Vellutata di cetrioli, patate, basilico e yogurt greco.

Buona domenica!
Ieri sono stata in campagna da un’amica che mi ha riempito di verdure fresche del suo orto e fatto assaggiare una minestra di cetrioli buonissima e perfetta per l’estate!
Ho anche fatto una ricerca sul “cucumero” (come lo chiamiamo noi) e ho scoperto un sacco di proprietà che non conoscevo:

Sorprendenti cetrioli!

Pensavate che i cetrioli fossero semplicemente degli ortaggi salutari? Dai postumi di una bevuta, all’alitosi fino alla CELLULITE, ebbene sì, i cetrioli offrono un valido aiuto per problemi di ogni tipo. Chi poteva immaginarselo! Queste nuove scoperte portano gli effetti benefici del cetriolo ad un livello sorprendente
1.  I cetrioli soddisfano gran parte del tuo fabbisogno giornaliero di vitamine, un solo cetriolo contiene Vitamina B1, Vitamina B2, Vitamina B3, Vitamina B5, Vitamina B6, Acido Folico, Vitamina C, Calcio, Ferro, Magnesio, Fosforo, Potassio e Zinco.
2. Calo di rendimento a metà pomeriggio? dimenticati delle bibite piene di caffeina e mangiati un cetriolo. Con la sua buona dose di Vitamina B e carboidrati, farai un veloce rifornimento di energia per arrivare fino a sera.
3. Vuoi combattere i languorini improvvisi? I cetrioli sono stati usati per secoli dagli esploratori e commercianti europei per mettere a tacere la fame.
4.Sei stressato e non hai tempo di concederti un massaggio o un paio d’ore in una spa?Taglia un cetriolo intero e versalo in una pentola piena di acqua bollente, le sue sostanze nutritive e chimiche verranno rilasciate attraverso il vapore, creando un aroma calmante e rilassante, che si è dimostrato efficace nel ridurre lo stress di giovani madri e studenti in fase preesame.

Fresh summer soup of cucumber, potatoes, basil and yogurt

5.Dopo un pranzo di lavoro e ti accorgi di essere senza mentine o chewing-gum? Metti in bocca una fettina di cetriolo e tienila premuta con la lingua contro il palato per 30 secondi; le sostanze fitochimiche combatteranno i batteri del cavo orale responsabili dell’alito cattivo.
6. Cerchi un modo per salvarti dai postumi o da un brutto mal di testa? Mangia qualche fettina di cetriolo prima di andare a letto e ti risveglierai fresco come una rosa e con la testa leggera. I cetrioli contengono zucchero, vitamine B e elettroliti sufficienti a reintegrare i nutrienti bruciati nello sforzo di rimanere in piedi la sera prima!
7. Vuoi sistemare una porta cigolante ma hai finito il lubrificante? Strofina una fetta di cetriolo sul cardine problematico, et voila, il cigolio non c’è più!
8.Stai scrivendo a penna e vuoi correggere un errore? La buccia del cetriolo rimuove non solo l’inchiostro dal foglio, ma è efficace anche per cancellare le “decorazioni” a pastello o a pennarello fatte dai bambini sulle pareti di casa!
9. Cerchi un detergente ‘verde’ per pulire rubinetti e lavandini in acciaio? Una fettina di cetriolo, strofinata sulle superfici, lucida e rimuove anni di macchie, senza lasciare strisce o irritare la pelle delle mani.

Fresh summer soup of cucumber, potatoes, basil and yogurt

10. Due fette di cetriolo sugli occhi vi sembrano un rimedio all’antica? Eppure sono efficacissime per decongestionare e sgonfiare borse e occhiaie! Scoprite tutte le proprietà benefiche del cetriolo applicato sulle palpebre e non potrete più farne a meno!

E dopo tutte queste news…eccovi la ricetta!
Ingredienti:
800 gr di cetriolo
2 patate grandi
un po’ di basilico
uno yogurt greco (puo essere sostituito con panna da cucina se volete che diventi più grasso)
1 dado vegetale
olio extravergine d’oliva

Tagliate a pezzetti i cetrioli e le patate, unite il basilico e il dado vegetale aggiungete 1 l d’acqua e lessate. Quando le patate sono tenere frullate il tutto con il mixer ad immersione, aggiungete lo yogurt e frullate ancora qualche secondo.Condite con qualche goccia di buon olio extravergine (se siete a dieta potete farne a meno )..
Ottima anche fredda……magari in spiaggia con qualche cubetto di ghiacci! Vi rinfrescherà e ridarà vitalità
Buon appetito!

Fresh summer soup of cucumber, potatoes, basil and yogurt

La ricetta dell’impanatura perfetta.

Si sa: tutto è più buono quando è impanato e fritto…anche le suole di scarpe (da noi si dice così), L’impanatura con il pangrattato conferisce a carne, pesce e verdure una croccantezza deliziosa, non sarà sanissimo ma, ogni tanto, è un peccato di gola che va assolutamente fatto!
L’impanatura, detta anche panatura, è di norma realizzata intingendo gli alimenti in successione nella farina, nelle uova sbattute e nel pangrattato creando così un rivestimento croccante. La pastella, utilizzata anch’essa per friggere carne, pesce e verdure, viene invece realizzata con un mix di farina, uova e latte, in cui intingere poi i cibi da friggere.

Per far sì che l’impanatura sia uniforme e croccante segui questi pratici consigli:

1.       Infarina l’alimento su tutti i lati, scuotendolo poi per eliminare la farina in eccesso

Dishes of fried and breaded food for a wedding in the countryside outdoors in the summer.

2.       Passalo nell’uovo sbattuto (condito con sale e un cucchiaio d’olio per rendere il tutto ancora più croccante)

3.       Coprilo uniformemente con il pangrattato, premendo bene

4.       Friggi immediatamente in padella, in modo che l’impanatura non si inumidisca troppo

I cibi impanati dovrebbero essere fritti completamente immersi nel grasso ad una temperatura non troppo alta, per evitare che si brucino.

Una panatura perfetta deve essere croccante, non deve inumidirsi troppo di olio e, soprattutto non deve staccarsi.
Per avere un ottimo risultato, le nonne suggeriscono di evitare di aggiungere il sale alla farina, all’uovo o al pangrattato.
In tal modo la panatura rimarrà aderente e croccante.

Scegliere la farina per una panatura croccante

Semola di grano duro rimacinata

La semola di grano duro rimacinata presenta una granulometria più fine rispetto alla semplice semola di grano duro, ma più grossolana rispetto alla farina di grano tenero.

Questa semola, dal caratteristico colore giallo ambrato, oltre ad essere perfetta per pizze, focacce ed altri lievitati, è ottima anche per la preparazione delle panature.

A seconda dei vostri gusti potete preparare la panatura usando la semola di grano duro da sola oppure miscelandola con farine a grana più fine.

Per via del suo profumo e della sua sapidità, la semola di grano duro rimacinata si presta specialmente ad impanare carne e verdure.

Farina di mais giallo

La farina di mais giallo, soprattutto se unita ad amido di mais, che garantisce una aderenza perfetta della panatura al prodotto, è perfetta per la preparazione di panature davvero croccanti.

Poiché la superficie del mais è liscia e poco porosa, la farina ottenuta da questo cereale ha il vantaggio di assorbire i grassi di cottura in misura decisamente inferiore rispetto ad altre farine. Per questa ragione la panatura a base di farina di mais giallo risulta leggera e facilmente digeribile.

La farina di mais giallo è ottima per impanare sia la carne sia il pesce.

Farina di riso

Anche la farina di riso, ricavata dall’omonimo cereale, è una farina adatta alla preparazione di una buona panatura.

La farina di riso, come quella di mais, assorbe molto poco i grassi di cottura e questo fa sì che, anche a contatto con olio o burro, la panatura rimanga croccante, piuttosto asciutta e, di conseguenza, leggera.

PANGRATTATO!
Reperibile anche al supermercato, il pangrattato fatto in casa ha certamente tutt’altro sapore.La versione originale prevede di grattugiare il pane secco avanzato, conservato in dispensa lontano da fonti di luce o umidità, e di ridurlo in granella più o meno fine: ma sapete che esistono delle alternative per personalizzare il classico pangrattato?
Il pangrattato aromatizzato esalta il sapore delle pietanze e le rende più appetibili ed è per questo che conviene tenerlo sempre a disposizione, una volta preparato lo possiamo dividere in porzioni  e congelare in sacchetti. Con cosa aromatizzare il pangrattato dipende dai nostri gusti, possiamo utilizzare: prezzemolo, aglio, timo, salvia, basilico, olio evo, rosmarino e tanto altro….
Buon appetito!

 

Polpette di miglio e spinaci

Buongiorno!
E’ da sfatare il mito che il miglio sia solo cibo per uccellini! In realtà, questo cereale, ha delle proprietà che fanno molto bene all’organismo umano:è ricco di vitamine e sali minerali, è facilmente digeribile e assimilabile ed è naturalmente senza glutine, adatto quindi anche all’alimentazione dei celiaci.
Diuretico ed energizzante, il miglio è consigliato in fitoterapia per contrastare lo stress, l’anemia, la depressione e la stanchezza, in particolare quella di origine intellettuale.
La reintroduzione del miglio nell’alimentazione rappresenta una scelta salutare ma anche gustosa! Di sapore dolce e delicato, questo cereale risulta infatti ben digeribile.
Mia Sister ha trovato questa ricetta sulla rivista Vegetarian www.cottoecrudo.it e ve la consiglio caldamente, è un piatto gustoso e fresco….

Ingredienti per 4 persone:

Polpette di miglio e spinaci

  • 140 g di miglio
  • 450 g di spinaci freschi
  • 1 cipolla
  • pangrattato (o farina di ceci)
  • olio e.v.o.
  • 200 g di polpa di pomodoro
  • 350 ml di brodo vegetale
  • 1 rametto di timo
  • prezzemolo
  • sale

Sciacquate bene sotto l’acqua corrente il miglio in un colino a maglie fini; in un tegame fate tostare, leggermente, il miglio con un filo d’olio e ½ cipolla tritata finemente.

Versate il brodo caldo; portate a ebollizione, mettete il coperchio e fate cuocere per 20-25 minuti (o finché il liquido è assorbito), poi, fatelo raffreddare; togliete il coperchio e levate dal fuoco.

Lavate bene gli spinaci e sbollentateli qualche minuto in una pentola capiente (ma con pochissima acqua) e un pizzico di sale.

Scolateli, strizzateli e tritateli fini, poi, metteteli in una ciotola con il miglio e amalgamate bene il tutto con un cucchiaio di legno; aggiustate l’impasto con del pangrattato (o della farina di ceci), al fine di ottenere un composto lavorabile con le mani.

In un tegame fate imbiondire la ½ cipolla tritata finemente con un filo d’olio, quindi, rosolatevi dentro le polpettine per qualche minuto, poi, aggiungete la polpa di pomodoro e unite il trito di timo.

Salate e fate insaporire le polpette per 10 minuti, servite ben calde con del pane affettato tipo toscano.

Buon appetito!

Una gara di cucina con la Mystery Box tra gli allievi cuochi: il Premio Sfreddo.

Prima volta che assisto dal vivo ad una gara di questo tipo, è stato proprio interessante osservare questi giovani cuochi mentre creano un piatto con un prodotto del Salumificio Sfreddo , un’azienda storica di Trieste, e altri 4 ingredienti a sorpresa

Mystery Box fiorella.macor photography

IL Presidente dell’Associazione Cuochi Trieste, Luca Gioiello, e  Andrea e Luca Schiavon ,Amministratori del Salumificio Sfreddo hanno creato un evento che ha dato vita ad un’esibizione seria ma nello stesso tempo vivace(guardate l’espressione del ragazzo che sta aprendo la scatola qua sopra). Abilità tecnica e fantasia, un bel match.
A prescindere dai dettagli tecnici della gara, che sono per addetti al lavoro, è stata l’atmosfera vivace che si respirava a darmi degli spunti per dei ragionamenti sul mondo della scuola e del lavoro.

Premio Sfreddo, Trieste 2018

Come stimolare i ragazzi a dare il meglio creandogli degli interessi, questa è l’impressione che ho avuto ascoltandoli mentre chiacchieravano tra di loro. Concentrati nella maniera degli adolescenti ma coinvolti nel progetto.
Penso che hanno sicuramente imparato qualcosa perchè la competizione equilibrata è sempre positiva per i giovani (serve anche perdere, qualche volta).

Poi ho anche conosciuto gli amministratori delegati dei Salumi più conosciuti di Trieste da 50 anni, Sfreddo. Andrea e Luca Schiavon che hanno continuato il lavoro del nonno, anche loro giovani ma sicuramente preparati.

Premio Sfreddo 2018

E’ da un pò di tempo che osservo un interesse particolare nei giovani che continuano le tradizioni di famiglia soprattutto nel mercato agroalimentare. Un impegno che diventa passione. Visitando aziende agricole e vinicole, conoscendo produttori, mi sono resa conto che c’è un ritorno nel voler lavorare con qualità, rispettando anche la salute. I giovani , quasi tutti con una buona cultura, stanno cambiando il modo di gestire le loro imprese,ci sono nuovi metodi non dimenticando l’ormai basilare internet. I tempi richiedono una partecipazione più attiva anche con il mondo esterno, in 50 anni è cambiato tutto e credo che stare al passo con questi mutamente sia basilare. La collaborazione dei fratelli Andrea e Luca, con l’Associazione dei cuochi e le scuole alberghiere hanno fatto fare esperienza a quei cuochi di domani, li hanno stimolati a far lavorare il cervello ……una bella idea da coltivare.

 

Oltre il Mare per Le Vie delle Foto, la mia mostra personale.

Buon pomeriggio!
Stamattina abbiamo allestito la mia personale all’Osteria 2 Ladroni di Via Tarabocchia 4 a Trieste, Adriano, il titolare, e Angela, collaboratrice preziosa di Le vie delle Foto, mi hanno aiutato e sono veramente soddisfatta del risultato!
Oltre il Mare fa parte di quel bellissimo progetto ideato 8 anni fa da Linda Simeone.
Le Vie delle Foto

le vie delle foto nasce e viene sviluppato come una mostra fotografica collettiva internazionale
composta da tante mostre singole dislocate nel centro cittadino di trieste.

Il progetto realizzato prevede un’esposizione collettiva che come un moderno network si compone e collega tante location diverse, prettamente locali caratteristici che ospitano fotografi aderenti alla manifestazione; un motivo in più per girare a piedi incuriositi per la città che negli ultimi anni si è adattata anche alla vita pedonale.
Viene coperto tutto il centro cittadino e per un mese è possibile inventarsi dei percorsi per visitare, anche quotidianamente, tutte le esposizioni in catalogo.
Le Vie delle Foto trasforma il locale cittadino in una piazza di incontri, discussioni e scoperta, infatti, proprio per la sua struttura antropologica, la città di Trieste già storicamente dimostra la sua inclinazione all’incontro nel bar (una volta chiamato anche tabaccheria o “tea room”). lo stesso James Joyce dichiara di aver scritto e letto molti libri nei locali di Trieste.

Il locale viene quindi utilizzato come punto d’incontro tra il cittadino e la cultura fotografica. (dal sito Le vie delle Foto)

ORC Worlds 2017 Trieste

@fiorella.macor

Oltre il Mare è il mio Progetto del 2018 che nasce dalla mia partecipazione come blogger e fotografa ai Mondiali di Vela d’Altura che si sono svolti nel Golfo di Trieste dal 30 giugno al 8 luglio 2017.
Primo giorno, mezz’ora prima dell’imbarco per seguire la regata di prova della domenica, il mio teleobiettivo si schianta al suolo! Che dire? Rabbia e qualche lacrima ma non abbandono il campo, non noleggio nessun altro tele e neppure chiedo in prestito a qualche amico…guardo con altri occhi questa gara: Uomini Vs Mare!
Tecnologia e natura, odore di salmastro e rumore di vele, vento e bonaccia, sensazione di libertà.

Quando mi sono trovata davanti al monitor ad editare tutti gli scatti mi sono trovata una storia fatta di belle cartoline, una descrizione che non bastava ad esprimere le mie sensazioni. Sono ritornata vicino al mare, senza reflex e, chiudendo gli occhi, ho ripercorso questa esperienza con i sensi ed è così che è nata l’idea di andare oltre la fotografia, di usare legni e pennelli, come un marinaio d’altri tempi, liberare la fantasia senza schemi fissi al contrario delle regole che mi sono sempre state imposte come fotografa professionista, finalmente anche “pittrice”!
Ho scavato nel profondo e la voglia di libertà che mi ha sempre dato il mare mi ha portato a riflettere anche sul mito della natura perduta e lo strapotere della tecnica, c’è una via d’uscita per l’uomo moderno: ritrovare un nuovo rapporto con la natura un rispetto reciproco che tolga ogni arroganza e violenza dell’azione dell’uomo verso il pianeta e gli altri esseri viventi…altrimenti c’è il Nulla dell’Isola delle Sirene o un viaggio senza scopo in un mare sconosciuto.
Spero che questo mio progetto piaccia e serva anche come riflessione….
Vi aspetto all’inaugurazione Lunedì 16 aprile alle ore 19…ovviamente in Via Tarabocchia 4 a Trieste!

 

Ci stiamo avvicinando alla nostra festa, quella che preferisco da sempre: il Carnevale.

Siamo al 3 febbraio e mancano pochissimi giorni a Giovedì Grasso. Dai messaggi su whatsapp a quelli telefonici agli incontri nei vari Brico, Emporio, Ferramenta e negozi di Muggia (è più stancante ma più divertente che comprare sul web ) si sente che il fermento c’è….chi a modo suo ma tanti fanno ancora carnevale, fortunatamente.

Prove per la sfilata

Per tante persone è un evento inutile e superfluo, per altri è dispendioso, per me è sempre stato anche un grande aiuto economico.Oltre che ad essere anche una tradizione antica (si trova ufficialmente negli Statuti Comunali nel 1420) è anche un momento di spensieratezza, una pausa dalla quotidianità,una valvola di sfogo. Per me, che ho superato abbondantemente i 55 anni, è diventato un bel momento per incontrare amici che non vedo mai o poco, un “babezzo” con le mie amiche , un momento di melanconia ricordando chi non c’è più, “un bicèr” o un bianco/rosso con l’arancio e ultimo in ordine di tempo è parlare di nipoti con altri nonni, un mondo nuovo molto speciale!
Pian piano che passano gli anni si rallenta e si trovano altri modi per fsteggiarlo si fa in tono più leggero ma chi ha la passione non credo possa perderla, magari poco, ma si fa.

Strumentopoli

Finalmente sto imparando un sacco di cose su materiali, colle e colori; è interessante e divertente anche se non è facile e ,se viene bene, da una piccola soddisfazione anche personale: l’ho creato io….
Quest’anno son un po’ in ritardo con i vestiti per la sfilata, diciamo pure che sono ruggine ….l’ansia da mancata prestazione inizia a serpeggiare! E’ una delle cose antipatiche del carnevale: la paura di non finire in tempo e dover fare tutto in modo veloce è fastidioso. Sono lenta e mi piacerebbe aver iniziato prima,ma è andata così e fare quel bel viaggetto a Vienna inaspettato non mi è dispiaciuto per nulla (devo ancora finire di sistemare le foto per colpa dei costumi).
Per il prossimo anno ho già deciso però che si cambia:
– sarta che fa il lavoro grosso, nel senso che io porto modelli disegnati e stoffa e lei si arrangia
– io mi occupo degli accessori creativi non ingombranti.
– Gommapiuma abolita se non per oggetti piccoli
– sketch allegro, niente di movimentato ma divertente.
– Affitto di magazzino/cantina con bagno per usare come deposito e cambio o, ancora meglio, piccolo appartamento in centro storico vicinanze piazza, max I piano.
– Attrezzatura fotografica ultraleggera ed ultra professiona da poter tenere in un piccolo tascapane sul fianco e a tracolla.
E, cosa importante, trovare il tempo per lavorare in Capannone, attaccando carta e aiutando nella bassa manovalanza dato che poco so fare, è fatica ma mi piacerebbe rifarlo come tanti anni fa.
Della serie #sognarnocostaniente #femocarneval #noinomolaremomai

#fiorellamacormobilephitography

Carnevale 2018

Nelle case per carnevale

Natale, Capodanno, fotografia e social. Tanti Auguri a tutti!

Buongiorno!
In genere non mi piace fare gli auguri in anticipo ma, come quasi tutti, i giorni che precedono il Natale sono sempre un po’ incalzanti ed agitati. Bisogna pensare a tante cose: regali, cibo, spesa, ricette…Ci si trova con amici per i brindisi…insomma…il tempo stringe e oggi ho un po’ di tempo per augurarvi di passare questo periodo festivo con gioia e serenità !
Oltre agli auguri vorrei anche fare un pensiero su un argomento importante di questo periodo: la fotografia e la condivisione selvaggia.
Le bacheche sono già piene di alberi natalizi ed addobbi di tutti i tipi, tra qualche giorni ci saranno menù e regali, brindisi e gruppi festosi, vogliamo allora farlo al meglio?
Chi ha seguito i miei corsi di food photography sa che non sopporto proprio la condivisione di orrori che ti fanno passare la voglia di mangiare il cibo fotografato ma,in questo articolo, voglio abbracciare tutto l’insieme delle immagini che verranno condivise, non solo i piatti e mi rivolgo ai meno esperti in fotografia ma entusiasti della condivisione.
Ecco alcune piccole regole da seguire per raccontare i vostri festeggiamenti senza urtare la sensibilità visiva di chi vi segue:
– la LUCE è fondamentale, ricordatelo sempre! Perdete qualche minuto per trovare il posto più luminoso possibile per qualsiasi scatto e, se possibile, perchè non creare in casa dei punti luce già pronti per immortalare i vostri piatti prima di servili in tavola? Basta un tavolinetto o un ripiano con qualche lucetta a led (anche quelle natalizie) per rendere giustizia.
– la COMPOSIZIONE. Quando state per scattare cercate di pensare se l’insieme sarà gradevole, se ci sono elementi di disturbo spostateli (portaceneri, mozziconi e rimasugli sporchi sulle tavole, ad esempio, sono cose che rovinano irrimediabilmente le vostre immagini)
– l’ORIGINALITA’ , date un tocco diverso ai vostri scatti usando la fantasia, cambiando modo di inquadrare ad esempio, usare altri punti di vista
Se seguirete questi 3 semplicissimi consigli vedrete già delle differenze, credetemi.
Argomento di rilievo anche SELFIE E GRUPPI !
Tanti tanti anni fa non c’erano tante macchine fotografiche e si chiamava il fotografo per fare i bambini sotto l’albero, ricordo mio papà che correva di casa in casa con la sua Leica e le belle foto in bianco e nero che stampava mio zio ..BELLE..sì belle anche se la tecnologia era ben lontana dai traguardi odierni (sto parlando degli anni che vanno dal 50 al 70). E allora perchè oggi siamo circondati da ricordi che raccontano male quel momento? Perchè non c’è cura, tutto qua…scatti ossessivi e compulsivi che trasmettono tanto caos. Anche qua mettiamoci un pò di cura, prepariamo prima, se siamo in casa, un angolo per scattare i nostri ricordi con le persone che amiamo, armiamoci di asta per selfie se dobbiamo fare dei gruppi , sarà utilissima  e , per piacere,non atteggiamo la bocca a culo di gallina che è nauseabondo, cosa c’è di più bello di un sorriso?!
Ancora qualcosa di importante: evitate di scattare quando si mangia a meno che non ci sia una situazione che richieda ironia e magari qualche scherzetto. Fermare il momento della masticazione, in genere, non è ben accetto dai “modelli” soprattuo se sono signore di una certa età (dai 40 in su). La masticazione stravolge i lineamenti e…invecchia tantissimo! Se non volete farvi odiare dai vostri amici/parenti non postate nulla che imbruttisca una persona (chiedete almenoo il consenso se avete dei dubbi):
Infine ma non meno importante la PRIVACY DEI BAMBINI.
Quando postate foto di pargoli e adolescenti mettete la privacy di facebook su AMICI e non pubblica! Se i bambini non sono vostri CHIEDETE SEMPRE IL PERMESSO A TUTTI 2 I GENITORI,  e se non sapete chi sono NON pubblicate mai (potreste ritrovarvi con una denuncia). Sappiamo bene quanti deviati che aspettano solo di rubare le vostre immagini per scopi poco morali ci sono in giro!!!
Adesso vi lascio che devo preparare il mio specialissimo menù della Vigilia che sarà…Indian Style (e poi vi darò  le ricette e vi bombarderò anche con le foto)! Perchè indiano? Così…perchè avere in famiglia una vegana e un vegetariano lasciava poco spazio alle nostre tradizioni locali e così ho deciso: India!!!!
Buon Natale e Felice Anno Nuovo a tutti!

Albero di Natale

Brutta foto di addobbi da non copiare

Tergeste, gli incanti del gusto e la fotografia di cibo.

Dal 24 al 27 novembre Trieste è diventata la città del gusto!
Un Concorso Internazionale di Cucina.
Un Concorso per i giovani delle scuole alberghiere.
Una fiera alimentare con espositori del territorio e non solo.
Show cooking.
Un ristorante.
Eventi, incontri e tanto altro….di cui anche il mio workshop di Food Photography da smartphone e non solo.

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Nella gallery qua sopra ci sono dei momenti di questa manifestazione, la prima nel suo genere a Trieste. Diciamo pure che ero concentrata sul mio intervento nell’Auditorium del Salone degli Incanti, luogo che mi ha messo soggezione dato che non sono abituata ad insegnare in un luogo così prestigioso (in fin dei conti mi sono seduta sul posto occupato da Sgarbi poco tempo fa). Far parte di un evento così mi ha proprio inorgoglito e non posso che ringraziare l‘Associazione Cuochi di Trieste e Le Vie delle Foto che hanno riposto fiducia nella mia professionalità, ci ho messo l’anima e il mio piccolo sapere e, credo, di aver colpito nel segno e aver trasmesso amore per il mio bel mestiere e passione.
Qualcuno mi ha chiesto cosa aveva a che fare la fotografia con una fiera alimentare e vi dirò che sono importantissime! Chi non usa le immagini oggi come oggi? Come puoi descrivere il tuo prodotto se non con una foto accattivante? Ecco allora che l’immagine diventa un veicolo basilare per la promozione oppure per il semplice piacere di condividere un istante….
Vi propongo il prologo del mio corso e , dalla prossima settimana, posterò lezioni tecniche per darvi una piccola mano! Buona lettura!

Le foto di cibo non sono come le altre
Cibo, ricette, chef famosi, vino, somellier, alimentazione, salute. Veniamo bombardati da immagini di cibo e bevande in continuazione e fa venir voglia di scattare e condividere. Il cibo è colore, forme, ombre, luci, creatività ed è affascinante, fotogenico, anche con lo smartphone. Fotografare bene il cibo da soddisfazione personale e se riesci a far venire l’acquolina in bocca a chi guarda l’immagine allora hai fatto un buon lavoro.
Che tu sia un food blogger, un cuoco o semplicemente un buongustaio, resta il fatto che ormai lo scatto davanti al piatti, padelle e forni è un’abitudine consueta e piacevole.
Nonostante la passione, però, molti di voi si saranno chiesti almeno una volta:perché i miei scatti non vengono mai come quelli delle campagne pubblicitarie?La postproduzione fa miracoli, certo, ma ci sono dei trucchi che i fotografi professionisti utilizzano al momento dello scatto che agevolano di molto il loro lavoro e, neanche a dirlo, il risultato finale!
la maggior parte dei piatti fotografati nelle riviste risulta nella realtá immangiabile Molti ingredienti ad esempio non devono essere cotti come da ricetta ma molto meno; pasta, pesce, verdure danno il meglio di sè se semi crudi…lucido di scarpe sulla carne grigliata, glicerina sulle bottiglie per l’effetto sudato, purè di patate al posto del gelato, colla al posto del latte nei cereali, bolle di sapone sul latte e caffè al posto della schiuma..per citarne solo alcuni…allucinante vero? Non è questo il nostro caso, non siamo pubblicitari, lo scopo di questo workshop è imparare a scattare delle belle foto con il nostro smartphone ma di cibo vero!
Secondo me il cibo è affascinante: dalle verdure crude, alle ricette più elaborate ci sono forme e colori infiniti e ci sono moltissimi modi per fotografarlo, ognuno può trovare il suo stile, resta fondamentale però sapere delle basi tecniche che ci aiuteranno a sperimentare meglio ed a ottenere risultati migliori.

 

 

Il Chiosco di MujaVeg alla Festa di San Martino.

Sempre più spesso si sente parlare di vegetariani e vegani. A Muggia la tematica è così sentita che si è costituita un’associazione che organizza eventi e conferenze: il MujaVeg.

Ho avuto modo di incontrare alcuni rappresentanti alla Festa di San Martino dove in un chiosco addobbato da zucche, melograni e colori autunnali è stato possibile assaggiare dei buoni vini e dei dolci completamente privi di ingredienti di origine animale.IMG_20171112_120248623-01

L’atmosfera è quella di casa, sorrisi e allegria accompagnano l’importante messaggio che la filosofia veg porta. Al banchetto ho fatto alcune domande a Cristian, vegano da due anni e vegetariano da circa sette. <<il nostro è un movimento di lotta non meno importante di quelli che si adoperano per la pace o per i diritti delle donne ad esempio>> racconta Cristian <<Abbracciare la filosofia veg è stata la scelta più grande che ho fatto nella mia vita, fino ad allora non avevo mai scelto nulla di veramente importante: cosa mangiare, come vestirmi o se andare o meno allo zoo – lo decideva qualcun altro per me>>. IMG_20171112_120253700_HDR-01Approfondisco con lui questo argomento e mi spiega che il fatto di non mangiare un salame di gatto o un formaggio di topo non è legato a controindicazioni di tipo sanitario o di gusto ma solo culturali. Diamo per scontato che alcuni animali sono adatti per esser impiegati in cucina ed altri no per il semplice motivo che crediamo si sia sempre fatto così. Cristian mi racconta anche che fino al 4.500 A.C. il continente europeo era popolato da una cultura contadina dedita all’agricoltura, stabile e pacifica; senza classi sociali, eserciti e prigioni. Successivamente questa cultura fu cancellata dalle invasioni di un popolo proveniente dalle steppe asiatiche, i Kurgan, dediti alla cultura del dominio sia tra gli umani che sugli altri animali. Quindi si formarono classi sociali, schiavismo, allevamento e da una filosofia positiva basata sull’armonia della vita con la natura si passò ad una cultura basata sulla morte e lo sfruttamento del prossimo che è diventato il modello dominante e che abbiamo conservato fino ad ora esportandolo in tutto il mondo.

Gli chiedo allora come vede il futuro del pianeta <<questo pianeta durerà ancora a lungo, ma molte specie che lo abitano sono in pericolo; pure la nostra>> racconta Cristian <<potremo aver un futuro solo se impediremo che gli animali nascano negli allevamenti. Su questo pianeta siamo in troppi e gli animali da allevamento, da soli, alterano il clima con l’inquinamento più che tutti i mezzi di trasporto messi assieme (aerei, imbarcazioni, automobili, treni, ecc.)>>

Gli chiedo quindi come sia possibile diventare vegetariani/vegani e quali siano i rischi legati all’alimentazione <<non c’è una ricetta da seguire per diventare veg; ogni vegetariano o vegano ha fatto il suo percorso, chi con difficoltà chi con estrema semplicità>> descrive Cristian <<ricordo che la posizione dell’Academy of Nutrition and Dietetics è che le diete vegetariane e vegane se ben equilibrate sono salutari, nutrizionalmente adeguate e possono apportare benefici per la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie, e che queste diete sono adatte in tutti gli stadi del ciclo vitale, inclusa gravidanza, l’allattamento, la prima e la seconda infanzia, l’adolescenza, l’età adulta per gli anziani e per gli atleti.

 

CristianIMG_20171112_120304505_HDR-01<<Abbracciare la filosofia veg è stata la scelta più grande che ho fatto nella mia vita, fino ad allora non avevo mai scelto nulla di veramente importante: cosa mangiare, come vestirmi o se andare o meno allo zoo – lo decideva qualcun altro per me>>. Approfondisco con lui questo argomento e mi spiega che il fatto di non mangiare un salame di gatto o un formaggio di topo non è legato a controindicazioni di tipo sanitario o di gusto ma solo culturali. Diamo per scontato che alcuni animali sono adatti per esser impiegati in cucina ed altri no per il semplice motivo che crediamo si sia sempre fatto così. Cristian mi racconta anche che fino al 4.500 A.C. il continente europeo era popolato da una cultura contadina dedita all’agricoltura, stabile e pacifica; senza classi sociali, eserciti e prigioni. Successivamente questa cultura fu cancellata dalle invasioni di un popolo proveniente dalle steppe asiatiche, i Kurgan, dediti alla cultura del dominio sia tra gli umani che sugli altri animali. Quindi si formarono classi sociali, schiavismo, allevamento e da una filosofia positiva basata sull’armonia della vita con la natura si passò ad una cultura basata sulla morte e lo sfruttamento del prossimo che è diventato il modello dominante e che abbiamo conservato fino ad ora esportandolo in tutto il mondo.

Concludo chiedendo a Cristian come contattare l’associazione se necessito di ulteriori informazioni e materiale per conoscere meglio l’argomento <<i vegetariani muggesani utilizzano principalmente i social per tenersi in contatto, c’è una pagina fb chiamata “Vegetariani e Vegani Muja” che è sempre molto frequentata, ma è possibile anche contattarci tramite mail info@mujaveg.it o tramite la pagina internet www.mujaveg.it. Periodicamente facciamo degli incontri al caffè del teatro Verdi di Muggia>>

…………..mi sa che dobbiamo veramente meditarci su! Buona serata a tutti!

Il Pandoro,il dolce di Natale per eccellenza!

Manca più di un mese al Natale ma gli scaffali dei discount sono già pieni di pandoro e panettoni di tutte le marche, addobbi natalizi, luci e i primi abeti fanno capolino in certe piazze (perlomeno a Trieste). Personalmente lo ritengo prematuro ma sappiamo come funziona il commercio e l’economia perciò mi adeguo ed inizio proprio dal Pandoro.
Come da tradizione dell’alimentazione italiana che si basa sulle tradizioni locali, anche il pandoro ha la sua origine geografica specifica, infatti la città di Verona lo riconosce come alimento tipico e tradizionale. Le origini non sono ben chiare, ma secondo alcuni sarebbe nato in Austria ai tempi dell’impero Asburgico, dove si produceva il cosiddetto “Pane di Vienna”, probabilmente derivato a sua volta dalle brioches francesi; fin dal ‘700/’800, infatti la tecnica per ottenere questo pane era molto conosciuta, la sua lavorazione prevedeva di completare l’impasto aggiungendo una maggiore dose di burro (come si fa per la pasta sfoglia) con il risultato che, durante la cottura il dolce acquisti volume…Secondo altri, invece, deriverebbe dal “Pan de oro”, un dolce ricoperto completamente di sottili foglie di oro zecchino (da cui probabilmente il nome attuale) che veniva servito sulle tavole dei più ricchi veneziani.
Le origini, comunque, più accreditate, sarebbero quelle secondo le quali il pandoro deriverebbe dal “Nadalin” un dolce a forma di stella che per tradizione le famiglie veronesi preparavano per Natale…è probabile, comunque, che nell’ideazione di questo dolce ci sia stata anche la collaborazione dei pasticceri austriaci, molto impiegati nelle pasticcerie più importanti di Verona. Creato nel 1260 per festeggiare il primo Natale dopo l’investitura dei nobili Della Scala e dei Signori di Verona, inizialmente costituito da un tronco a stella con 8 punte e non troppo alto ricoperto da una glassa,   Intorno alla fine dell’Ottocento, il dolce cambiò forma, venne alzato, le punte ridotte a 5 e la glassa eliminata… Cambiando anche il suo nome in “Pandoro”.

In ogni caso, qualunque sia stata la sua origine, nel 1894 fu brevettata la ricetta da Domenico Melegatti, che  brevettò anche lo stampo dalla forma caratteristica… un’altra versione, vuole invece che, sì Melegatti brevettò la ricetta del panettone, ma che lo stampo fosse disegnato dal pittore impressionista Angelo Dell’Oca Bianca, che lo disegnò con il corpo a forma di stella a 8 punte.
Una cosa è abbastanza certa: il nome Pandoro deriva proprio dal colore dorato di questo dolce, dato dalla presenza, nell’impasto, di una gran quantità di uova.
Fra gli ingredienti del pandoro si annoverano: Farina, zucchero, uova, lievito, burro e burro di cacao. La tecnica di preparazione è estremamente complessa e si svolge in più fasi consecutive, con molte ore di lavoro dietro.
La ricetta originale del pandoro non prevede che questo venga guarnito internamente con creme o canditi, anche se col tempo le case produttrici hanno cercato di ampliare la loro offerta  variando le loro ricette, facendo nascere così  diversi tipi di pandoro: da quello farcito al cioccolato a quello alla crema, o ancora a quello ricoperto di glassa.
Il classico di oggi, è però quello senza farcitura ricoperto da uno strato di zucchero a velo…

Semplice e ..inimitabile!

Gli ingredienti del pandoro

Gli ingredienti sono semplici: farina, zucchero, uova, lievito, burro e burro di cacao. Il gusto è altrettanto semplice nella sua descrizione: fantastico. Nello specifico:

  • 450 grammi farina 00
  • uova
  • tuorli d’uovo
  • 140 grammi zucchero
  • 170 grammi burro
  • 100 ml latte
  • bacca di vaniglia
  • 1 pizzico sale
  • 20 grammi lievito di birra

La ricetta originale del pandoro

Gusto ed ingredienti semplici non corrispondono affatto ad una lavorazione veloce e facile. Al contrario, la preparazione del Pandoro è decisamente lunga, con molte fasi di lavorazione.

Si inizia con un impasto di zucchero, lievito, uova e farina che va lasciato lievitare per almeno due ore. All’aggiunta di burro, altra farina, altre uova e altro zucchero, segue una secondo periodo di lievitazione di altre due ore. L’impasto va a questo punto ulteriormente lavorato, steso e piegato; vanno aggiunti altri ingredienti e va fatto riposare per trenta minuti.

Una quarta lavorazione precede un ulteriore riposo di trenta minuti. Solo dopo la lievitazione nello stampo imburrato (ancora 30-60 minuti) è finalmente il tempo di infornare per una quarantina di minuti a 190 e poi, da metà cottura, a 160 gradi.

Un dolce che richiede tanto lavoro, insomma, ma che donerà, una volta raffreddato e cosparso, a piacimento, di zucchero a velo, un gusto e un aroma unici.