Cos’è la cucina Fusion Vegan? Persepolis: Falafel al profumo di aneto con hummus di ceci homemade!

Buongiorno,
Cos’è la cucina fusion vegan? Un modo nuovo di pensare la cucina, in modo creativo e senza l’utilizzo di ingredienti di origine animale; una cucina fusion, sana e naturale e allo stesso tempo ricca di gusto e sorprendenti sapori, che utilizza ortaggi di stagione, biologici/biodinamici, possibilmente di piccoli produttori. (da http://2night.it/2018/01/12/il-corso-di-cucina-fusion-vegan-di-umami-natura-golosa.html )
Non posso che dire che è vero!

Umami

Domenica ho fatto toccata e fuga al MujaVeg Festival e mi sono presa le Persepolis: Falafel al profumo di aneto con hummus di ceci homemade nel food truck. Umami – Natura Golosa.

Chiacchierando e ascoltando quel bel accento veneziano ho coperto che il furgoncino guidato da Alessandro e Pravas ogni giorno solca una città diversa e porta con sè i suoi gusti da street foodfusionDisponibili ogni giorno piatti caldi e cibo di strada, tutto fatto in casa con prodotti biologici, in gran parte provenienti da piccole realtà naturali e coraggiose, come il pane del progetto Anticamente. Il food truck è disponibile per catering con menu concordato durante feste private. Nell’ entroterra veneziano c’è anche la possibilità del servizio di consegna a domicilio.

Questa proposta di cibo da strada così diverso nasce sicuramente da una lunga ed appassionata ricerca nel mondo della cucina vegetariana, si sente l’amore per il cibo buono e sano e dal desiderio di condividere la loro personalità attraverso l’esperienza del gusto….
Credetemi DA PROVARE ASSOLUTAMENTE!! (anche per i grandi scettici del vegan)!
Su fb UMAMI Natura Golosa – Vegan food truck

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Fritaia coi sparisi (Frittata con gli asparagi selvatici)

Le abbondanti piogge e le temperature finalmente gradevoli hanno risvegliato una pianta tipicamente primaverile: gli asparagi selvatici. 
L’asparago selvatico (Asparagus acutifolius) è una pianta della famiglia delle Liliaceae reperibile in tutto il bacino del Mediterraneo ma a Trieste e in Istria è un cibo di culto che riporta alle Osmize, luogo dove si vendono e si consumano vini e prodotti tipici (quali uova, prosciutti, salami e formaggi) direttamente nei locali e nella cantine dei contadini che li producono, e all’arrivo della primavera.
Nel periodo che va da aprile a giugno sono molti gli appassionati che partono per lunghe spedizioni boschive alla ricerca di asparagi selvatici, questi elegantissimi steli verdi che non solo sono deliziosi da gustare ma fanno anche bene perché possiedono una serie di proprietà benefiche per la nostra salute.

Domenica mia Sister con un ‘amica sono andate a raccoglierli e ne hanno trovati pochini, sembra che il Carso sia stato preso d’assalto sabato e le “sparisine” (le piante) erano tante ma senza il loro frutto…comunque una frittata siamo riuscite a farla  e quel gusto amarognolo intenso mi ha ricordato tante gite allegre in buona compagnia!

La mia ricetta:

ingredienti
Asparagi a piacere (vado a occhio e a fame)
dalle 2 alle 3 uova a persona (di allevamento a terra per me)
Olio ev di oliva qb (possibilmente delle nostre zone)
Sale (a chi piace anche il pepe, a me no)
Lavare gli asparagi che avrete sicuramente conservato in una brocca con dell’acqua
tagliarli a pezzettini  di 2 cm circa con le dita, scrocchiano e si rompono subito. Quando il tronco diventa più chiaro e legnoso buttare nell’umido.
Riscaldare l’olio nella padella e soffriggere un po’ gli asparagi mescolando.
Aggiungere un po’ d’acqua e cuocere 10 minuti circa,
A parte sbattere le uova con un po’ di sale e, quando i sparisi sono morbidi ma non mollicci e l’acqua è consumata, buttare le uova nella padella mescolando per amalgamare bene gli ingredienti.
Quando le uova si sono ben rapprese e la polpa è bella soda ma non troppo asciutta, spegnere il fuoco e servire subito! Sister, la sommelier dice che lei l’abbinerebbe con una buona birra lager leggera!! Prosit!

Ci stiamo avvicinando alla nostra festa, quella che preferisco da sempre: il Carnevale.

Siamo al 3 febbraio e mancano pochissimi giorni a Giovedì Grasso. Dai messaggi su whatsapp a quelli telefonici agli incontri nei vari Brico, Emporio, Ferramenta e negozi di Muggia (è più stancante ma più divertente che comprare sul web ) si sente che il fermento c’è….chi a modo suo ma tanti fanno ancora carnevale, fortunatamente.

Prove per la sfilata

Per tante persone è un evento inutile e superfluo, per altri è dispendioso, per me è sempre stato anche un grande aiuto economico.Oltre che ad essere anche una tradizione antica (si trova ufficialmente negli Statuti Comunali nel 1420) è anche un momento di spensieratezza, una pausa dalla quotidianità,una valvola di sfogo. Per me, che ho superato abbondantemente i 55 anni, è diventato un bel momento per incontrare amici che non vedo mai o poco, un “babezzo” con le mie amiche , un momento di melanconia ricordando chi non c’è più, “un bicèr” o un bianco/rosso con l’arancio e ultimo in ordine di tempo è parlare di nipoti con altri nonni, un mondo nuovo molto speciale!
Pian piano che passano gli anni si rallenta e si trovano altri modi per fsteggiarlo si fa in tono più leggero ma chi ha la passione non credo possa perderla, magari poco, ma si fa.

Strumentopoli

Finalmente sto imparando un sacco di cose su materiali, colle e colori; è interessante e divertente anche se non è facile e ,se viene bene, da una piccola soddisfazione anche personale: l’ho creato io….
Quest’anno son un po’ in ritardo con i vestiti per la sfilata, diciamo pure che sono ruggine ….l’ansia da mancata prestazione inizia a serpeggiare! E’ una delle cose antipatiche del carnevale: la paura di non finire in tempo e dover fare tutto in modo veloce è fastidioso. Sono lenta e mi piacerebbe aver iniziato prima,ma è andata così e fare quel bel viaggetto a Vienna inaspettato non mi è dispiaciuto per nulla (devo ancora finire di sistemare le foto per colpa dei costumi).
Per il prossimo anno ho già deciso però che si cambia:
– sarta che fa il lavoro grosso, nel senso che io porto modelli disegnati e stoffa e lei si arrangia
– io mi occupo degli accessori creativi non ingombranti.
– Gommapiuma abolita se non per oggetti piccoli
– sketch allegro, niente di movimentato ma divertente.
– Affitto di magazzino/cantina con bagno per usare come deposito e cambio o, ancora meglio, piccolo appartamento in centro storico vicinanze piazza, max I piano.
– Attrezzatura fotografica ultraleggera ed ultra professiona da poter tenere in un piccolo tascapane sul fianco e a tracolla.
E, cosa importante, trovare il tempo per lavorare in Capannone, attaccando carta e aiutando nella bassa manovalanza dato che poco so fare, è fatica ma mi piacerebbe rifarlo come tanti anni fa.
Della serie #sognarnocostaniente #femocarneval #noinomolaremomai

#fiorellamacormobilephitography

Carnevale 2018

Nelle case per carnevale

A bordo della Silver Age a scoprire cosa mangia e beve il suo team, ORC Worlds Trieste 2017.

Oggi sono rimasta a terra! Bello il mare e belle le regate ma la mia curiosità principale è conoscere le abitudini alimentari degli equipaggi e oggi mi sono intrufolata sulla Silver Age con la mia sommelier personale, nonchè sorella, Ornella.

Silver Age

Spumante Rotari…ma solo dopo la regata!

Bella barca anche secondo me che sono profana ma esteta con un equipaggio veramentesimpatico e disponibile. Dal sito .yachtclubmdv.it scopro che “è una barca da regata di 12 m dal curriculum vincente, con attrezzature ed allestimenti all’avanguardia; progettata da Bruce Farr e costruita nei cantieri neozelandesi Cookson Boats ”
Volevo far qualche foto in cambusa con l’equipaggio ma fervono i preparativi per la regata delle 13 perciò restiamo fuori a goderci una lievissima brezzolina che sminuisce il calore forte del sole in un cielo terso.
Scopro ancora che non si cucina, non si portano piatti pronti ma panini di prosciutto cotto Praga e la bresaola  che sono gli apportatori di proteine immancabili.
Prima di una regata oltre all’assunzione di integratori vitaminici si mangiano banane e cioccolato fondente extra al 98% ,si sa che il nostro organismo produce endorfine durante attività fisiche intense ed il cioccolato ne stimola la formazione. In parole povere, il cioccolato è capace di riprodurre lo stesso stato di beatitudine che fa provare l’amore, dona gioia e felicità, quale miglior medicinale per lo stress di prove importanti? Questi gli ingredienti principali con un’aggiunta di tanta acqua….
Ma quando si festeggia? La parte veneta del team ama le bollicine con gli spumanti trentini come il Rotari che ho visto in cambusa (Rotari coltiva le proprie uve Chardonnay e Pinot Nero in Trentino, un ambiente incontaminato e dal clima montano ideale per ottenere spumanti complessi, eleganti e raffinati, dai profumi irripetibili altrove. Rotari segue l’antica e raffinata tecnica produttiva del Metodo Classico, forte della vocazione del territorio, particolarmente vocato grazie a una perfetta combinazione di terreni e varietà di microclimi, e della sua tradizione viti-enologica, garantita dal sigillo Trentodoc.)
L’Istriano invece (non mi ricordo il nome accidenti alla mia scarsa memoria) ama la Malvasia Istriana oppure i classici spritz di vino bianco con Radenska, acqua minerale slovena.  Mauro il romagnolo è quasi astemio…qualche birra ogni tanto così!
Ornella passa dal vino al cibo con Mauro che ci dice un particolare della ricetta del brodetto di pesce di casa sua, Porto Garibaldi, una frazione di Comacchio. Prima di finire la cottura si aggiunge sempre un poco di aceto, retaggio antico ma sempre in auge(probabilmente serviva a coprire l’odore del pesce visto che il brodetto era, indietro negli anni, un piatto povero fatto con gli scarti).
Un particolare che ha lasciato interdetta la sommelier è stato il fatto che dei veneti, amanti di buoni vini, non sanno cos’è la Garganega, il vitigno autoctono simbolo del Veneto. (lo stanno sradicando per piantare Prosecco visto che non riescono a soddisfare le esigenze commerciali…mah..che dir?)

Il vitigno Garganega è la varietà a bacca bianca più importante delle province di Verona e Vicenza, e domina le colline delle DOC Soave e Gambellara. La Garganega non ha una sua spiccata aromaticità, ma un patrimonio di profumi tra cui spiccano la mandorla e i fiori bianchi. Non è caratterizzata da una acidità preponderante ma piuttosto da un equilibrio di estratti e zuccheri. Alcune testimonianze fanno appartenere la Garganega alla famiglia dei Trebbiani,  e quindi di origine etrusca, altri ritengono che sia piuttosto derivante dal gruppo dei Greci, anche se le sue caratteristiche ampelografiche sono diverse.
La nostra chiacchierata finisce così con la promessa di rivederci stasera alla cena degli equipaggi e, a proposito, corro a vestirmi e vado a scocciare un po’ i cuochi che stanno preparando il banchetto!! Buon pomeriggio a tutti!

 

L’ORC Worlds entra nel vivo con la regata warm up.

OK ! Va bene così!

Dopo due giorni passati ad osservare il popolo della vela che arrivava e prendeva confidenza con Porto San Rocco, oggi, domenica 2 luglio, si va finalmente in mare con la regata di prova. Tralascio di farvi sapere come mi sentivo psicologicamente dal fatto che immediatamente prima di imbarcarmi sul mio natante con il suo Comandante e Giulio, mi si è sfracellato al suolo il 70-200 mm e che sono rimata con il 17- 40 mm (i fotografi mi capiranno). Come vi dicevo, la vela, non è il mio settore ed aspettavo da tanto questo momento per mettermi alla prova stando vicinissima alla regata, avevo pensato già a tutto e, di colpo, ho dovuto cambiare “ottica” di visuale.

Warm up,

OK, abituata a questo mio strano Karma che mi ha fatto diventare maestra nell’arte di sapermi arrangiare ho deciso, costretta, di concentrarmi comunque e realizzare delle belle cartoline.
C’era “mare” come si usa dire quando le onde sono forti ed il vento di tramontana soffiava parecchio, bellissime nuvole facevano da cornice ed il mare cambiava continuamente colore mentre il sole entrava ed usciva da quei nuvoloni che però hanno deciso di non fare cadere neppure una goccia di pioggia. Un po’ arrugginita, dopo anni che non mi trovavo tra le onde, mi sono aggrappata alla mia comoda seggiola vicino al pilota fino a quando siamo arrivati nel mezzo delle vele e lì mi sono gustata in pieno la natura vs gli uomini.
Di colpo il vento è scomparso e al posto del fiocco sono arrivati gli spinnaker colorati in un gioco di colori e movimento, tutta la rabbia era scomparsa e c’era l’energia frizzante che solo il mare mi sa dare. Un brindisi, un panino del brunch in dotazione e via,ricordando le scoribande del passato (Bruno è un amico di vecchia data ed un eccellente marinaio), speranzosi che anche domani saremo assieme in Piazza Unità a vedere la partenza della prima prova, la regata offshore che verà circa 30 ore di navigazione continua, per la prima volta nella storia di un campionato del Mondo di Vela, toccherà acque territoriali di 3 nazioni (Italia, Slovenia, Croazia)
Tutto sommato soddisfatta dei risultati, ci siamo rilassati un po’ in piazzetta aspettando l’Inaugurazione Ufficiale che però non abbiamo visto da terra ferma…anzi, non abbiamo visto per nulla le autorità ed il discorso formale ma siamo tornati in mare con Bruno, subito fuori dal porto, perchè un rimorchiatore pilotato dal Comandante Matteo Steffè (nonchè figlio di Bruno) attendeva il via per dare uno spettacolo pirotecnico di getti d’acqua altissimi!!

Spruzzi d’acqua, bandiere e festa…Inaugurazione

Piovigginava un po’ ma, di colpo, il cielo si è aperto, il sole ha inondato di riflessi il mare ed un arcobaleno è apparso tra le gocce d’acqua che raggiungevano quasi il cielo! Un regalo bellissimo!! Sembrava quasi che “qualcuno” volesse scusarsi con me per l’incidente increscioso del mattino e, in parte, ci è riuscito.
Ritornati a terra c’era festa grande, tanta gente, la Banda Cittadina Amici della Musica e poi..più tardi Povia in concerto, ma io e Giulio siamo tornati a casa, voglia di scaricare i file e….il mare stanca !
A domani….
La gallery ancora incompleta su Facebook

ORC Worlds Trieste 2017 Trieste a Porto San Rocco, anteprima.

Domani, domenica 2 luglio 2017 ci sarà l’inaugurazione ufficiale dei Mondiali di vela d’Altura a Porto San Rocco, Muggia alle ore 18.30. Una settimana di regate con i grandi campioni nel Golfo di Trieste, sarà sicuramente uno spettacolo unico.
Adoro il mare e le barche a vela, mi danno un senso di libertà, l’odore salmastro è un profumo che mi rigenera, il blu con tutte le sue sfumature mi da energia e Porto San Rocco è sicuramente il cuore perfetto per tutto questo.  Come non aver voglia di seguire da vicino questo evento così unico ed importante? Non sono una cronista sportiva, ma voglio raccontare quello che succederà nei prossimi giorni, come fotografa lo racconterò ad immagini e non saranno solo gallery di regate e barche, per quanto affascinanti siano a me piace scoprire di più… e siccome questo blog si chiama The Foodie..perchè non fare un piccolo viaggio anche nel cibo? I campioni a tavola ad esempio …..e non solo… Per tutto quello che riguarda le classifiche e le notizie tecniche c’è il sito ufficiale http://www.orcworlds2017.com/ !! Io sono una che curioserà in giro,si godrà il mare dalle barche stampa e una grande festa sperando di fare qualcosa di interessante…
Tutte le gallery photo su https://www.facebook.com/thefoodieandevertythingelse/

ORC Worlds Trieste 2017 i preparativi

La navigazione a vela risale agli albori della civiltà umana, e già lo storico greco Pausania narra di una competizione velica, contornata da musica e gare di nuoto, organizzata nel II secolo a.C. in onore di Dioniso “Melanaigidos”, presso il Tempio di Afrodite ad Ermioni…….La storia della moderna vela sportiva, tuttavia, affonda le sue radici nella lotta contro la pirateria marina…(da Wikipedia)

Nella categoria delle “regate d’altura” rientrano tutte quelle regate il cui percorso viene solitamente definito facendo uso delle caratteristiche orogenetiche del Campo di regata. In questo caso il campo di regata può essere vastissimo fino a comprendere, come nel caso delle circumnavigazioni terrestri, l’intero globo terrestre. Per completare il percorso delle regate d’altura è quindi richiesto ai concorrenti di aggirare, in senso orario o antiorario, isole, promontori, scogli, o anche continenti.

Ovviamente tali regate possono avere durate che vanno da alcune ore fino a mesi e, addirittura, anni.

Le “regate d’altura” possono essere di diversa tipologia in base a vari aspetti:

  • con scalo o senza scalo – se prevedono delle tappe o se l’intero percorso deve essere completato dai concorrenti senza fare soste per rifornimenti
  • solitarie, a coppie o in team – a seconda se prevedono che a bordo dell’imbarcazione ci sia un solo concorrente, o che ci siano due soli concorrenti, o infine se non c’è limitazione al numero dei concorrenti.

 

 

Sushi e Champagne, una festa dei Santi Protettori decisamente inusuale.

Festa di Paese, Messa solenne con un amico d’infanzia, Monsignor Roberto Rosa, vicario del Vescovo, la Processione per le vie della città e la Benedizione in Piazza. Tutto secondo l’antico rito immutato negli anni. Come finale ci dovrebbe essere la sagra in “Cattolica” (come la chiamavano da bambini) , il Ricreatorio offre chioschi con grigliate e pesce fritto e musica live. Il modo classico per finire i festeggiamenti, ma non per me e degli amici che, da qualche anno, si rinchiudono in una cantina in centro storico e festeggiano l’onomastico del padrone di casa Paolo. “Caramai fritti”(calamari) e buon vino….

Quest’anno Paolo ci ha fatto una sorpresona,

Sushi originale fatto in casa

ha invitato un’amica giapponese che ha portato del sushi fatto da lei con alghe appena portate fresche fresche dal Giappone! Niente “caramai” ma un misto tra italianissima mozzarella stracciatella, burrata (arrivate da Napoli), formaggi stagionati e olive. Un arrotolato di mozzarella ripiena di rucola e bresaola…..
dopo  questo antipasto così sostanzioso,

Burrata Napoletana

non siamo neppure riusciti a mangiare la pasta fredda ma siamo passati subito alla torta (che non ho fotografato per non si sa qual motivo) e alle paste portate dai Cadenaro che sono dei panettieri e pasticceri dal 1962, aggiungo anche che il loro pane e grissini erano talmente buoni da poterli mangiare da soli.
Tutto queste leccornie le abbiamo innaffiate con degli ottimi vini, perchè Paolo è anche un sommelier e ha una cantina invidiabile…

Esordiamo con un Bolognino de Il Monticino, vino dei Colli Bolognese ottenuto da unione di uve autoctone bianche. Colore giallo paglierino con riflessi leggermente dorato e profumo tipico vegetale con vena fruttata, buona freschezza e sapidità. Ottimo per rinfrescare il palato dopo un caldo pomeriggio estivo.

Paolo e lo Champagne….

Momento cruciale poi con torta di gelato fragole/ananas e champagne Il Brut Premier Cru della Maison Gardet è uno champagne Blanc de Noirs, con un assemblaggio composto da un 60% di Pinot Meunier e da un 40% di Pinot nero.Le uve utilizzate per questa cuvée provengono tutte dai vigneti di Hautvillers, classificati Premier Cru, vera e propria culla della Champagne. Si tratta di uno champagne che esprime la freschezza e l’eleganza di un corpo nato perfetto. Un vino dagli aromi precisi e acuti, un valore sicuro nella gamma degli champagne Gardet. (ovviamente tutte queste spiegazioni “tecniche” sul vino sono frutto dei miei sommelier personali).
Non contenti, per finire, abbiamo aperto la guantiera di paste (pensavo fosse una parola dialettale invece esiste anche nel dizionario della lingua italiana) e stappato un Moscato di Trani, Rivera, pugliese. Elegante vino da dessert ottenuto da uve Moscato Reale allevate nei terreni tufacei della zona DOC  Il Moscato di Trani è in parte lasciato appassire su graticci per concentrare le componenti zuccherine e aromatiche.

Moscato di Trani

Dopo un’attenta vinificazione, il vino sosta per alcuni mesi in barriques di rovere francese che valorizzano il suo bouquet intenso di moscato, frutta candita e agrumi. In bocca il vino è avvolgente, lungo e complesso con un finale mai stucchevole. Servito fresco, si abbina a pasticceria secca e a dolci delicati, ma anche a formaggi saporiti.

Eravamo in 7, affiatati, buongustai, sommelier e assaggiatori e…soprattutto felici di stare in compagnia assieme!

 

 

 

Ristorante TPorto ed il suo Chef Danilo Vasta, foto e chiacchiere.

Buon giorno, tra una settimana inizia l’avventura degli ORC Worlds 2017 a Porto San Rocco. Non vedo l’ora di vivere il mare come  sogno segretamente da anni. Dai tempi del Dott. Cossi e di Bertocchi e Apostoli (dedicato a muggesani DOC) sono stata lontanissima da questo mondo di vele, per una settimana sarò lì a godermi spettacoli di uomini vs mare (anche in cucina e in cantina)!
Nel frattempo che arrivano gli equipaggi vado alla scoperta di Porto San Rocco, che per me è un luogo importante anche dal punto di vista della storia. In quelle acque si sono costruite navi importanti, il Cantiere San Rocco, dove ha lavorato la maggior parte dei muggesani del secolo passato, anche la mia famiglia, ha lasciato il posto ad un luogo di benessere ma conserva ancora tracce della passata personalità (probabilmente è una questione sentimentale).
Dal secolo scorso ad oggi con la nuova versione del Ristorante TPorto che vedo finalmente con una sua personalità.

Zona relax

A me piace il design d’interni, lo seguo da anni con la mia amica Marisa, e trovo che la nuova atmosfera creata sia piacevole con le distinzioni ben precise tra bar, zona  svago con divani e zona pranzo.
Mentre penso che pranzerò con la vista su uno dei doc del vecchio cantiere che

antipasto di sgombro al fumo di ciliegio

è rimasto com’era arriva il primo piatto di Chef Danilo Vasta. Mentre fotografo questi piatti con una luce naturale bellissima chiacchiero con lui per conoscerlo e ve lo presento con le sue stesse parole, non potrei cambiare nulla, neppure la punteggiatura perchè mi sempre che renda veramente l’idea di com’è questo giovane cuoco che cucina bene
<<Nasco a Catania( città di mare) nel 1986,li rimango solo 3 anni per poi esser trasferito con la mia famiglia(per mancanza di lavoro dei miei genitori) a Milano,dove cresco e frequento le prime scuole d’obbligo….

copyright fiorella.macor

Ritratto di Danilo Vasta.

Durante la mia infanzia mi accorgo in varie vicessitudini di avere una certa curiosità nei confronti del cibo…..uno dei miei ricordi che mi porto dentro è la sveglia mattutina per osservare mio padre al lavoro in cucina per il pranzo domenicale…..

Detto questo da queste cose comincio sempre di più ad avvicinarmi a questo mondo fino ad sceglier di frequentare l’istituto alberghiero è così da intraprendere sempre più in maniera professionale questa strada….

con gli anni ho avuto la fortuna di frequentare e di conseguenza far esperienza in alcuni dei posti più rinomati di Milano…esperienze che mi hanno formato in maniera professionale trasmettendomi uno dei fattori fondamentali della cucina ” il rispetto  per il cibo”…….fattore che ho fatto sempre più mio durante gli anni!

Uno dei principali fattori che caratterizza la mia filosofia culinaria,forse il primo!!!
Nella mia cucina rientrano il rispetto,la genuinità,la semplicità,la stagionalità dei prodotti,la creatività e sopratutto l’istinto!
Nei miei piatti cerco di trovare il giusto equilibrio tra più elementi che possono creare un connubio completo ed entusiasmante al palato senza dimenticare la semplicità di quello che utilizzo.

In quest’ultima esperienza in corso ho cercato anche di avvicinarmi e valorizzare alcuni produttori del territorio con cui amo avere un rapporto diretto e di fiducia…..e cmq quest’ultimo garantire una sicurezza alimentare in quello che trasformo in cucina ….che oggi è la cosa fondamentale!!!>>

Porto San Rocco

In cucina con Chef Danilo

Aggiungo solo che ho spiato un po’ mentre cucinava e mi sa proprio che le sue parole siano vere. Apprezzo molto la cucina che predilige una certa naturalità nei prodotti, che è attenta anche al benessere fisico! Buon lavoro Danilo! (presto mi farà vedere cosa propone per l’aperitivo in bar magari con una nuotata in piscina)

Buon pranzo a tutti!

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Ambiente rustico per una cucina tradizionale di qualità: la Trattoria all’America.

Una sera con un’amica, dopo un aperitivo in Piazza Marconi a Muggia, abbiamo deciso di andare a mangiare qualcosa perchè non avevamo nessuna voglia di tornare a casa a cucinare. Prima abbiamo pensato ad una pizza ma poi la nostra scelta si è orientata sul pesce e abbiamo scelto la Trattoria all’America un po’ distante dal centro storico ma sempre a Muggia.

Piatto tipico: sardoni in savor

Si è rivelata proprio una scelta perfetta per una cenetta di chiacchiere senza troppa confusione in un ambiente rustico e famigliare.
La Trattoria all’ America si può considerare un luogo oramai storico di Muggia poiché esiste da oltre 50 anni ed è vicino alla mia Scuola Media Nazario Sauro in via D’Annunzio 52. Mi ricordo bene quando frequentavo le medie di qualche professore che faceva tappa per la merenda, uno in particolare che chiamavamo Cristoforo Colombo proprio perchè…aveva scoperto l’America!

Trattoria all’America, Muggia

Semplicità e gusto, così definirei quest trattoria. La gentilezza del suo personale ben si sposa con l’ambiente, ci si sente a proprio agio senza inutili orpelli che nascondo i sapori, i piatti sono abbondanti e un antipasto con primo o secondo sono sufficienti per saziarsi. Un dolce per finire con una buona grappa e si è proprio appagati!
Un piccolo neo, forse, è la mancanza di una cantina un pò più variegata, qualche vino un po’ più ricercato ci starebbe. Il vinello sfuso non è male e le grappe sono ottime.
Insomma…una bella serata che ripeterò molto volentieri magari seduta all’esterno nel piccolo giardino.
La consiglio a tutti quelli che amano i sapori nostrani, ai turisti che vogliono conoscere la nostra cucina tradizionale e a chi ha un buon appetito!

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Zucchero filato al mini Luna Park.

Qualche notizia sullo zucchero filato!Carnevale di Muggia

Ci sono numerose storie a proposito dell’invenzione dello zucchero filato. Ho dato un’occhiata su internet impostando la ricerca sul termine inglese originale, “cotton candy” e ne sono saltate fuori davvero tante. A quanto dicono nel sito che cito sotto, tutte queste storie sono interessanti ma nessuna di esse è definitiva.
Molti ne attribuiscono l’invenzione ad un uomo d’affari americano all’inizio del XX secolo. E la Louisiana Exposition del 1904 a St. Louis è citata come il luogo in cui il prodotto è stato per la prima volta presentato al pubblico.
La verità è che lo “spin sugar” era conosciuto già molto tempo prima di quella data: già a metà del XVIII secolo sia in Europa che in America lo zucchero filato veniva utilizzato come guarnizione per le confezioni pasquali con reti argentate o dorate di zucchero filato. A quell’epoca produrlo era decisamente costoso e laborioso e non era quindi alla portata di tutti. La sua produzione su larga scala è cominciata quando W.J. Morrison e J.C. Wharton (Nashville, TN) hanno brevettato la prima macchina elettrica nel 1897 facendo dello zucchero filato un prodotto a buon mercato che si è rapidamente diffuso. Il principio sul quale si basa il funzionamento di tale macchina è lo sfruttamento della forza centrifuga e il passaggio dello zucchero (inizialmente cristallizzato) su piastre calde con piccoli fori.

Carnevale di Muggia.

Sister si mangia lo zucchero filato nel piccolo luna park


“The Dictionary of American Food and Drink” riporta invece una storia differente: lo zucchero filato sarebbe nato nel 1900 al Ringling Bros. and Barnum & Baily Circus quando il venditore di snack Thomas Patton ha iniziato il processo di caramellizzazione dello zucchero facendolo genialmente passare sopra una fornello a gas con piastra rotante creando così il “cottony floss” come è stato inizialmente chiamato.

Uno dei modi per farlo in casa è questo:
Servono alcuni bastoncini lunghi 30 centimetri, di plastica oppure di legno, ad esempio quelli che si usano per fare gli spiedini.
Si mette in un pentolino lo zucchero ed il glucosio e poi si aggiungono pochissime gocce d’acqua, in modo da formare con lo zucchero una crema filante. Si mette ora lo zucchero sulla fiamma media. Lo zucchero inizierà a bollire; ogni tanto si prende un cucchiaio di legno, lo si immerge nello zucchero e si fa colare una goccia su un piano di marmo, poi si prende questa goccia con due dita dopo aver atteso qualche istante si prova ad allontanare le due dita; se si formerà un filo, allora lo zucchero sarà “cotto al filo”. Si continua a cuocerlo e dopo qualche attimo si rifà la prova della goccia. Alla seconda o terza prova si dovrebbe formare una pallina da porter forgiare. Quando allontanando le dita si formerà un filo che poi sembrerà diventare vetro, allora siamo arrivati alla mèta: zucchero cotto al caramello.
Si toglie il pentolino dal fuoco e si mette su una spianatoia. Si prende ora un bastoncino ed una forchetta. Dopo aver atteso che il caramello si sia intiepidito (ma attenzione che non si indurisca altrimenti diventerà in breve caramella) si immenge la forchetta nel pentolino e la si tira fuori: lo zucchero inizierà a colare ed allora è questo il momento di agitare la forchetta facendo in modo che i sottilissimi fili bianchi che si formano vadano a formare una matassa di “lana” sul bastoncino che teniamo nell’altra mano.
E’ chiaro che questo bel giochino funziona solo se saremmo stati così bravi e brave da cogliere il giusto punto di cottura dello zucchero.
Vogliamo lo zucchero filato color giallo? Usiamo il succo di limone al posto dell’acqua. Rosso? Succo d’arancia rossa oppure d’amarena…
Buon appetito e buon divertimento!