Federico Alessio sommelier, blogger, scrittore e i Vini dell’Altro Mondo.

Buongiorno,
Dopo il semi fallimento del mio Terrazzello (Terrazzo/Orticello)  mi è venuta voglia di andare a scuola di agricoltura, il corso organizzato dal Comune di Muggia. A breve vi racconterò di questa bella e non nuova iniziativa per Muggia che è iniziata con una lezione sul vino. Siamo in settembre, il mese dell’uva e, ovviamente, del suo succo prezioso. Paolo Parmeggiani, docente bravissimo anche “for dummies” come me, ci racconta come coltivare le viti e come si fa il vino, un approccio decisamente coinvolgente che si collega perfettamente con l’intervento successivo di Federico Alessio sommelier, blogger e scrittore.
Federico l’ho conosciuto l’altr’anno per San Martino (qui l’articolo) alla presentazione suo libro “Cuore di pietra”, che racconta la storia, le tradizioni e le caratteristiche dei principali vini del Carso triestino attraverso una serie di incontri con gli uomini e le aziende, mi aveva dato una bella carica per il blog (poi, la legge di Murphy ha fatto il suo e non ho fatto molto, ma ci arrivo). Mi piace come scrive e mi è venuto spontaneo seguire Federico che ama definirsi un instancabile esploratore di cantine ed assaggiatore. Proprio qualche giorno fa avevo trovato un evento che ha organizzato:
Giovedì 28 Settembre alle ore 20,30
presso Luca Fedele Winery – Corno di Rosazzo
“BIANCHI DELL’ALTRO MONDO”.
Contattata dalla mia Sister sommelier e trovato un super autista, anche lui sommelier ci siamo organizzati per andare a degustare  questi vini di terre lontane e, dopo la lezione che ha tenuto al Teatro Verdi di Muggia, mi sono fermata a chiedergli qualche notizia su questo evento:
<<A Corno di Rosazzo, nella cornice intima e familiare della sala degustazioni di Luca Fedele, giovane vigneron friulano in vertiginosa ascesa, terremo per tutto l’autunno una serie di eventi incentrati sull’assaggio di vini provenienti dalle più svariate regioni del mondo.

Tale iniziativa si rivolge al folto pubblico di appassionati e winelovers tanto in Friuli che nella Venezia Giulia, ed ha lo scopo di promuovere la conoscenza di prodotti, distretti vinicoli e stili enologici assolutamente differenti da quelli cui siamo comunemente abituati. Si tratta dunque di un invito ad allargare non soltanto il proprio bagaglio di assaggiatori, ma anche i propri orizzonti enoici.

Centrale nella nostra offerta divulgativa è la valorizzazione dei differenti terroir, e di come le stesse uve riescano a esprimersi in modo tanto diverso nelle varie parti del mondo. Le nostre serate sono delle vere e proprie “masterclass” in cui si parla, si interagisce e ci si confronta, e dove ognuno ha spazio e diritto di esprimere, se lo desidera, il proprio punto di vista.

Il primo appuntamento, fissato per giovedì 28 settembre, racconta i “Bianchi dell’Altro Mondo” e rappresenta un’occasione ghiotta per degustare ben cinque vini di quattro continenti diversi: vitigni e stili che mostrano interpretazioni sorprendenti, e che ci auguriamo non mancheranno di interessare il nostro pubblico.>>

..finisco con una frase del mio articolo citato più in alto….non è forse vero?
Buon pranzo a tutti!
Il vino non ha confini, non c’è nazionalismo nel vino. il Vino lega i Popoli …..

se amate il vino ecco il Blog di FedericoAlessio
Federico Alessio Wine and Spirits

 

 

Vino cotto delle Marche Picenum, una prelibatezza da degustare con i dessert.

In un tardo pomeriggio di luglio mi son ritrovata a festeggiare Santa Brigida di Svezia (se volete saperne di più). Invitata dalla mia amica Marina e da sua sorella Presidente della Comunità Italiana ho accolto con gioia la possibilità di ritornare nei luoghi di mio papà e della sua famiglia attratta anche dalla presenza del gruppo Tamburi e Danzatrici San Ginesio dalle Marche. Speravo di godermi uno spettacolo in costume dal sapore marchigiano medievale che non conoscevo ma la mia attesa è stata disdetta perchè, ieri, a San Ginesio c’erano il direttore generale dell’Unesco Bokova, Letta e Prodi per lanciare  il “laboratorio di San Ginesio”, il rilancio dopo il terremoto! (notizie su San Ginesio), niente costumi e niente danzatrici ma un gruppo di giovani,i Terraemotus,  con i loro tamburi! La piccola delusione si è dissolta subito e il pomeriggio si è trasformato in una festa con amici, nuove conoscenza e ……un vino da dessert spaziale : Vino cotto Picenum.

Se volete vedere le foto della festa andate su fb The Foodie and everything else

vino della Marche

Barbara Palmarucci mi racconta la ricetta…


Impossibile non scoprire cos’è questo nettare e non condividere. (anche perchè acquistandolo daremo una mano alle Marche a risorgere dal maledetto terremoto).

Questa è la storia di quello che una volta era chiamato caroenum e che oggi è conosciuto con il nome di vino cotto. Per vino cotto si intende il Vino Cotto Piceno, da non confondersi con quello che, nelle regioni del sud Italia, viene chiamato vino cotto e che corrisponde alla nostra sapa. Le origini del vino cotto risalgono al tempo in cui il territorio compreso tra le province di Macerata, Ascoli e Teramo era abitato dall’antico popolo dei Piceni. In seguito all’espansione dell’antica Roma, il caroenum (che non è ancora chiamato vino cotto) lo ritroviamo nei banchetti degli antichi romani che usavano berlo a fine pasto, poi una volta scomparso l’impero romano, lo ritroviamo al tempo di Carlo Magno, tra i prodotti che le Ville dovevano fornirgli periodicamente, poi scomparse dalle mense dei potenti e continua, diremo quasi “sotto traccia” nelle case dei contadini e dei proprietari terrieri del nostro territorio fino ai giorni nostri. Oggigiorno il vino cotto ha un posto d’onore tra le tipicità del territorio, confermato anche dall’Associazione Italiana Sommelier (A.I.S. – Marche), che ha inserito il vino cotto Picenum tra le eccellenze enogastronomiche della regione Marche.

COME SI FA

Per fare il vino cotto si prende il mosto (senza le bucce) e si mette in un recipiente dove viene cotto (da qui il nome di vino cotto) lentamente a fiamma diretta fin quando l’evaporazione non fa scendere il volume a 2 terzi dell’iniziale (è fondamentale che la cottura sia fatta a fiamma diretta poiché così avviene la caramelizzazione degli zuccheri che gli conferisce quel particolare colore ambrato). Si mette poi nelle botti a fermentare e vi si lascia per un periodo non inferiore a 18 mesi, quando è giunto a maturazione si imbottiglia e può essere consumato subito o lasciarlo affinare ulteriormente in bottiglia.

CARATTERISTICHE

Il colore del vino cotto è un colore ambrato, dorato e cristallino: il profumo è complesso e va dal caramello ai datteri, dai fichi secchi al miele; in bocca è morbido, caldo, la dolcezza è ottima, mai stucchevole e perfettamente integrata con freschezza e sapidità; il risultato è un vino equilibrato, persistente, fine ed armonico. Il vino cotto ha inoltre proprietà antiossidanti, utili nell’organismo umano a combattere i radicali liberi.

ABBINAMENTI

Il vino cotto è eccellente con la pasticceria secca, il cioccolato fondente, le castagne arrosto, le pesche, i formaggi piccanti o erborinati; in alcuni territorio marchigiani il vino cotto fa parte della tradizionale colazione di Pasqua insieme alla tipica ciambella, al ciauscolo ed al formaggio pecorino. È comunque perfetto anche da solo essendo un ottimo “vino da meditazione”.

TEMPERATURA DI SERVIZIO

La temperatura di servizio del vino cotto varia dai 12° C ai 18° C, secondo le stagioni o il gusto personale.

da I Tesori della Sibilla 

 

Bollicine sul Carso che al mare stanno benissimo.

Latitante da un po’ perchè stavo cercando di fare un piccolo salto di qualità e dare un’identità a questo blog, ho fotografato tanto e penso che farò una pagina destinata alla fotografia, ci sta.
Nel frattempo che studiavo ho fatto anche la turista a Trieste e penso che continuerò a farla, una città da scoprire a 360°. C’è tanto da vedere e gustare.
Non potevo neppure mancare a Le Bollicine sul Carso al mare, in Stazione Marittima. Una bella sorpresa, dopo tanti anni che non ci andavo, al salone superiore un bellissimo restauro, luminoso, azzurro e con un panorama mozzafiato sul Golfo e le Rive.
Andare prima dell’apertura per sentire l’atmosfera e godere di bella luce naturale è stata l’idea giusta per poter conoscere un po’ tutto di questo evento. La Galleria su Facebook
Ho assaggiato parecchio tempo dopo però i buoni spumanti, prima ho bazzicato in cucina con un nugolo di cuochi. Siccome erano tutti molto disponibili ho approfittato per seguire un po’ le fasi e devo dir che si vedeva il lavoro di veri professionisti, quelli che sanno coordinare tutte le situazioni, a Trieste si dice  “xe de mestier”, stare in cucina è affascinante. La cucina è bella anche da fotografare con tutto quel’acciaio brillante, pentoloni di alluminio, fumi e fuochi, ma ieri ho ascoltato un sacco di cose interessanti…

chef

in cucina con gli chef

L’Associazione dei Cuochi di Trieste con il Presidente Luca Gioiello, il Sig. Saadi che mi ha fatto da cicerone, i giovani studenti della scuola, impegnati a sfamare un sacco di persone, un cuoco famoso, Maradona, e Linda Simeone, in cucina si chiacchiera bene, da sempre!
La gallery su facebook
E poi ti arriva un buonissimo pezzo di pizza, morbido e croccante allo stesso tempo e trovi il tuo amico Paolo, sommelier, con la collega giapponese che vive a Trieste e non parla italiano e neppure inglese e ti chiedi come faccia a vivere da sola così lontana da casa..
La pizza chiama il primo assaggio e Paolo mi consiglia un Terrano Spumantizzato,
“La azienda vinicola Vina Hočevar / Štanjel / Kras si trova a Štanjel/San Daniele del Carso, uno dei insediamenti carsici più antichi.La famiglia, la casa e la cantina risalgono all’anno 1585. La passione di produrre vini nella loro famiglia è già una vecchia tradizione che si tramanda di generazione in generazione.A Bollicine sul Carso porteranno il loro primo vino Carmen.”
Così si descrivono sulla pagina Facebook e San Martino del Carso è un bel luogo, da andarci sicuramente il primo possibile, Carmen, la giovane viticoltrice ha le idee chiare e un bel viso solare, E mi ha anche incuriosito con il “succo di terrano”, che gusto avrà?
Visto il primo pomeriggio sono stata parca negli assaggi ma i commenti che ho sentito mentre leggevo nomi di aziende e di luoghi sul Carso erano molto positivi, da approfondire assolutamente ……

Ruta graveolens per aromatizzare liquori ed insaporire pietanze.

Finalmente ho iniziato a lavorare nel mio Terrazzello (terrazzo/orticello) e quest’anno mescolerò erbe officinali a verdure ed ortaggi. Non è molto grande ma se dispongo i vasi in modo intelligente dovrei riuscire a crearmi un piccolo orto biologico di tutto rispetto.
L’altra settimana in agraria mi sono comperata anche una piantina di ruta per farmi una grappettina digestiva che ho sempre apprezzato molto a fine pasto.

È una pianta di originaria dell’Europa meridionale. Cresce in luoghi erbosi, negli incolti, lungo i muri, coltivata negli orti. In Italia è presente spontanea, in tutte le regioni, eccetto le isole (dove si trova solo negli orti e giardini), dal piano ai 1.000 metri.

Ruta graveolens

La ruta per insaporire pietanze ed aromatizzare liquori

La Ruta graveolens ha una storia interessante: Il termine  “ruta” deriva dal greco, e significa salvezza, liberazione.
Per gli antichi il suo odore forte serviva a tenere lontane dalla casa vipere e insetti velenosi, e a tale scopo veniva coltivata nei giardini.
Secondo la medicina popolare piccole dosi della pianta erano utili a combattere i reumatismi o rendere più acuta la vista, specie dopo sforzi prolungati.
Sembra che i Romani per “alterarsi” facessero uso smodato di vino aromatizzato con ruta. Discoride e Galeno consideravano però questa erba anafrodisiaca. Ovidio diceva che negava i corpi a Venere. A questa pianta si attribuivano anche virtù magiche nel neutralizzare le forze oscure, e la Chiesa Cattolica permetteva, se benedetta dal prete, di coltivarla in vasi sui davanzali, appenderla sopra alla porta di casa, indossarla con un apposito sacchetto. Si narra che Leonardo la utilizzasse per gli occhi, attribuendo alla piante le sue capacità visive. Veniva considerata l’erba in grado di scacciare la paura ma anche il contagio dalla peste. Insomma, averla a casa mi sa che porta bene!

La pianta è ricca di eterosidi, cioè glicosidi che aumentano la resistenza dei capillari sanguigni oltre a svolgere azione antispasmodica e  diuretica ; flavonoidi,  riconosciuti antiossidanti; fucumarine con azione fotosensibilizzante e  vasodilatatoria e oli essenziali. Dalla ruta si estrae un flavonoide particolare, la rutina, che viene utilizzato dall’industria farmaceutica per la prevenzione e la cura della fragilita’ capillare.

La ruta è digestiva, combatte le fermentazioni intestinali e l’aria nella pancia. Il rimedio omeopatico è indicato in caso di dolori reumatici, distorsioni e affaticamento della vista, le sue sommità fiorite vengono largamente impiegate nella preparazioni di liquori, come aromatizzante. La grappa è probabilmente ciò che l’ha resa famosa, dopo un pasto abbondante fa digerire velocemente.
In cucina si può utilizzare anche in cucina. In piccole quantità, nelle insalate (foglie fresche) o per aromatizzare olio, aceto o piatti di carne. L’infuso di semi di ruta e menta viene utilizzato per marinare la selvaggina prima della cottura.

Utilissima anche per tenere lontane le zanzare!!
Attenzione però le sue foglie sono irritanti !!!

La Ricetta per aromatizzare la Grappa:

COSA SERVE: 

1 litro di grappa giovane, dall’aroma fine e delicato.

5 rametti di ruta fresca

Un cucchiaio di bicarbonato di sodio

LA RICETTA: 

Prendete i rametti di ruta e lavateli mettendoli in immersione in acqua fredda con un cucchiaio di bicarbonato di sodio. Per questa operazione consigliamo l’utilizzo di guanti di lattice, le foglioline possono causare reazioni irritanti alle pelli sensibili.

Asciugate le foglioline delicatamente con un panno di cotone.

Inserite i ramoscelli nella bottiglia di Grappa  e lasciateli in infusione per almeno due mesi. Lasciate la  bottiglia chiusa in un luogo asciutto e al riparo da fonti di calore. La Grappa assorbirà in modo graduale l’aroma e il colore  della ruta, passando da un verde più chiaro ad un verde più acceso.

Se l’aroma è troppo intenso togliete alcuni ramoscelli ma lasciate un piccolo ramoscello nella bottiglia, manterrà il profumo della Grappa sempre fresco.

Buona grappa a tutti!

 

Martina e le frittelle di mele.

Le frittelle di Martina e Stefano.

Da buone mele a frittelle golose.

Oggi è il compleanno di Martina Camarotto e mi va di farle gli auguri così, raccontando delle sue verdure e le Frittelle di Mele….che amo…

Due volte all’anno (San Martino e Carnevale) trovi Martina e suo marito Stefano Bossi (Muggesano DOC) a far frittelle di mele a Muggia…non manco mai ,anche con doppie razioni (porto a casa),potrei definirle un loro marchio di fabbrica, un segno distintivo goloso! Le buone mele dei loro campi , un pela mele, nell’olio caldo, zucchero a velo, cannella…sia con una tisana profumata di fiori calda che con un buon moscato direi che ci stanno a pennello.
Ma è bello soffermarsi anche a guardare le verdure e la frutta fresca , le composte ed il miele, fa voglia di acquistare tutto. Attorniati come siamo dalle verdure “finte” degli hard discount, prodotti che non hanno mai visto la luce vera del sole e che sanno di polistirolo, non possiamo non apprezzare una vetrina così naturale che sa di campagna reale, sai anche che il gusto è quello dei ricordi d’infanzia.
Mi piacciono i mercati all’aperto, i prodotti in vendita hanno la luce naturale e non fari, faretti e neon che falsano i colori e alterano la visione. Non scegliere in solitudine ma chiacchierare mentre c’è chi sceglie per te è anche decisamente un’altra caratteristica che amo nell’andare per mercati, si impara sempre qualcosa anche su cosa mangerai, cose non da poco!!
Tanti Auguri Martina!!! e Buon lavoro!!

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Qualcosa su:
"La Frutticola"  L’azienda a gestione famigliare, sorge in una piccola realtà agricola nei pressi di Lorenzaga, (TV). Dispone di un terreno coltivato di circa 7 ettari a frutteto e in parte a vigneto. La coltura principale dell’azienda è la mela, che di padre in figlio si tramanda con passione. Oltre alla mela si possono trovare pere, kiwi, pesche, prugne, miele e ortaggi vari. Quest’ultima produzione è possibile anche grazie a una serra visibile dal negozio dell’azienda. Oltre a rispondere alle esigenze della clientela al minuto direttamente nella bottega-spaccio aziendale, “La Frutticola” possiede quantità sufficienti per la vendita all’ingrosso. Nel nostro negozio troverete personale accogliente che con pazienza saprà soddisfare anche il cliente più incerto e diffidente dimostrando la qualità e la salubrità dei nostri prodotti perché non c’è niente da nascondere.

Ricetta Cotognata di casa nostra.

Composta di Mele Cotogne

una composta, direi quai una gelatina di mele.

…Ricetta della mia amica Marina.
Ho mangiato questa cotognata sabato sera alla festa del Ringraziamento, non la mangiavo da più di 30 anni perchè non mi piaceva. Ho voluto riprovare un assaggio, il colore quasi corallo era troppo bello, era lucida e tremolante, e mi è venuta voglia di mangiarla. Ho fatto benissimo perchè ho scoperto un gusto molto particolare e goloso. La mela cotogna, strano ibrido tra una pera e una mela così piacevolmente acidula mi è proprio piaciuta. Ho trovato anche che ha delle proprietà benefiche per l’intestino e la digestione, per la pelle è un toccasana di gioventù .
Io non sono una cuoca al momento, mangio ….e trovo ricette che poi salvo in archivio per quando potrò cucinare!
La ricetta della cotognata è di Marina…
1 chilo di cotogne
600/700 gr di zucchero.
mezzo limone biologico con scorza e sugo

Lavare e pulire bene dal “torsolo” e dai difetti le mele
metterle in una pentola capiente con un po’ d’acqua e bollire finchè diventano morbidem
a quel punto macinarle con il passaverdure o con il minipimer. A questo punto si mette lo zucchero e si inizia a mescolare molto spesso per non fare attaccare !
Attenti a non scottarsi! A questo punto la marmellata è densa
e bisogna cucinarla almeno mezzora per farla calare un poco, anche il colore è importante, non deve diventare troppo scura.
Finita la cottura, versare la composta in contenitori di vetro come questi della foto qua sopra, coprire con dei canovacci da cucina e lasciare così una settimana o 10 giorni, rlascerà un pò di liquido ma è normale. Passati i giorni si taglia in panetti più piccoli (a proprio gusto), si avvolge in carta da forno e si tiene in frigo.

Mi racconta Marina che, quest’anno, le mele erano belle mature e la marmellata più amabile del solito.. Alla Festa del Ringraziamento c’è stato uno scambio di varianti della ricetta. C’è chi asciuga in forno e la fa sottile, chi mette meno zucchero, chi mette le mele con la peluria e tutto il resto, chi ci mette le foglie di alloro o altre spezie, ogni famiglia credo abbia la sua variante, la mamma di Marina non metteva il limone e a lei piace anche senza (a me no) .
Comunque questa di sabato era proprio golosa!

Buona serata a tutti!

Festa del Ringraziamento , Muggia Vecchia

Tramonto da Muggia Vecchia

Un’antica tradizione rurale che non conoscevo festeggiata ieri a Muggia Vecchia, La Festa del Ringraziamento e del legame con la Terra. Una festa che ha radici antiche ma che sta tornando estremamente attuale.
Fortunatamente ha smesso di diluviare nel pomeriggio e c’è stato un tramonto che sembrava un dipinto, nuvole rosa e cielo quasi azzurro. Purtroppo sono arrivata tardi per fotografarlo, solo l’ultimo raggio di luce rosa e di nuovo tante nuvole, 5 minuti nell’odore di campagna bagnata ed in Parrocchia per imparare qualcosa sull’agricoltura e il nostro Territorio.C’è chi ha voglia di riprendere un contatto ravvicinato con la natura imparando cose nuove, come me, c’è chi coltiva da tanto e vuole sapere di più. Tutti ad ascoltare l’agronomo Paolo Parmeggiani, il Dott. Carlo Frausin e Giancarlo Stasi. Federico Alessio ci racconta ancora del suo libro Cuore di Pietra. Viti, Olivi, Ortaggi , Frutta e Alberi sono gli argomenti di una tavola rotonda che coinvolge stili di vita e richiama all’importanza dell’agricoltura nel futuro dell’umanità. Argomenti importanti che ben si adattano all’atmosfera di questo luogo antico e sacro.

Il Presidente dell' Associazione Amici di Muggia Vecchia Edi Bussani.

Il Presidente dell’ Associazione Amici di Muggia Vecchia Edi Bussani.

Alle 18 andiamo in Chiesa per la S.Messa di Ringraziamento, la parte spirituale della Festa e siamo in tanti ad ascoltare il  Coro di Alpini che piacciono sempre per la delicatezza e l’emotività della loro musica. Figure che evocano storie di montagna e dei dolori della  guerra, un simbolo per parlare anche di pace. (un piccolo brutto video su Youtube)
E dalla misticità della Chiesa attraversiamo la strada e ci ritroviamo tutti a mangiare e bere assieme. Torniamo al Sicomoro,la ex “casa del Paroco”, in tanti , non ho fotografato, era un momento di relax. Jota, capuzi, prosciutto in crosta , peri petorai cotti nel vino rosso, crostate e marmellate tutto spruzzato da vino locale (c’è anche qualche Coca e Aranciata in tavola,ma poche); sapori e chiacchiere , scambi di ricette e gusti con i bellunesi sempre simpatici che mi ricordano le vacanze con “i cantieri” a Laggio di Cadore da bambina  e una cantata sotto il portico mentre una pioggerella leggera leggera ricomincia a scendere.
Proprio una bella giornata ! Grazie a tutti !
Qui la Gallery

I festeggiamenti per la Festa del Ringraziamento a Muggia Vecchia. 19 novembre 2016.Un bel momento di condivisione!

I festeggiamenti per la Festa del Ringraziamento a Muggia Vecchia. 19 novembre 2016.Un bel momento di condivisione!