche birra ogni tanto così!
Ornella passa dal vino al cibo con Mauro che ci dice un particolare della ricetta del brodetto di pesce di casa sua, Porto Garibaldi, una frazione di Comacchio. Prima di finire la cottura si aggiunge sempre un poco di aceto, retaggio antico ma sempre in auge(probabilmente serviva a coprire l’odore del pesce visto che il brodetto era, indietro negli anni, un piatto povero fatto con gli scarti).
Un particolare che ha lasciato interdetta la sommelier è stato il fatto che dei veneti, amanti di buoni vini, non sanno cos’è la Garganega, il vitigno autoctono simbolo del Veneto. (lo stanno sradicando per piantare Prosecco visto che non riescono a soddisfare le esigenze commerciali…mah..che dir?)

Il vitigno Garganega è la varietà a bacca bianca più importante delle province di Verona e Vicenza, e domina le colline delle DOC Soave e Gambellara. La Garganega non ha una sua spiccata aromaticità, ma un patrimonio di profumi tra cui spiccano la mandorla e i fiori bianchi. Non è caratterizzata da una acidità preponderante ma piuttosto da un equilibrio di estratti e zuccheri. Alcune testimonianze fanno appartenere la Garganega alla famiglia dei Trebbiani,  e quindi di origine etrusca, altri ritengono che sia piuttosto derivante dal gruppo dei Greci, anche se le sue caratteristiche ampelografiche sono diverse.
La nostra chiacchierata finisce così con la promessa di rivederci stasera alla cena degli equipaggi e, a proposito, corro a vestirmi e vado a scocciare un po’ i cuochi che stanno preparando il banchetto!! Buon pomeriggio a tutti!

 

Oggi ho scoperto gli Agretti detti anche Barba dei frati, lischi o roscano.

Oggi, a casa di mia figlia, ho cucinato una verdura mai vista! Si chiamano agretti, ma come molti altri tipi di verdure e ortaggi in varie parti d’Italia sono conosciuti con nomi tipici locali, come ad esempio Barba di Frate; forse perché la evocano, così lunghi, affusolati e raccolti a mazzetti. Ma sono anche noti come senape dei monaci, lischi o roscano. Il sapore è leggermente amaro, il che spiega la denominazione agretti. Il nome ufficiale comunque è Salsola Soda, e la curiosità è che la salsola è un tipo di pianta famosissimo, poiché tutti l’hanno visto almeno una volta in un film, ma pochi ne conoscono il nome. Si tratta di quegli arbusti che rotolano nel vento in ogni film western che si rispetti, o in ogni parodia, o film d’animazione, o rappresentazione, collegata al genere western. In inglese si chiamano tumbleweed, in italiano appartengono al genere Salsola, che comprende più di cento varietà, di cui molte sono commestibili, tra cui, appunto, la Salsola Soda. Gli agretti sono i germogli e i rametti più giovani e teneri della pianta, poiché quelli più vecchi e ramosi non sarebbero edibili. Il nome Soda deriva dal fatto che, se fatta ardere, permette l’estrazione di carbonato di sodio, di cui è ricca: in ambito industriale è stata largamente coltivata proprio per questa caratteristica, ed è stata una fondamentale fonte di soda fino all’800.

Barba dei frati con olive taggiasche

Gli agretti sono ricchi d’acqua e di fibre, quindi hanno un ottimo effetto sulla diuresi e la regolarità intestinale, e possono addirittura risultare lievemente lassativi. Contengono vitamina A,C e vitamine del gruppo B, soprattutto B3. Tra i minerali i più presenti sono potassio, calcio,magnesio e ferro. Oltre alle proprietà diuretiche hanno proprietà depurative, grazie anche all’alta presenza di clorofilla e rimineralizzanti. Non hanno controindicazioni nelle diete ipocaloriche poiché contengono pochissimi carboidrati, i lipidi sono ancora più scarsi.
Qualche ricetta che ho trovato in giro per il web (oggi li abbiamo lessati e poi fatti saltare in padella con olive tagiasche ed aglio)

Tagliatelle agretti feta e noci (mi ispira molto)

Ingredienti per 2 persone
  • 180 gr. di tagliatelle
  • 200 gr. di agretti
  • 100 gr. di feta
  • 25 gr. di noci
  • 1 spicchio di aglio
Portata: Primi piatti
Difficoltà: Facile
Tempo di preparazione:
Tempo di cottura:
Tempo totale:
Mettete a bollire l’acqua della pasta, lessateli per qualche minuto in acqua salata, poi scolateli e metteteli da parte. Tritate grossolanamente le noci.Fate dorare in un pochino d’olio uno spicchio d’aglio in camicia, poi toglietelo e fate saltare nel tegame con l’olio le noci per qualche istante.  Unite gli agretti e fateli insaporire amalgamandoli alle noci.  Tagliate a dadini la feta. Scolate le tagliatelle tenendo da parte un pò di acqua di cottura e versatele nel tegame con il condimento. Unite anche la feta, l’acqua di cottura necessaria e amalgamate bene il tutto regolando di sale.Impiattate e servite le vostre tagliatelle agretti, feta e noci!!!

Farinata con agretti di Stefy vegan chef

  Ingredienti : 2 tazze di farina di ceci,acqua qb, 200 gr. di agretti , sale rosa dell’ Himalaya, 1 finocchio, una manciata di capperi, olio evo,1/2 arancia.
Versare la farina di ceci in una ciotola e unire tanta acqua quanto basta per avere un impasto liquido, aggiungere 2 cucchiai di olio evo e il sale. Lasciarlo riposare per almeno un oretta.Nel frattempo lessare per una decina di minuti gli agretti in acqua salata.
Versare ora gli agretti nella ciotola con l’impasto, mescolare e cuocere in pentola per 10 minuti per parte.Accompagnare con un’insalata di finocchi e capperi condita con olio evo e succo d’arancia.

Buon appetito!

Petto di pollo con zenzero e ananas freschi per aiutare la digestione.

Fare indigestione di cioccolata non mi era mai successo! Stavolta ho esagerato e oggi ne ho pagato le conseguenze, bruciori e nausea, fastidiosissimo lo stomaco sotto sopra! Ho preso un po’ di paura e son corsa subito a cercare dei rimedi naturali, il cibo.
Prima con la mia ormai cara tisana allo zenzero (fatta in casa con ginger fresco) e poi con una cenetta che non facevo da tempo ma che non è solo sana ma gustosa e veloce.
Vi do questa ricetta che arriva dall’India e che ho un po’ modificato e Buon Apettito!

Ingredienti:
– petto di pollo in fettine sottili
– un bicchiere di yogurt bianco non dolce
– un pugnetto di zenzero fresco sbucciato e tagliato a pezzettini
– fettine di ananas fresco a proprio piacere
– olio extravergine di oliva , un cucchiaio o meno
– un pizzico di sale.
(le dosi si regolano a piacere)

Amalgamare lo yogurt con lo zenzero, l’olio e il sale in un contenitore basso,

Pollo zenzero e yogurt

Cena leggera per aiutare la digestione con ananas e zenzero!

aggiungere le fettine di pollo nella crema e spalmarla bene su tutta la carne in modo che sia coperta bene. Mettere in frigo almeno per mezzora.
Cucinare in una padella antiaderente per qualche minuto, girando spesso le fette.
Appena l’acqua del pollo evapora mettere le fettine di ananas che diventeranno un pò caramellate.
Lo yogurt diventerà molto scuro ma non è bruciato, non prendete paura!

Un piatto leggero e sano per dare una mano alla nostra digestione!

Pasquetta di relax e revival anni 80 con una pasta alle fragole.

Finita anche Pasquetta, il tempo ha tenuto e adesso ci saranno code ai confini per il rientro e son proprio contenta di essere a casa.Una Pasqua un po’ nostalgica ma molto serena, sono stata brava anche con il cibo, a parte la cioccolata e mi sono presa un po’ di tempo anche per me, un relax mentale che è andato in giro per ricordi.
Non so perchè ma mi sono tornati in mente gli anni 80 con tutte le prime stranezze che apparivano nei locali. Tanta panna dappertutto, grassi intrugli e nello stesso tempo nasceva la cucina vegetariana, aprivano i ristoranti esotici, un periodo decisamente pieno di contraddizioni.La prima cosa “strana” che ho mangiato in quei anni è stata la pasta alle fragole, ricordo che eravamo al Ristorante Città di Cherso in Via Cadorna a Trieste e ho voluto provare questo gusto così diverso dal solito. Non ne sono rimasta entusiasta ma ogni tanto mi piace, una volta all’anno, quando ci sono le fragole più buone,
Ripensando a quegli anni mi vengono in mente i must: tortellini, panna, prosciutto e piselli, decisamente invernali, le penne alla vodka, i gamberetti in salsa rosa come antipasto e le orecchiette alla Baffo. La cucina si è molto alleggerita da allora, c’è più attenzione per la salute fortunatamente senza dover rinunciare al gusto perchè anche il palato vuole la sua parte.
Avevo le fragole, la panna, yogurt e ancora un po’ di burro perciò ho optato per una fettuccine all’uovo con le fragole, la prossima volta la provo con un altro tipo di pasta che all’uovo non mi ha soddisfatto.
Ecco la mia ricetta senza dosi :
– fragole
– burro
– panna da cucina
– yogurt bianco magro
-noce moscata e/o pepe secondo i gusti, io uso solo un pizzichino di noce moscata perchè non amo il pepe.

Lavare velocemente le fragole sotto l’acqua corrente (così salviamo tutte le proprietà benefiche del frutto). Prendiamo una parte di fragole e frulliamole per un attimo con lo yogurt e un po’ di panna. In un tegame sciogliere lentamente il burro senza farlo friggere ed aggiungere la panna rimasta più la salsa frullata. Da parte tagliare a pezzettini le fragole rimaste.

Pasta alle Fragole

Una pasta molto anni 80

Cotta la pasta mettetela nella padella con la salsa e mantecate lentamente per qualche minuto, aggiungete una grattatina di noce moscata e un po’ di sale, in finale prima di spegnere il fuoco mettete le fragole a pezzetti. Mescolare velocemente, spegnere il fuoco e portare presto a tavola, se si raffredda è pessima. Servire con un Vino Rosè Lancers, colonna sonora gli Spandau Ballet e l’atmosfera sarà decisamente vintage 80.
E adesso vado a nascondere la cioccolata dell’uovo di pasqua, buona serata a tutti!

 

Fragole a merenda con lo yogurt.

Buongiorno!
Zuccheri “buoni”, sali e poche calorie, una merenda perfetta per la primavera.
Semplicissima: yogurt magro e tanti pezzettini di fragole fresche, mescolare, lasciare un po’ in frigo per far amalgamare il sughetto delle fragole allo yogurt e gustare.
I benefici di questa merenda sono tantissimi.
Pur essendo così dolce e appetibile, la fragola contiene poche calorie. Ha prima di tutto un’azione depurativa e disinfiammante, attiva gli antiossidanti già presenti nell’organismo e ha una marcata azione di stimolo sulle attività metaboliche, inoltre contengono l’acido acetilsalicilico che riattivano le difese immunitarie. Ma non è tutto: vitamina B, vitamina C, calcio, magnesio, ferro, potassio e sali che riattivano il metabolismo.Infine, con le fragole facciamo scorta di fibre che favoriscono la sensazione di pienezza gastrica, un lento assorbimento degli zuccheri e quindi il mantenimento dell’equilibrio glicemico.
E che dire dello yogurt? Sappiamo tutti quanto faccia bene.
Si stima che la nascita dello yogurt risalga a circa 3.000 anni a.C. in Mesopotamia. Si diffuse in Europa nel XX secolo e già se ne conoscevano le proprietà benefiche per la salute, per cui non era considerato un semplice cibo, fra i primi rimedi officinali che si studiarono furono gli effetti benefici dello yogurt sullo stomaco.
Lo yogurt fa parte dei latticini, poiché deriva dalla fermentazione del latte, ma è decisamente più digeribile e più salutare, inoltre non da luogo ad intolleranze poiché contiene pochissimo lattosio.
I benefici che otteniamo sono molteplici:riequilibra la flora batterica intestinale e facilita la digestione, produce antibiotici naturali e rafforza il sistema immunitario, previene danni al fegato grazie alla vitamina B e aiuta la linea (specialmente se è magro) perchè è un ottimo spuntino spezza fame. Importante anche il fatto che Il suo consumo riduce la formazione di solfuro di idrogeno, che è la causa dell’alitosi e del tumore al colon.

Pochi grassi e tanti benefici.

Una merenda semplice e gustosa.

Ho anche scoperto che gli scienziati della Marmara University, in Turchia, hanno dimostrato che mangiare yogurt apporta benefici ai denti. Infatti nessuno degli zuccheri e dei grassi contenuti in questo alimento hanno provocato l’erosione dello smalto.Addirittura l’acido lattico contenuto nello yogurt pare avere proprietà salutari nei confronti delle gengive e nella prevenzione di molte malattie paradontali.

Mi fermo qua perchè a studiar bene ci sono ancora tanti benefici dall’assunzione di questi due gustosi alimenti e ve li raccomando…in abbondanza!
Buona merenda sana a tutti!

Eliminiamo le tossine con il carciofo!

Le propietà del carciofo

Il carciofo è una pianta della famiglia Asteraceae coltivata in Italia e in altri Paesi per uso alimentare e, secondariamente, medicinale.

Il proverbio della Candelora ci dice che ”Se la vien con sol e bora de l’inverno semo fora. Se la vien con piova e vento, de l’inverno semo drento.”…….e pioveva…
consoliamoci allora con un ortaggio che ci fa proprio molto, ma molto bene!

Il carciofo è una pianta dalle particolari proprietà di origine mediterranea, con un fusto robusto e ramificato. La sua altezza può raggiungere un metro e venti centimetri. È un ortaggio ben conosciuto e consumato fin dai tempi antichi, era già utilizzato come alimento dal popolo egiziano ed in seguito dai greci e dai romani.I carciofi sono una fonte preziosa di potassio e sali di ferro.
Contengono un principio attivo, la cinarina, che favorisce la diuresi e la secrezione biliare. Di solito se ne mangiano il fiore e le brattee, dopo aver eliminato quelle esterne, più dure.
Protettori indiscussi del fegato, i carciofi provocano un aumento del flusso biliare e sono molto indicati nella dieta dei diabetici. L’infuso preparato con le foglie di carciofo, cui possono essere associate altre erbe, è davvero miracoloso dal punto di vista di stimolazione della diuresi ed eliminazione delle tossine: il sapore è molto amaro, ma il beneficio è assicurato. I carciofi sono anche tra gli alimenti con il più alto contenuto di fibre, utili quindi per la regolarità intestinale.
Ricco in ferro e povero in calorie, il carciofo rientra spesso tra i consigli nutrizionali anche per il buon contenuto di altri sali minerali (calcio, fosforo, sodio, potassio) e di alcune vitamine (A, B1, B2, C, PP).

VARIETÀ

A differenza del carciofo selvatico (ricco di spine), la varietà addomesticata per l’orto è in genere più gentile alle mani del contadino, pur con alcune eccezioni (lo spinoso sardo). Fra le varietà più conosciute in Italia ci sono:
– il Catanese o Violetto di Sicilia, varietà più diffusa in particolare al Sud Italia,
– il Romano (“mammola”) e il simile Paestum (IGP), denominati secondo le aree cui fanno riferimento le colture,
– il Violetto di Toscana,
– lo spinoso sardo, con una varietà ligure molto simile conosciuta come carciofo spinoso d’Albenga.

In Cucina
Una ricetta semplice per cucinare i carciofi è quella di farlo a spicchi in padella. Come procedere? Prendere i vostri carciofi, puliteli e tagliateli. Poi gettateli in una padella con dell’olio d’oliva e uno spicchio di aglio schiacciato. Aggiungete un po’ di sale a piacimento e lasciate cuocere, mescolando di tanto in tanto, bagnando con un po’ di brodo o dell’acqua calda per rendere più lunga la cottura e più morbido il carciofo, evitando che si bruci.

A fine cottura spolverate con del prezzemolo tritato. Semplice, no?

Altra ricetta semplice su come cucinare i carciofi è quella di farli al forno. Basta tagliare i carciofi a spicchi, assieme a delle patate, metterli in una teglia con olio d’oliva, qualche spicchio d’aglio e sale e pepe. Copriteli con della stagnola e infornate per 15 minuti a 180°. Poi togliete l’alluminio e continuate a cuocere per qualche altro minuto.

Un piatto classico della cucina con i carciofi è quella della tradizione ebraica romana, ovvero i carciofi alla giudia. Qui è molto importante la pulizia dei carciofi, eliminando le foglie esterne più dure, fino ad arrivare a quelle interne più morbide, e poi effettuando un taglio a metà longitudinalmente. Immergete i carciofi in una bacinella con dell’acqua e limone per almeno 10 minuti e aprite le foglie. Poi friggeteli a testa in giù in olio d’oliva caldo, non bollente. Una volta raffredati, apriteli a mo’ di rosa sbocciata e conditeli con sale e pepe. Poi friggeteli nuovamente per qualche minuto.

Sempre a Roma, si preparano i carciofi alla romana. Come?

Pulite i vostri carciofi lasciando un pezzettino di gambo, tagliate le punte e svuotateli del ripieno. Farciteli con un trito di prezzemolo, mentuccia e aglio. Poi, a testa in giù, adagiateli in un tegame o una pentola dai bordi alti e copriteli di acqua, e olio d’oliva, o brodo. In questo modo, vanno cotti per circa 30 minuti.

Buon appetito!

Insalata Russa o Insalata Olivier.

Russian salad appetizer in a nice white plate with red plate underneath.

Russian salad appetizer in a nice white plate with red plate underneath.

Ciao, siamo tutti indaffarati in mille cose da fare e pensare, il cibo è di primaria importanza e i menù son fatti , bisogna far la spesa e iniziare a cucinare.
Stamattina ho avuto un’amare delusione: in pescheria mi hanno detto che non ci saranno passere (di mare) nel menù della Vigilia !!!! Il tempo non è buono per e non c’è pescato…che delusione ! Ho dovuto optare per altro e ho pensato anche all’Insalata Russa e a quanto tempo che non cucino per piacere.
L’insalata Russa o,Insalata Olivier, dal nome del cuoco belga che l’ha creata, è un classico che non tramonta mai !. Appetitosa e colorata , un antipasto ma anche un contorno. Piatto tipico della cucina tradizionale russa e della cucina piemontese ma presente in tutte le rosticcerie italiane…da sempre..
Mi piace, quando la trovo nei buffet di qualche festa devo sempre trattenermi per non mangiarne troppa, non è bello !
.Però deve essere buona, non quella già confezionata degli hard discount, quella con la maionese bianca che sa di cera di scarpe e la verdura di polistirolo/gomma, deve essere di qualità meglio se fatta in casa , anche la maionese. Per chi è in dieta si può anche fare la versione light con yogurt o con la panna acida usata in Russia e nei paesi dell’Est Europa .

Strano ma vero, mi è tornata la voglia di cucinare. e mi sa che la prima ricetta meno semplice sarà proprio la maionese .

Ingredienti per Insalata russa: la ricetta originale

  • 350 grammi di patate a pasta bianca o gialla
  • 200 grammi di carote fresche
  • 100 grammi di fagiolini
  • 100 grammi di pisellini novelli freschi
  • 2 cucchiai di capperi
  • 4 di uova
  • 3 di cetriolini
  • 1 cucchiaio di olio extra-vergine di oliva
  • 1 cucchiaino di aceto bianco
  • 250 grammi di maionese (o in alternativa 250 grammi di smetana, la panna acida usata in Russia)

Preparazione

  1. Per prima cosa dovete lavare, sbucciare e tagliare a cubetti le patate e le carote, aiutandovi con una mandolina e metterle a bagno nell’acqua fredda perché non si anneriscano.

  2. Successivamente lavate e spuntate i fagiolini e mettete insieme le verdure con i piselli sgranati in una grande casseruola.

  3. Lessate il tutto per circa 10 minuti in abbondante acqua salata acidulata con un cucchiaio di aceto bianco. Suggerimento: le verdure devono essere “al dente” e non molle, state attenti ai tempi di cottura ed assaggiatele saltuariamente, eventualmente lessandole meno.

  4. Una volta lessate le verdure, dovete asciugarle bene sulla carta assorbente.

  5. Mettete quindi in una ciotola l’olio, l’aceto, un pizzico di sale e di pepe.

  6. Emulsionate bene gli ingredienti e incorporate le verdure e i cetriolini tagliati a dischetti.

  7. Mescolate fino ad ottenere un composto omogeneo.

  8. A questo punto dovete amalgamare la maionese alle verdure senza comunque annegarle.

  9. Sistemate l’insalata russa fatta in casa in un piatto da portata e se volete decorate con capperi e cetrioli.

    https://www.facebook.com/The-foodie-and-everything-else-1173930919335294/? 

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Pasticcio di verdure…vegano…

Buon lunedì a tutti! Mentre mi preparo a farvi conoscere la nostra Festa di San Martino in programmazione questo fine settimana (da lunedì 11 a domenica 13) vi faccio conoscere un pasticcio di verdure vegano fatto da mia sorella. Lo so , per molti, l’alimentazione vegana è povera e senza gusto, ma non è così. La sto conoscendo tramite mia Sister e posso dire che , per una golosa buongustaia come me, ci sono un sacco di ricette che fanno venire l’acquolina in bocca!

Questo pasticcio è fatto esattamente come quelli “normali” solo che ha questi ingredienti:
Besciamella fatta con latte di soia e farina integrale
lievito alimentare in scaglie
burro di soia

Le verdure :
peperoni
porro
cipolla
patate
carote
piselli
funghi
asparagi
broccoli di Spano

Preparazione

Lavare gli ortaggi,  quindi tagliarle a cubetti e lessarle in una pentola con abbondante acqua bollente salata. Adesso scolarle e farle raffreddare quindi condirle con parte della besciamella e del lievito alimentare in scaglie, del sale e del pepe. Versare le verdure in una teglia imburrata con il burro di soia e cospargerne la superficie con la besciamella rimasta ed una manciata di lievito alimentare in scaglie. Trasferire in forno caldo a 180 °C e cuocere per circa 15 minuti. Servire tiepido in modo che abbia il tempo di compattarsi a dovere.

Buon appetito a tutti!

Vegetable pie with soy milk, nutritional yeast flakes and white sauce with whole wheat flour, vegan diet.

Vegetable pie with soy milk, nutritional yeast flakes and white sauce with whole wheat flour, vegan diet.