Fritaia coi sparisi (Frittata con gli asparagi selvatici)

Le abbondanti piogge e le temperature finalmente gradevoli hanno risvegliato una pianta tipicamente primaverile: gli asparagi selvatici. 
L’asparago selvatico (Asparagus acutifolius) è una pianta della famiglia delle Liliaceae reperibile in tutto il bacino del Mediterraneo ma a Trieste e in Istria è un cibo di culto che riporta alle Osmize, luogo dove si vendono e si consumano vini e prodotti tipici (quali uova, prosciutti, salami e formaggi) direttamente nei locali e nella cantine dei contadini che li producono, e all’arrivo della primavera.
Nel periodo che va da aprile a giugno sono molti gli appassionati che partono per lunghe spedizioni boschive alla ricerca di asparagi selvatici, questi elegantissimi steli verdi che non solo sono deliziosi da gustare ma fanno anche bene perché possiedono una serie di proprietà benefiche per la nostra salute.

Domenica mia Sister con un ‘amica sono andate a raccoglierli e ne hanno trovati pochini, sembra che il Carso sia stato preso d’assalto sabato e le “sparisine” (le piante) erano tante ma senza il loro frutto…comunque una frittata siamo riuscite a farla  e quel gusto amarognolo intenso mi ha ricordato tante gite allegre in buona compagnia!

La mia ricetta:

ingredienti
Asparagi a piacere (vado a occhio e a fame)
dalle 2 alle 3 uova a persona (di allevamento a terra per me)
Olio ev di oliva qb (possibilmente delle nostre zone)
Sale (a chi piace anche il pepe, a me no)
Lavare gli asparagi che avrete sicuramente conservato in una brocca con dell’acqua
tagliarli a pezzettini  di 2 cm circa con le dita, scrocchiano e si rompono subito. Quando il tronco diventa più chiaro e legnoso buttare nell’umido.
Riscaldare l’olio nella padella e soffriggere un po’ gli asparagi mescolando.
Aggiungere un po’ d’acqua e cuocere 10 minuti circa,
A parte sbattere le uova con un po’ di sale e, quando i sparisi sono morbidi ma non mollicci e l’acqua è consumata, buttare le uova nella padella mescolando per amalgamare bene gli ingredienti.
Quando le uova si sono ben rapprese e la polpa è bella soda ma non troppo asciutta, spegnere il fuoco e servire subito! Sister, la sommelier dice che lei l’abbinerebbe con una buona birra lager leggera!! Prosit!

Mousse di Pere.

Come promesso ecco per voi la ricetta della Mousse di Pere di WeVeg, una bella rivista vegan acquistata da mia sorella. Sento già gli onnivori storcere il naso e voglio dirvi che dovete aprire un po’ la mente come sto facendo io (onnivora che mangia pochissima carne dato che tiene alla propria salute). Curiosa come sono e sempre alla ricerca di nuove idee per le mie foto di food per stock ben vengano le ricette di Sister che è un’ottima cuoca. Provate questa Mousse fresca e gustosa e poi ditemi cosa ne pensate!
Ingredienti per 4 persone:

Vegan dessert

Dessert con yogurt di soia.

 

2 pere mature
200gr di yogurt di soia
1 cucchiaio di vaniglia in polvere
2 cucchiaini di zucchero di canna
2 cucchiai di zucchero di canna
2 cucchiai di mandorle tostate
100gr di cioccolato fondente

Cuocere le pere a pezzetti con lo zucchero e la vaniglia aggiungendo poca acqua.
Appena le pere sono ben disfatte fate intiepidire e incorportate lo yogurt. Frullate con il frullatore ad immersione finchè diventa spuma.
Disporre nelle coppette e servite la mousse con le mandorle tritate e un po’ di cioccolato fondente tritato con il coltello!

Buon appetito!

 

Campionati Internazionali Biser Mora di Brac 2018

Rieccomi….dopo un lunghissimo inverno alquanto impegnativo è ora che riprenda a scrivere su questo mio blog e di idee ne ho molte!
Ricomincio con una bella notizia per la nostra bella Regione!

Il Friuli Venezia Giulia si fa onore ai Campionati Internazionali Biser Mora di Brac dal 21-23 marzo 2018
16 medaglie aggiudicate tra l’Associazione Cuochi Trieste e l’Associazione Cuochi Udine.
Dal 21 al 24 marzo si sono tenuti a Brac i Campionati Internazionali Biser Mora, organizzati dalla Federazione Skmer (Association of Chiefs from Mediterranean and European Regions). La manifestazione culinaria, arrivata alla tredicesima edizione, ha visto partecipare oltre 21 paesi con oltre 120 chef in gara. Le categorie di concorso erano Pesce, Pollo, Pasta, Risotto, Agnello, Vegan, Gluten Free e Dessert. Per la prima volta quest’anno è stato introdotto anche un concorso a squadre.
La gara a squadre ha visto scendere in campo il team Trieste, capitanato dal Presidente dell’Associazione Cuochi, lo chef Luca Gioiello, il Vicepresidente chef Andrea Basilico e il Consigliere chef Pavel Marc, che hanno presentato uno starter di  Anatra flambata al bourbon su mirepoix di verdure con cottura al microonde e julienne di carciofi croccanti, un main course di Filetto di maialino su crema di patate dolce americana e chenelle di guacamole e peperone crusco essiccato; come dessert, la Sacher in b su fumé di ghiaccio secco aromatizzato al rum, decorato da foglio di shiso (ricetta della Lady chef Ilaria Gentile). Il team si è aggiudicato un argento con un punteggio di 89,90.
Lo chef Luca Gioiello (ristorante Arcoriccardo) si è esibito nelle categorie singole del Pollo, nella quale si è aggiudicato un oro; nel Pesce, vincendo un argento e nella Pasta, un altro argento.
Lo chef Andrea Basilico ha vinto una medaglia d’argento nella categoria Risotto.
L’executive chef triestino Jacopo Babudri (Arcoriccardo) ha ottenuto un risultato importante nella Pasta e nel Risotto, vincendo un oro in entrambi i concorsi, e nel Pesce, con un argento. Questi risultati lo hanno portato alla finalissima con altri quattro chef di vari paesi, classificandosi secondo a pari merito.
L’executive chef di adozione triestina Michele Bertoli (ristorante Joia) ha ottenuto un oro nel Risotto, un argento nel Gluten Free e un bronzo nel Pesce.
E l’allievo triestino Samuele Parrella, la mascotte del gruppo, ha ottenuto una medaglia d’argento nel dessert.
Nella spedizione a Brac, erano presenti anche due cuochi dell’Associazione di Udine: Davide Patat, che si è contraddistinto nella categoria Pasta con un argento ed Eros Simeoni che ha ottenuto un argento nella categoria Risotto.
Il team composto dai cuochi di Trieste e di Udine ha fatto onore al Friuli Venezia Giulia che si è presentato compatto alla manifestazione, con dimostrato successo. Segno di una collaborazione che sta portato i suoi frutti.
Per quanto riguarda Trieste, si conferma la strategia della presidenza di consolidare i rapporti internazionali, sia per la formazione, per la crescita e per lo scambio culturale ed enogastronomico. L’Associazione sarà infatti presente anche a Kranjska Gora per l’International Culinary Festival che si terrà dall’8 all’11 maggio.
2 allegati

Bulgur integrale, miglio e riso rosso. Fibre, vitamine e proteine antistress.

Buongiorno,
dopo tutte le cose succulente che vi ho presentato ultimamente diamo un po’ di spazio anche a ricette salutari: Bulgur integrale, miglio e riso rosso…con le zucchine.
Molto simile al Couscous sia per aspetto che per proprietà nutrizionali, il Bulgur è un alimento di origine orientale ricavato da una miscela di frumento integrale e grano duro germogliato e ha molte qualità nutritive ,è un alimento ricco di fibre, vitamine (principalmente vitamine del gruppo B) e minerali (fosforo e potassio).
Il bulgur, inoltre, è povero di grassi, fornisce un basso apporto calorico (circa 350 calorie ogni 100 grammi) e dà un buon senso di sazietà.
La presenza di fibre lo rende facilmente digeribile, particolarmente adatto ai casi di scarsa motilità intestinale.

Integral Bulgur, millet and red rice on an elegant wooden tray.

Il miglio invece è un cereale antico appartenente alla famiglia delle Graminacee, il cui nome botanico è Panicum miliaceum. Il miglio veniva molto consumato nell’ Antica Roma, soprattutto nel Medioevo, periodo in cui il miglio veniva mangiato al posto della carne. Oggi in Occidente è poco diffuso per uso umano, e viene soprattutto usato come mangime per uccelli. Il miglio presenta una quota abbondante di carboidrati, che giustifica anche le sue calorie, 378 per 100 grammi. Ma il miglio è costituito anche da una buona parte di proteine, ricco di minerali, soprattutto fosforo, potassio e magnesio e di vitamine del gruppo B in particolare la Tiamina, la Niacina e i folati. Il contenuto in fibre del miglio è utile per aumentare il senso di sazietà e per stimolare il transito intestinale.
Passiamo al riso rosso e al suo meccanismo secondo cui sia in grado di ridurre i livelli di colesterolo nel sangue non è ancora del tutto chiaro. L’attività ipolipemizzante di questo prodotto naturale sembra, però, essere addirittura maggiore rispetto alla lovastatina, probabilmente a causa di un’attività sinergica tra i vari costituenti del riso rosso è un rimedio naturale molto noto nella medicina popolare cinese, utilissimo  contro la diarrea e le indigestioni, oltre che per migliorare la circolazione sanguigna.
Uniamo questi elementi così utili per la nostra salute e facciamo un buon risotto con verdure e curcuma
Ecco e voi la ricetta e buon pranzo!
Ingredienti:
mix già pronto in vendita di Bulgur integrale, miglio e riso rosso.

2 carote

1 zucchina

100 gr. piselli già cotti

sale

pepe

curcuma

brodo vegetale

scalogno

Tritate uno scalogno e fatelo imbiondire in una padella con un filo d’olio. Tagliate a pezzetti piccoli le carote e le zucchine e aggiungetele nella padella insieme ai piselli già sciacquati e salate a piacere.

Dopo pochi minuti versate il riso integrale e il riso rosso e fatelo tostare. Aggiungete il brodo vegetale e cuocete per 15° minuti.

Quasi a fine cottura aggiungete la curcuma che regalerà uno splendido color giallo al vostro riso.

Potete servire con un pò di coriandolo fresco.

 

Korma, chapati, riso ed aquiloni al torneo di cicket.

Palow

Palow

Make Cricket Not War
è lo striscione che ti accoglie quando entri nel mio Stadio Comunale oggi. E condivido l’idea.cricket
cricketScoprire che c’era un torneo di cricket per rifugiati mi ha sorpreso, soprattutto per il momento difficile che stiamo vivendo  Ma quello che mi ha colpito di più è stato l’accenno di una condivisione di cibo afgano/pakistano e gli aquiloni che tanto mi ricordano Jaipur il Giorno dell’Indipendenza, 26 gennaio (dal mio viaggio in India).
Così mi sono trovata a mangiare korma, chapati, ceci e riso basmati con lo stesso sapore quasi dimenticato del cibo del Deserto del Thar, lo stesso profumo che non trovi sicuramente nei ristoranti indiani italiani
Faceva caldissimo in stadio e non capisco nulla di cricket, le ragazze della Caritas mi hanno fatto subito sentire a mio agio e i ragazzi pakistani ed afgani erano cordiali ed educati. cricketLi guardavo che giocavano la partita e mi è venuto da pensare che tutti i “maschi” sono uguali nello sport, di qualsiasi etnia siano! Sono ragazzi e basta., l’energia era quella. Le movenze, le urla, il ballare e cantare…identici in tutto il Mondo!
(la gallery su facebook)
Ma c’è stato anche un momento emozionante mio: quando sono passata davanti ad una fila di ragazzi seduti all’ombra che avevano un pentolone pieno di korma e, stavano distribuendo il chapati,cricket il profumo della spezie mi ha fatto fare un salto indietro nel 2003, nel Deserto Indiano che confina con il Pakistan e vedere il pane uguale alla versione indiana mi ha fatto esclamare. Chapati! Gentilmente, me ne hanno offerto un po’ con una bella cucchiaiata di korma piccante al punto giusto. Sono stata brava e ho mangiato senza posate, come fanno loro…
Speravo di vederli mangiare tutti assieme e farmi dare alcune ricette ma la partita non finiva mai e nessuno mangiava, il gioco non lo conoscevo e che ci facevo a rimanere? (erano già le 14) Così stavo salutando, ma mi hanno invitato a rimanere ed assaggiare il Palow ,riso basmati con pollo,pomodoro e ceci e, non ho potuto sicuramente rifiutare! Buonissimo anche questo, un po’ più piccante  ma cucinato al punto giusto. Tanto garam masala, curcuma, cumino, zenzero e chissà quante altre spezie, ma amalgamato con equilibrio…buono…
Sono andata via tutta persa in ricordi guardando l’unica bambina afgana che c’era in stadio che faceva volare gli aquiloni costruiti sul momento da ragazzi. Semplici, di cartoncini leggeri, era bello vedere con quale abilità li creavano!
E adesso che vi ho raccontato questa mia esperienza piacevole vi regalo il link della ricetta che mi sembra più precisa del Korma di Pollo.bambina
Buona serata a tutti!

Il korma è essenzialmente un curry indiano leggermente speziato, composto da carne o verdure brasate in yogurt o panna. Le sue origini risalgono al XVI secolo, quando fu introdotto dagli invasori Mughal nel subcontinente indiano. Da allora è diventato molto popolare nell’India settentrionale, così come in Pakistan e Bangladesh.

La versione Mughal del korma era chiamata ‘shahi korma’, dove ‘shahi’ sta per reale. Quando il korma iniziò a diffondersi vennero introdotte diverse varianti, tra cui il korma di pollo, che diventò rapidamente la più popolare.

 

Vino cotto delle Marche Picenum, una prelibatezza da degustare con i dessert.

In un tardo pomeriggio di luglio mi son ritrovata a festeggiare Santa Brigida di Svezia (se volete saperne di più). Invitata dalla mia amica Marina e da sua sorella Presidente della Comunità Italiana ho accolto con gioia la possibilità di ritornare nei luoghi di mio papà e della sua famiglia attratta anche dalla presenza del gruppo Tamburi e Danzatrici San Ginesio dalle Marche. Speravo di godermi uno spettacolo in costume dal sapore marchigiano medievale che non conoscevo ma la mia attesa è stata disdetta perchè, ieri, a San Ginesio c’erano il direttore generale dell’Unesco Bokova, Letta e Prodi per lanciare  il “laboratorio di San Ginesio”, il rilancio dopo il terremoto! (notizie su San Ginesio), niente costumi e niente danzatrici ma un gruppo di giovani,i Terraemotus,  con i loro tamburi! La piccola delusione si è dissolta subito e il pomeriggio si è trasformato in una festa con amici, nuove conoscenza e ……un vino da dessert spaziale : Vino cotto Picenum.

Se volete vedere le foto della festa andate su fb The Foodie and everything else

vino della Marche

Barbara Palmarucci mi racconta la ricetta…


Impossibile non scoprire cos’è questo nettare e non condividere. (anche perchè acquistandolo daremo una mano alle Marche a risorgere dal maledetto terremoto).

Questa è la storia di quello che una volta era chiamato caroenum e che oggi è conosciuto con il nome di vino cotto. Per vino cotto si intende il Vino Cotto Piceno, da non confondersi con quello che, nelle regioni del sud Italia, viene chiamato vino cotto e che corrisponde alla nostra sapa. Le origini del vino cotto risalgono al tempo in cui il territorio compreso tra le province di Macerata, Ascoli e Teramo era abitato dall’antico popolo dei Piceni. In seguito all’espansione dell’antica Roma, il caroenum (che non è ancora chiamato vino cotto) lo ritroviamo nei banchetti degli antichi romani che usavano berlo a fine pasto, poi una volta scomparso l’impero romano, lo ritroviamo al tempo di Carlo Magno, tra i prodotti che le Ville dovevano fornirgli periodicamente, poi scomparse dalle mense dei potenti e continua, diremo quasi “sotto traccia” nelle case dei contadini e dei proprietari terrieri del nostro territorio fino ai giorni nostri. Oggigiorno il vino cotto ha un posto d’onore tra le tipicità del territorio, confermato anche dall’Associazione Italiana Sommelier (A.I.S. – Marche), che ha inserito il vino cotto Picenum tra le eccellenze enogastronomiche della regione Marche.

COME SI FA

Per fare il vino cotto si prende il mosto (senza le bucce) e si mette in un recipiente dove viene cotto (da qui il nome di vino cotto) lentamente a fiamma diretta fin quando l’evaporazione non fa scendere il volume a 2 terzi dell’iniziale (è fondamentale che la cottura sia fatta a fiamma diretta poiché così avviene la caramelizzazione degli zuccheri che gli conferisce quel particolare colore ambrato). Si mette poi nelle botti a fermentare e vi si lascia per un periodo non inferiore a 18 mesi, quando è giunto a maturazione si imbottiglia e può essere consumato subito o lasciarlo affinare ulteriormente in bottiglia.

CARATTERISTICHE

Il colore del vino cotto è un colore ambrato, dorato e cristallino: il profumo è complesso e va dal caramello ai datteri, dai fichi secchi al miele; in bocca è morbido, caldo, la dolcezza è ottima, mai stucchevole e perfettamente integrata con freschezza e sapidità; il risultato è un vino equilibrato, persistente, fine ed armonico. Il vino cotto ha inoltre proprietà antiossidanti, utili nell’organismo umano a combattere i radicali liberi.

ABBINAMENTI

Il vino cotto è eccellente con la pasticceria secca, il cioccolato fondente, le castagne arrosto, le pesche, i formaggi piccanti o erborinati; in alcuni territorio marchigiani il vino cotto fa parte della tradizionale colazione di Pasqua insieme alla tipica ciambella, al ciauscolo ed al formaggio pecorino. È comunque perfetto anche da solo essendo un ottimo “vino da meditazione”.

TEMPERATURA DI SERVIZIO

La temperatura di servizio del vino cotto varia dai 12° C ai 18° C, secondo le stagioni o il gusto personale.

da I Tesori della Sibilla 

 

“Cena sotto le stelle” in Piazza Unità a Trieste, una location da favola per una cena speciale.

“Cena sotto le stelle” , già il titolo invoglia. Sa di favola principesca una cena così: tavoli rotondi, tovaglie bianche, candelabri e candele per illuminare i piatti d’eccellenza cucinati dagli chef dell’Associazione Cuochi di Trieste, il tutto sotto il cielo di luglio con la cornice degli splendidi palazzi di Piazza Unità.
Mercoledì 26 luglio dalle 20.30, la Piazza più grande (ed aggiungo più bella) sul mare aperto d’Europa ospiterà un evento unico dal sapore Mitteleuropeo!
Vado a trovare lo Chef Luca Gioiello (Ristorante Arcoriccardo) nello stand di Piazza della Borsa dove si trovano tutte le informazioni e si fanno le prenotazioni (il gazebo sarà lì ogni giorno fino a mercoledì).

Luca Gioiello ed i cuochi nello stand di Piazza della Borsa

Luca è il Presidente della Federazione dei Cuochi Italiani, napoletano d’origine ma triestino d’adozione, ed esordisce con un: <<non si è mai fatto e ed è una sfida al discorso del “no se pol” (Trieste è famosa per essere la città dei “non si può”), stavolta “se pol” (si può) e si farà! Finalmente siamo riusci ad ottenere il salotto principale di Trieste!>>

L’ Associazione cuochi di Trieste è una costola della Federazione Italiana e voleva da tempo fare qualcosa che desse un bel colpo d’occhio sulla città. Un evento che mettesse in luce anche le competenze dei cuochi di questa associazione, professionisti che operano nel settore anche da più di 30anni e che da oltre 15 vanno in giro per concorsi nazionali ed internazionali, portando a casa medaglie di valore (non poche!). C’è anche una nuova sinergia con il nuovo gruppo dei giovani e con le Lady Chef che una volta non c’era, è un’occasione per aprirsi alla città con le loro professionalità.
La cena sarà “confezionata” con 4 portate, ognuna fatta da 5 chef con i relativi aiuti, partendo dall’antipasto al dolce che sarà da guinnes: una carsolina (millefoglie o pasta crema carsolina chiamata anche zavata). Verrà montata sul posto alla vista dei partecipanti, avrà più di 25 metri, larga 10 cm alta 8 cm!
La cena sarà accompagnata da vini della Cantina Angoris, da Verduzzo Friulano, il caffè offerto da Illy Caffè e l’amaro Trieste di Piolo e Max.
La manifestazione ha anche un valore nella beneficenza, una parte dell’incasso verrà devoluto alla Fondazione Burlo Garofalo e alla Fondazione Lucchetta. Per due altre associazioni minori che fanno volontariato ci sarà l’incasso della donazione per dei panini di prosciutto in crosta offerti da Masè (Rieccolo! Vedi il mio articolo precedente).
Un’altra parte del ricavato della cena servirà all’Associazione dei Cuochi per sponsorizzare l’inserimento nel lavoro dei ragazzi della scuola, con corsi e preparazione di giovani talenti. Un’altra parte servirà agli associati stessi per fare corsi di aggiornamento perchè le specializzazioni vanno bene ma fare il cuoco deve essere visto a 360° si deve avere un’infarinatura di tutta l’alimentazione!

Sinceramente sono già con l’acquolina in bocca e non vedo l’ora che arrivi mercoledì per assaggiare queste prelibatezze e raccontarvi da vicino quello che succederà, trucco e parrucco perchè sarà una serata di gala e via …a seguire da vicino già dal pomeriggio le abilità dei cuochi nella cucina installata vicino alla fontana dei Quattro Continenti…

Ecco il Menù e le informazioni per prenotare! Buona serata!

ANTIPASTO
Stratificazione di melanzana viola, alice barcolana, formaggio jamar del Carso e bianchera aromatizzata al basilico.

PRIMO PIATTO
Sfoglia all’uovo con farina di grani antichi, canoce di mare, la loro riduzione ed il suo sale.

SECONDO PIATTO
Sorpresa del golfo con crumble del Carso ed insalatina croccante alla triestina su crema di indivia.

DESSERT
Carsolina da Guiness dei primati (oltre 25 metri di larghezza).

Per informazioni e prenotazioni: + 39 338 6076900 oppure atctrieste@gmail.com.

Il costo del biglietto è di 70 euro. Compresi nel prezzo acqua, coperto, degustazione vini e un digestivo.

Dal 17 luglio in piazza della Borsa è presente anche un Gazebo dell’Associazione Cuochi per raccogliere le prenotazioni. Non sarà possibile acquistare i biglietti, né accettare pagamenti la sera dell’evento. In caso di maltempo la cena verrà rinviata al mercoledì successivo.

 

 

A Trieste l’aperitivo si fa con il prosciutto cotto caldo con senape e kren in crosta di pane

Come promesso ecco la ricetta del Cibo Vincitore di ORC Worlds Trieste 2017 a Porto San Rocco. Dopo una settimana passata ad osservare le abitudini culinarie, non ho dubbi su cosa si sia consumato di più: Usato prima delle regate per le proteine,dopo antipasto della cena degli equipaggi, come stuzzichino per un languore improvviso, non saprei dire quanti prosciutti sono stati consumati ….è stato onnipresente e l’indiscusso vincitore nella mia classifica (accompagnato da birra o spritz di vino bianco).
Per voi, un po’ di storia e la ricetta!

Pochi sanno che Trieste è una delle capitali del prosciutto. Il primato deriva non da un territorio vocato alla suinicoltura, ma dalle competenze dei produttori giuliani nella preparazione della salumeria cotta. Il prosciutto – che oggi aspira alla denominazione europea di Cotto di Trieste, anche se molti lo chiamano ancora Praga – rimanda al passato asburgico della città. Tradizione vuole che siano state proprio le donne di servizio boeme a importare le pietanze mitteleuropee.
Fiore all’occhiello della gastronomia cittadina è il prosciutto in crosta di pane, preparato con la ricetta storica che il popolo giuliano tramanda da oltre un secolo. Le cosce suine fresche vengono profumate con aromi naturali e affumicate a caldo con trucioli di legno d’abete.

Il pane del cotto detto anche biscotto

Successivamente il prosciutto, disossato, viene cotto in caldaie, per poi essere completamente avvolto nell’impasto del pane e messo in forno per almeno otto ore (la cottura ideale è di un’ora per chilo). I profumi vengono trattenuti dal pane, che rende la carne morbida e gustosa.
Il prosciutto cotto in crosta va rigorosamente affettato a mano. La fetta risulta di un bel colore rosato e il sapore è dolce, delicato e leggermente affumicato. È ottimo come secondo ma dà il meglio di sé per un aperitivo o un brunch, mangiato caldo con senape o una grattugiata di cren (radice di rafano). Il gusto piacevolmente corposo richiede l’abbinamento con vini bianchi intensi, come un Isonzo Pinot Bianco o un Friulano.
L’eredità del passato asburgico di Trieste si riflette ancora oggi nel consumo abituale di prosciutto in crosta.
Buon appetito!!

A bordo della Silver Age a scoprire cosa mangia e beve il suo team, ORC Worlds Trieste 2017.

Oggi sono rimasta a terra! Bello il mare e belle le regate ma la mia curiosità principale è conoscere le abitudini alimentari degli equipaggi e oggi mi sono intrufolata sulla Silver Age con la mia sommelier personale, nonchè sorella, Ornella.

Silver Age

Spumante Rotari…ma solo dopo la regata!

Bella barca anche secondo me che sono profana ma esteta con un equipaggio veramentesimpatico e disponibile. Dal sito .yachtclubmdv.it scopro che “è una barca da regata di 12 m dal curriculum vincente, con attrezzature ed allestimenti all’avanguardia; progettata da Bruce Farr e costruita nei cantieri neozelandesi Cookson Boats ”
Volevo far qualche foto in cambusa con l’equipaggio ma fervono i preparativi per la regata delle 13 perciò restiamo fuori a goderci una lievissima brezzolina che sminuisce il calore forte del sole in un cielo terso.
Scopro ancora che non si cucina, non si portano piatti pronti ma panini di prosciutto cotto Praga e la bresaola  che sono gli apportatori di proteine immancabili.
Prima di una regata oltre all’assunzione di integratori vitaminici si mangiano banane e cioccolato fondente extra al 98% ,si sa che il nostro organismo produce endorfine durante attività fisiche intense ed il cioccolato ne stimola la formazione. In parole povere, il cioccolato è capace di riprodurre lo stesso stato di beatitudine che fa provare l’amore, dona gioia e felicità, quale miglior medicinale per lo stress di prove importanti? Questi gli ingredienti principali con un’aggiunta di tanta acqua….
Ma quando si festeggia? La parte veneta del team ama le bollicine con gli spumanti trentini come il Rotari che ho visto in cambusa (Rotari coltiva le proprie uve Chardonnay e Pinot Nero in Trentino, un ambiente incontaminato e dal clima montano ideale per ottenere spumanti complessi, eleganti e raffinati, dai profumi irripetibili altrove. Rotari segue l’antica e raffinata tecnica produttiva del Metodo Classico, forte della vocazione del territorio, particolarmente vocato grazie a una perfetta combinazione di terreni e varietà di microclimi, e della sua tradizione viti-enologica, garantita dal sigillo Trentodoc.)
L’Istriano invece (non mi ricordo il nome accidenti alla mia scarsa memoria) ama la Malvasia Istriana oppure i classici spritz di vino bianco con Radenska, acqua minerale slovena.  Mauro il romagnolo è quasi astemio…qualche birra ogni tanto così!
Ornella passa dal vino al cibo con Mauro che ci dice un particolare della ricetta del brodetto di pesce di casa sua, Porto Garibaldi, una frazione di Comacchio. Prima di finire la cottura si aggiunge sempre un poco di aceto, retaggio antico ma sempre in auge(probabilmente serviva a coprire l’odore del pesce visto che il brodetto era, indietro negli anni, un piatto povero fatto con gli scarti).
Un particolare che ha lasciato interdetta la sommelier è stato il fatto che dei veneti, amanti di buoni vini, non sanno cos’è la Garganega, il vitigno autoctono simbolo del Veneto. (lo stanno sradicando per piantare Prosecco visto che non riescono a soddisfare le esigenze commerciali…mah..che dir?)

Il vitigno Garganega è la varietà a bacca bianca più importante delle province di Verona e Vicenza, e domina le colline delle DOC Soave e Gambellara. La Garganega non ha una sua spiccata aromaticità, ma un patrimonio di profumi tra cui spiccano la mandorla e i fiori bianchi. Non è caratterizzata da una acidità preponderante ma piuttosto da un equilibrio di estratti e zuccheri. Alcune testimonianze fanno appartenere la Garganega alla famiglia dei Trebbiani,  e quindi di origine etrusca, altri ritengono che sia piuttosto derivante dal gruppo dei Greci, anche se le sue caratteristiche ampelografiche sono diverse.
La nostra chiacchierata finisce così con la promessa di rivederci stasera alla cena degli equipaggi e, a proposito, corro a vestirmi e vado a scocciare un po’ i cuochi che stanno preparando il banchetto!! Buon pomeriggio a tutti!

 

Festa d’Estate nel Parco Pubblico di Rio Ospo, Green Shooting day.

Una bella festa oggi in questo parco all’entrata di Muggia, nato prima per soli cani e poi allargato anche agli umani.

Raccolta differenziata

Una brezza intensa dal mare e nuvole che però non riescono a coprire bene un sole cocente e si sta benissimo sotto gli alberi , è pieno di gente e cani. Mi ricorda moltissimo l’atmosfera del “Centro” o “Bagno dei preti”di Via Battisti 40 anni fa, . frequentatori misti. muggesani con triestini e qualche turista in camper.
Due orette, stamattina, all’apertura della Festa e della stagione estiva che è finita con un buffet molto fusion. La giornata è dedicata al vivere sostenibile, al benessere psicofisico, all’alimentazione alla musica ed alla danza.Un bel programma che spazia in tanti argomenti rivolti allo star-bene. Nel pomeriggio anche uno shooting fotografico con modelle per presentare delle automobili che cercano di rispettare la mobilità sostenibile. Flamenco, meditazione, prodotti a km 0 e cucina….un programma con tanti temi importanti attuali.
Finita la presentazione ufficiale di tutti gli eventi un brindisi con tantissima acqua e/o birra e il buffet misto tra mitteleuropa austroungarica e nuovi sapori(zucchini con lime).

La crosta del pane del Cotto in Crosta de Pan

Il “Cotto in Crosta col Kren”, forte, grasso, unto vs Zucchini marinati al Lime(Il cuoco Mauri mi ha detto che mi svelerà nome e ricetta appena vado in un momento di tranquillità). Zucchine di qualche azienda qua vicino crude condite con delle spezie che non ho riconosciuto e un forte aroma di lime, rinfrescanti, perfette per questo caldo.

Cotto col kren

L’irrinunciabile usanza di buffet triestini con un nuovo modo di insaporire gli alimenti in modo sano ma molto gustoso, tra l’altro stavano anche bene assieme, con quella crema di Kren (Rafano) che era decisamente forte e il lime rinfrescante e profumato.

Zucchini marinati al Lime

Spero proprio di avere questa ricetta e che le zucchine del mio Terrazzello crescano presto per provare.
Buon caldissimo pomeriggio.